Estate: niente di nuovo in Tv

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Fonte: L'Opinione

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Televisione
  martedì, 07 agosto 2007
 00:00
'La sai l'ultimissima?', le barzellette in replica estivaI ripetenti e i rimandati ci sono. Con buona pace del ministro Giuseppe Fioroni, in Italia c'è un esercito di ... telespettatori che d'estate è costretto a ripassare le materie televisive alle quali si è poco applicato durante l'inverno. Che piaccia o meno, la minestrina riscaldata è quella e basta, inutile dire che non tutti sono in ferie, molti lavorano anche in estate: i servizi come banche, ospedali eccetera non tirano giù la saracinesca. Quella l'hanno abbassata invece i negozi cosicché a chi resta in città non si offrono molte occasioni dì svago. Se poi la sveglia suona al mattino non si può certo tirare tardi a zonzo in cerca di un bar o di una gelateria. Che dire inoltre degli anziani (con badanti annesse) che passano l'estate a casa? Tutti irrimediabilmente costretti a sciropparsi repliche su repliche di programmi vecchi. Al meglio possono sperare in qualche insulsa manifestazione estiva (appannaggio soprattutto Rai pare di poter dire), mentre Mediaset quest'anno è un mortorio. 
 
Ma tanto chi se ne frega? Nessuno si cura dei dati d'ascolto estivi, tanto che analisti, giornali e siti internet sospendono le analisi fino al ritorno dalle (loro) vacanze. E così martellati da campagne pubblicitarie, tanto ripetitive quanto incessanti, fino alla nausea i teleutenti vagano a caccia di un programma che li distragga dalle zanzare. Invano.
 
Unica eccezione Rai Due che offre qualche scampolo di salvezza con telefilm come "Numbers". Dopodiché bisogna emigrare sul satellite per cuccare qualcosa di sopportabile. Fino all'anno scorso i direttori di rete approfittavano di questo periodo per lanciare qualche "ballon d'essai", testare qualche serie nuova o preparare il terreno per le semine con la ripresa di roba magari vecchia ma della quale era in arrivo qualche sequel o spin off. Invece quest'anno niente. Perché? Non ci stanno quattrini è quello che sussurrano i corridoi ormai deserti dì Cologno Monzese. Insomma fatti i bilanci e distribuiti i dividendi, è rimasto in cassa abbastanza da mettere in piedi i palinsesti del periodo caldo dell'anno, ma non è rimasto il becco di un quattrino per riempire le giornate estive se non gli infaticabili Amadeus e Mammuccari.

E, anche se i vertici del Biscione sperano che la legge si areni in Senato, la Gentiloni incombente non è certo un incentivo a investire sull'analogico. E come dar loro torto? La prospettiva di vedersi tagliare gli introiti derivanti dalla raccolta pubblicitaria rende comprensibilmente parsimoniosi a scucire i cordoni della borsa per spendere soldi "a fondo perduto".
 
Anzi si ha l'impressione che freni anche gli investimenti sul digitale terrestre. A ben guardare Mediaset sulla piattaforma digitale terrestre ha investito e molto, mentre la Rai è rimasta a baloccarsi en attendant che l'azionista di riferimento sganciasse un po' di quattrini per invogliare i vertici a pensare a qualcosa da sbattere su 'sto digitale terrestre che tanto arriverà (se arriverà) a babbo morto o. al più presto, alle calende greche. Quindi si devono essere detti a Roma, andiamoci piano. Risultato?
 
Adesso mentre, volenti o meno, a Cologno Monzese sono sotto schiaffo della Gentiloni, tutti si sono seduti. Un esempio? Poco più di un anno fa Mediaset aveva preannunciato l'avvento di nuove proposte sul Dtt, fra le quali, si era capito tra le righe del detto e non detto, anche un canale "all news". A distanza di un anno del progetto non sono pervenute più notizie. Sospeso? Annullato? Non si sa. Ma si sa che dopo aver ben studiato gli ascolti di Sky Tg 24 i vertici di Mediaset si sono chiesti se davvero valesse la pena investire un mare di quattrini in questo progetto. E la risposta che si è affacciata era: boh? Meglio continuare a stare sul sicuro con il calcio! Magari qualche "editore" si deciderà a misurarsi anche con il Dtt nel Belpaese, forse non sarà italiano come sperava il ministro Gentiloni, ma chissà, potrebbe essere europeo come Bertelsmann.
 
Alessandra Mieli
per "L'Opinione"

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