Scontro in diretta fra elicotteri dei tg Usa, la guerra dell'audience fa 4 morti

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Fonte: La Repubblica

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Televisione
  domenica, 29 luglio 2007
 00:00
La preda era solo un ragazzo di 23 anni che aveva rubato un furgone, ma il suo inseguimento per le strade di Phoenix era la notizia più gustosa che l'Arizona offriva ieri pomeriggio.
 
Cosi gli elicotteri delle cinque stazioni televisive locali si sono subito alzati in volo, con a bordo un pilota che è anche il reporter e gestisce la telecamera e un fotografo, e si sono messi in caccia delle immagini migliori da mandare in diretta.
 
Ma nel momento clou, mentre l'inseguito abbandonava il camioncino per rubare un pick-up e sfuggiva per un pelo alla cattura, gli elicotteri dei canali KTVK e KNXV, alla ricerca dell'inquadratura più incisiva, si sono scontrati e sono precipitati schiantandosi nel giardino di una chiesa. Quattro i morti, i due piloti e i due fotografi. La scena delle fiamme e della colonna di fumo che si è alzata dal prato sono state subito riprese e mandate in diretta dalle altre emittenti, i cui elicotteri erano in ritardo ed erano rimasti indietro nell'inseguimento. Le trasmissioni dei primi due canali si sono interrotte mentre si sentiva il rumore del disastro e con le ultime parole del pilota — reporter di Knxv, Craig Smith, che ha fatto a tempo a gridare: «Oh, Jesus».
 
Ogni stazione locale, non più solo la Cnn, la Fox o la Nbc, ha il suo piccolo elicottero e per giustificarne i costi ci sono continue dirette, sul traffico, sull'arresto di uno spacciatore, su un incendio, il furto di una macchina. Negli Stati Uniti ci sono perfino canali dedicati, in cui si vedono solo gli inseguimenti e gli arresti della polizìa. La settimana scorsa, la cosa che faceva più impressione dopo lo scoppio della tubatura del vapore a New York era proprio il rumore e
il numero degli elicotteri delle televisioni che volteggiavano sulla colonna di fumo che si alzava sul centro di Manhattan. Gli elicotteri sono ormai il segnale della tragedia, della diretta, del dramma e dell'adrenalina.
 
Terry  Wirnmer, che insegna giornalismo all'Università dell'Arizona e ha nel suo curriculum un premio Pulitzer, sostiene che questo modo di fare giornalismo ha una data di nascita; domenica 17 giugno '94, inseguimento di O.J. Simpson sull'autostrada 405 a Los Angeles, trasmessa in diretta tv e vista da cento milioni di telespettatori. «Da quel momento tutto cambia, quello diventa il modello: nasce l'infoteintment, il giornalismo di intrattenimento. E' la televisione "24/7", cioè 24 ore al giorno per sette giorni la settimana e le spettatore diventa drogato delle esclusive, dei tormentoni e della diretta continua. Non è più informazione ma dramma continuo: è reality tv».
 
La storia di venerdì pomeriggio era una storia assolutamente minore, un banale furto con inseguimento, ma la presenza delle telecamere l'aveva già spettacolarizzata: per alcuni minuti si è visto il camioncino urtare altre auto a ripetizione, finire sul marciapiedi, tagliare gli incroci passando con il rosso e poi lo scoppio delle quattro gomme a cui i poliziotti avevano sparato. A quel punto il ragazzo si era fermato e aveva rubato un altro furgone costringendo il proprietario a scendere. Insomma in pochi istanti grazie all'immagine dall'alto gli spettatori a casa stavano guardando un film. Distratti dal loro ruolo di giornalisti — i piloti reporter devono anche controllare il video in cui vedono l'immagine che arriva ai telespettatori — i due velivoli si sono toccati e sono esplosi quando hanno toccato terra.
 
Christopher Jones, questo il nome dell'inseguito, nei frattempo si era barricato in una casa, dove è stato catturato da una squadra speciale e portato in ospedale a causa delle ferite riportate per i morsi dei cani della polizia. In nottata è stato trasferito in carcere e il capo delia polizia di Phoenix, Jack Harris, ha dichiarato alle telecamere che Jones potrebbe essere incriminato anche per il decesso dei quattro reporter televisivi: «Dobbiamo considerarlo responsabile per ogni morto di questa tragedia».
 
Mario Calabresi
per "La Repubblica"

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