Le emittenti locali tra presente e futuro

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Fonte: Tiv

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Televisione
  mercoledì, 01 agosto 2007
 00:00

Con il RadioTv Forum, la stagione dell'emittenza locale si è conclusa in bellezza, suggellata da una promessa: l'inserimento di un articolo 3-bis all'interno del ddl Gentiloni sul riassetto del sistema tv che includa una serie di disposizioni integrative, specifiche per il settore areale.

Ad assicurarne l'introduzione è lo stesso ministro delle Comunicazioni che, in occasione del convegno organizzato dall'associazione Aeranti-Corallo, ha rassicurato il settore sulle intenzioni del governo nel garantire «un futuro per i media che si muovono a livello locale».

A giudizio del ministro, con l'avvento del Dtt «non sarà la dimensione il parametro discriminante, quanto la capacità di innovare, la qualità dei contenuti e la ricettività rispetto alle esigenze del territorio».

Tre requisiti che dovrebbero giocare a vantaggio delle realtà territoriali, in un circolo virtuoso all'insegna del "giocai". Ma il condizionale è d'obbligo. Perché nella «traversata verso lo spegnimento dell'analogico e il passaggio al Dtt», come l'ha definita Gentiloni, occorrerà fare i conti con problemi vecchi e nuovi.

Vecchi, come i penalizzanti disequilibri in materia di adv, a vantaggio del duopolio; l'assenza di esclusive per la trasmissione delle televendite; la mancanza di canali ridondanti che non permettono la sperimentazione diurna del Dtt; i ritardi nell'erogazione dei contributi statali. Nuovi, come la crescente concorrenza svolta dalle sedi regionali Rai; la posizione delle locali nelle due aree all digital Sardegna e Valle d'Aosta, giudicata ancora marginale, e la delibera 109 del 2007 dell'Agcom che, secondo Aeranti-Corallo, impedisce nei fatti di fruire del 40% della capacità trasmissiva dei principali operatori.

La "traversata" digitale

Nella due giorni di lavori, polemiche, rivendicazioni e auspici si sono addensati soprattutto attorno a un grande tema: il Dtt. Lo switch off porta infatti con sé il tentativo di riordino del sistema audiovisivo, concretizzatosi nel ddl Gentiloni, e la conseguente speranza di un mercato più pluralistico, dove non ci siano soggetti di serie B.

«In questo processo di trasformazione è evidente l'importanza decisiva di un intervento legislativo che svincoli il mercato dalla logica duopolistica», commenta Marco Rossignoli, coordinatore di Aeranti-Corallo e presidente di Aeranti. In particolare, del ddl, Rossignoli apprezza «lo spirito, ossia l'obiettivo di contenere la raccolta di risorse pubblicitarie in capo a ciascun soggetto entro limiti idonei».

Questo, a giudizio dell'associazione, è lo storico tallone di Achille del settore areale, che non può contare né sull'esclusiva delle televendite, né su tetti di affollamento giornaliero, anziché orario, delle telepromozioni.

Due limitazioni che impediscono alla raccolta locale di superare i 400mila euro annui e che, allo stesso tempo, ostacolano lo sviluppo qualitativo di 580 imprese.

A queste due richieste, già avanzate l'anno scorso nella prima edizione del RadioTv Forum, se ne aggiunge una terza: Rossignoli invoca che il contenimento pubblicitario non sia circoscritto a Mediaset, ma coinvolga anche Rai

Rassicurante la risposta di Paolo Gentiloni: oltre a impegnarsi a introdurre il già citato articolo 3-bis, il ministro dichiara che «in vista dello switch off, il governo deve battersi per rafforzare il sevizio pubblico, ma questo non deve tradursi in ipotesi di disequilibrio regionale, a favore della Rai».

Inoltre, «il passaggio al digitale terrestre non deve comportare, nel corso ' della "traversata", una riduzione del numero deu"'equipaggio"». Il che rappresenta invece un timore diffuso tra i membri dell'associazione: la numerosità dei soggetti areali è un'anomalia tutta italiana.

