Matarrese: ''La partita a pranzo, questo il nuovo calcio''

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Fonte: La Repubblica

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  giovedì, 10 aprile 2008
 00:00
Presidente Matarrese, l´ha detto a suo fratello vescovo di Frascati che il prossimo anno volete giocare anche alla domenica all´ora di pranzo?
«No, non gliel'ho ancora detto. Non ho avuto il coraggio...».

Sorride Antonio Matarrese. Nel '76, a soli 36 anni, era deputato della Dc. Nell'82 presidente della Lega Calcio. Una volta di sé disse: «Il calcio sono io». Di sicuro si ricandida (a fine anno) per un altro quadriennio a capo della Confindustria del pallone. Di quello che accadrà in futuro, o almeno che lui spera che accada, ce lo spiega nel dettaglio.

Cominciamo, appunto, dal calcio-spezzatino: Platini è contrario, lo trova inumano.
«Ho letto: ma l'Uefa è stata la prima. Con la Champions e la Coppa Uefa gioca dal martedì al giovedì. E allora? Noi siamo obbligati».
 
Tempo fa lei ci disse, «siamo costretti dal dio denaro...».
«Confermo. Proprio così. Io devo portare risorse ai club. Dobbiamo avere un rapporto intelligente con le tv: noi abbiamo bisogno di loro, loro di noi».
 
Cosa possiamo aspettarci, quindi, dalla prossima stagione? Davvero una partita in più alla domenica a pranzo?
«Che problema ci sarebbe? A messa si può andare anche al sabato, o la domenica presto. Più probabile, comunque, che ci sia una partita al lunedì sera. Non abbiamo preso in considerazione invece l'ipotesi di una gara alle 18 della domenica, fra quelle delle 15 e il posticipo. Insomma, adesso le "finestre" sono tre (due anticipi al sabato e il posticipo domenicale, ndr). Il prossimo anno sarebbero una in più. Non inventiamo nulla: all'estero è così. Si sta anche studiando di giocare solo le ultime due giornate di campionato in contemporanea, e non quattro come adesso».

Ma quanto vale il calcio italiano in tv? Adesso è sugli 830 milioni di euro.
«Vale un miliardo di euro a stagione. Dal 2010 la Lega conterà di più perché i diritti saranno centralizzati e a trattare con le tv ci saremo noi, insieme con l'advisor che sarà scelto entro il 21 aprile. E con più soldi finirà anche la conflittualità fra i club di A e B».

E' vero che temete che Sky e Mediaset facciano cartello fra loro, bloccando il valore del calcio criptato?
«E come fanno? Noi potremmo sempre fare la tv della Lega Calcio... Una cosa è certa: la quota che spetta a noi dal criptato non è quella giusta».
 
E il calcio in chiaro?
«Un ricordo ormai. Anche se abbiamo iniziato a parlare anche con la Rai»

Ma all´estero il nostro calcio vale ancora poco.
«E' vero: non è possibile che valga un quarto in meno rispetto alla Premier League».
 
Ma loro sono più bravi, non per niente dominano la Champions.
«Noi non siamo in crisi: abbiamo un campionato bellissimo, che non ci fa dormire. In Coppa è stata solo un'annata storta: nessun dramma».

Ma gli stadi sono sempre mezzi vuoti: lei all´inizio di stagione sognava 2 milioni di spettatori in più. Dove sono?

«Ecco qui le cifre, me le dà fresche il direttore generale della Lega Calcio, Marco Brunelli: lo scorso anno la media-partita era 18.400 spettatori, ora è salita a 23.000. E questo significa che a fine anno, avremo un milione e 800.000 di tifosi in più. Non è il risultato che vogliamo. Dobbiamo migliorare gli stadi e abbassare i prezzi dei biglietti. Qualcosa però si sta muovendo. Ho avuto un incontro con Macalli, presidente della Lega di C: in futuro potremo davvero metterci ad un tavolo e discutere anche la riforma dei campionati. L'ideale? Una serie A a 18 squadre, una B a 20. Ci dobbiamo provare».
 
La violenza: è stata una battaglia dura.
«Di più, una battaglia feroce. Anche con il capo della polizia, Manganelli. Ma abbiamo fatto un grosso lavoro insieme, e possiamo dire con soddisfazione che stiamo educando la gente a rispettare le regole del vivere civile».
 
Si è pentito di quello che disse dopo il dramma Raciti? La frase era: «I morti del sistema calcistico purtroppo fanno parte di questo grandissimo movimento...».
«No, non mi sono pentito. Non c´era cinismo, altri la pensavano come me. Fui sentito da Borrelli: assolto totalmente».
 
Gli arbitri sono sempre sotto tiro: un´annata piena di polemiche.
«Sì, ma dopo questa prova atroce il prossimo anno saranno pronti. Più maturi. Io li difendo e li difenderò sempre».
 
Cosa c´è nel suo futuro? Ancora Lega Calcio o punta sulla Figc? O magari va all´estero?
«Lega Calcio. Devo completare l´opera, non posso lasciarla incompiuta adesso che con la rivoluzione dei diritti tv avremo un potere enorme».
 
Qualche presidente però vorrebbe Luca Pancalli.
«Non lo so. Rispettiamo Pancalli, e non mettiamolo nel gioco. Non è serio».
 
Quindi Giancarlo Abete può stare tranquillo: resterà lui in Federcalcio...
«Dipende da noi. Dalla Lega di Milano. Stavolta se vuole rimanere, dovrà per prima parlare con noi».
 
Fulvio Bianchi
per "La Repubblica"

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