Margherita Granbassi: dalla scherma alla tv il passo breve

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Fonte: Il Corriere della Sera

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Televisione
  sabato, 04 agosto 2007
 00:00
Ora che le vacanze, in Sardegna, le prime da single dopo anni da fidanzata, sono finite e sta per iniziare il ritiro per preparare i Mondiali di San Pietroburgo in ottobre, la pedana di gara comincia a starle un po’ stretta. Ecco perché Margherita Granbassi, triestina, 28 anni a settembre, campionessa del Mondo di fioretto e pin up della scherma italiana, sta pensando al futuro. In televisione, da giornalista sportiva. «Con Sky c’è stato un primo approccio, giusto per conoscerci. È stata una chiacchierata molto istruttiva, è la strada che vorrei intraprendere una volta abbandonata l’attività agonistica, non prima però di aver partecipato alle Olimpiadi di Pechino nel 2008».
 
Troppo bella Margherita per essere solo una campionessa, per giunta di uno sport che si definisce minore. L’hanno paragonata a Uma Thurman per il taglio degli occhi e i lineamenti del viso. «Mi hanno detto che assomiglio anche a Keira Knightley e Jennifer Lopez... magari». Scusi, di cosa si lamenta? «Niente, per carità. La bellezza conta, soprattutto fuori dall’ambito sportivo. Per una donna, sempre meglio un complimento che passare inosservata». Un rischio che Granbassi non corre. Anzi. Si è affidata a un agente «che cura la mia immagine» e ha già imparato a far fruttare la sua avvenenza. La pubblicità (è stata testimonial di una campagna Lancia, lo sarà in autunno per Nike), le prime sfilate di moda e anche qualche no agli show televisivi. «La Rai mi ha cercata per Notti sul ghiaccio, ma avrei dovuto sacrificare gli allenamenti. C’è stata anche una proposta per L’isola dei famosi, ma con i Mondiali alle porte la partecipazione non è stata possibile».
 
Il chiodo fisso è il giornalismo: «Penso di esserci portata». Vista l’opzione di Sky, Ilaria D’Amico deve preoccuparsi? «Di calcio non ne capisco molto, però preferisco Cristina Parodi, mi piace il suo stile. La D’Amico è molto brava ma di lei, più che per la sua competenza, si parla per la bellezza e per i vestiti che indossa. Non vorrei che mi accadesse la stessa cosa». Tesserata per il gruppo sportivo dei Carabinieri («Sono un milite a tutti gli effetti, ho fatto anche il corso»), da bambina Margherita Granbassi sognava di diventare come Lady Oscar, il personaggio dei cartoni animati. «In parte ho realizzato il sogno. Anche lei è un militare e se la cava piuttosto bene con la spada».
 
Il suo difetto più grande, quando combatte, «è non avere il sangue agli occhi. La competitività, il voler vincere a tutti costi è l’aspetto che meno mi piace del mio sport. Ci sono colleghi per i quali la vittoria è una questione di vita o di morte. Per me, la sconfitta è solo una sconfitta sportiva». Anche per questo nega che ci sia una rivalità extrasportiva con un’altra grande della scherma italiana, Valentina Vezzali: «Tra noi c’è solo sana rivalità sportiva. Fuori dalle gare abbiamo un buon rapporto». Sul sito Internet di Margherita c’è una foto che la ritrae con il leader di Alleanza Nazionale, Gianfranco Fini: «È l’unico uomo politico che ammiro ma non è una foto di propaganda. L’abbiamo fatta in occasione di una premiazione e ho deciso di metterla sul sito». Lei è di destra? «No, mi piace Fini, ma non sono di destra». Se le proponesse un ruolo politico? «Non accetterei, non me ne sono mai occupata, sarebbe stupido utilizzare dei risultati sportivi per raccogliere voti».
 
Per sedurre Margherita preferisce «un bell’abito con una profonda scollatura sulla schiena, penso la mia parte più sexy». Il problema sono gli uomini: «Mi colpisce lo sguardo e il modo di porsi di un uomo ma in giro ci sono troppi maleducati e le buone maniere sono ormai una rarità». Chi in lei vede già un Aldo Montano al femminile, dice, è fuori strada: «Ognuno è se stesso. Anch’io, come Aldo, voglio costruirmi una carriera al di fuori del nostro sport. Se potrò farlo in televisione, tanto meglio. Montano è diventato un grande personaggio che ha avvicinato molta gente alla scherma. Ecco, in questo mi piacerebbe assomigliare a lui».
 
Roberto Rizzo
per "Il Corriere della Sera"

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