E si teme che, complice la scarsa preparazione tecnologica degli operatori, lo switch off travolga molte di queste realtà. Il concetto è ribadito dallo stesso Rossignoli, che segnala la mancanza di canali ridondanti che, costringendo a una sperimentazione notturna, non consente alle emittenti di posizionarsi sul mercato digitale. In tal senso, l'accesso al 40% della capacità trasmissiva dei principali operatori avrebbe potuto rappresentare un'occasione di riscatto.

Ma così non è stato: «La recente delibera 109 del 2007 dell'Agcom ci esclude, nei fatti. Per questo, abbiamo fatto ricorso al Tar chiedendone l'annullamento». In materia di passaggio al Dtt, esiste anche un altro problema, evidenziato da Luca Balestrieri, vicepresidente RaiNet:

«Occorre un modello comune di sviluppo», spiega, «non possiamo fare un "modello Sardegna" che, applicato a Milano, non funzioni». Balestrieri ventila anche la possibilità di stilare un calendario che, elencando le prossime zone all digital, rassicuri sulla tempistica del processo.

«La conversione al Dtt», aggiunge, «diventerà davvero irreversibile quando coinvolgerà aree metropolitane, come Milano, Torino, Roma». Gli fa eco Maurizio Giunco, presidente di Frt: «Il tempo tra lo switch off e lo switch on deve essere breve. E non ha senso mantenere a lungo due sole regioni all digital».

Che aggiunge: «Esiste un problema collaterale, la tendenza delle piccole emittenti a diventare generaliste, sfruttando il fatto che Rai e Mediaset stanno sempre più optando per una programmazione 'macrotematica. Molte realtà comunali e provinciali, pur guardando al territorio, debordano in tematiche nazionali».

A parere di Giunco, questo trend penalizza il settore, che deve restare local: «Paradossalmente, la prima tv tematica è proprio quella locale, perché fin dalla nascita punta su una programmazione di nicchia, fortemente contestualizzata e targettizzata». Per il futuro, infine, resta prioritaria la razionalizzazione delle frequenze.

Contributi, questi sconosciuti

Sul settore non si staglia però solo l'ombra lunga del Dtt. Come è emerso al RadioTv Forum, anche i contributi statali e le provvidenze all'editoria rappresentano un'incognita da sciogliere.

Perché, se il governo con la nuova Finanziaria ha incrementato i contributi statali, questi tardano ad arrivare. «Occorre far funzionare i funzionari», sottolineano in coro al RadioForum Tv, la cui tavola rotonda sul tema si è aperta con uno slogan provocatorio: «Signori, non c'è una lira. E anche quando c'è, è difficile riscuoterla».

A rincuorare gli animi, è intervenuto Luigi Vimercati, sottosegretario alle Comunicazioni: «I problemi sono di natura squisitamente burocratica, non governativa: stiamo lavorando a una bozza che avvii un nuovo iter di procedimenti regolamentari. Inoltre abbiamo sbloccato i contributi per il 2006, che verranno erogati prima delle ferie estive. A breve pubblicheremo il bando 2007».

Concorde sull'imminente superamento dello stallo burocratico è Riccardo Franco Levi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all'editoria: «La futura nuova legge sull'editoria punterà a semplificare i criteri e l'iter burocratico per l'accesso ai contributi. Nel frattempo, abbiamo riorganizzato la struttura del nostro dipartimento e accorpato in un'unica sede le due esistenti».

Numerose le richieste avanzate da Rossignoli che, oltre a invocare lo snellimento dell'iter e lo scioglimento dei problemi interpretativi ancora irrisolti, chiede che i contenziosi regionali non abbiano un effetto domino sull'intero Paese. Il riferimento è al caso ligure: il contenzioso emerso in questa regione ha avuto ripercussioni nazionali, bloccando l'intero processo di erogazione.

Il presente viaggia on line

Le tv locali stanno scoprendo una nuova piattaforma, il web. Una realtà che coniuga alta visibilità e costi contenuti. A crederci è anche Txt Polymedia, che ha presentato una piattaforma di gestione e distribuzione video destinata alle locali. Con l'obiettivo di dare organicità alle frammentarie esperienze on line già abbracciate dai diversi operatori regionali.

La piattaforma, gestita da Txt, si concretizzerebbe in un portale web con il marchio dell'emittente. Due i modelli possibili di business: free basato sulla pubblicità, pay per view o pay to own.

Francesca Maria D'Angelo
per "Tivù"

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