Tg 2007, fuga da gossip e politica

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Fonte: La Stampa

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Televisione
  lunedì, 20 agosto 2007
 00:00

Che la gente sia stanca della politica è vero solo in parte. E' stanca di quella raccontata: degli scaloni, dei tesoretti, dei panini… I picchi d'ascolto parlano chiaro: la gente apprezza la semplicità e la positività. Niente sangue, violenza, tette e culi». Designa come erede alla conduzione Filippo d'Acquarone «ha cultura, è distinto e rassicurante».

La Senette? «È ancora troppo acerba. Non ha le physique du rôle. Deve saper aspettare il suo turno».Titoli urlato, «allarme» o «scandalo», e lo share scende. Insisti sul botta e risposta, sul teatrino fra i politici, e la gente cambia canale. Esageri con sederi e seni nudi, e la credibilità irrimediabilmente evapora.

Le sensibilissime antenne dell'auditel ci stanno dando una chiara indicazione di quelle che sono le tendenze e i gusti del pubblico nel campo dell'informazione. Tutti umori che poi hanno una conseguenza diretta anche sul modo di fruire gli articoli sui giornali. La passata stagione non è stata semplice per la galassia dell'informazione televisiva.

Fatta salva la solida leadership del Tg1 di Gianni Riotta, alle 20 come alle 13.30, a risentire di un calo di ascolto sono state soprattutto le edizioni serali dei tg nel loro complesso (Rai, Mediaset, La 7 e Sky), che scontano oltre cinque punti di share sulla stagione precedente (fonte: rilevazioni centrale media OMD). A

tenere, e bene, sono invece le edizioni diurne, quelle consumate da casalinghe, studenti e anziani, che lasciano sul terreno appena due punti di share. «Ma non dimentichiamo che la stagione 2005/06 è stata eccezionale per l'informazione - spiega Isabella Rota, amministratore delegato di OMD - specialmente grazie al traino della campagna elettorale, che ha determinato una impennata dell'interesse del pubblico verso i temi politici».

Politica a parte, che evidentemente ha stancato, a colpire maggiormente è un dato per certi aspetti inatteso: sono infatti i bambini il target che più ha rinunciato a guardare i Tg. Sette punti percentuali in meno al giorno, sempre secondo il rapporto OMD. Addirittura -8 la sera.

Restano invece fedelissime all'informazione tv le donne, che addirittura incrementano dello 0,12 il loro share nelle edizione diurne. Il successo delle day news ovviamente si spiega facilmente: la politica occupa un posto ridotto del 50 per cento rispetto ai notiziari serali, mentre a dominare le scalette sono i fatti di cronaca, la salute, il costume, la moda. Così l'auditel è premiante.

Ad esempio il Tg3 delle 12 sfiora punte del 18 per cento. Studio Aperto rasenta il 20 per cento di share. Il Tg4 supera stabilmente la soglia del 10 per cento. Mentre il Tg di La 7, guidato da Antonello Piroso, nonostante sia stato un anno generalmente di magra per tutti, raggiunge spesso i 400mila spettatori.

Altra notazione interessante: la fuga dalla politica non coincide affatto con l'amore per il frivolo, anzi. L'analisi del minuto per minuto dimostra proprio che le inchieste sul caro vita superano in termini di interesse i servizi sulle feste sarde di Flavio Briatore. Picchi di audience nei telegiornali si sono registrati in servizi/denuncia sulle disfunzioni croniche delle ferrovie, sull'inquinamento delle grandi città, sul tempo impazzito, sulla sicurezza.

Certo, Fabrizio Corona ha spinto in alto gli ascolti di Matrix, ma consumato il «fenomeno», l'audience delle successive comparsate tv si è rapidamente e inesorabilmente sgonfiato. Insomma il dato saliente che esce fuori dal rapporto OMD è quello di un'Italia che chiede più concretezza, meno chiacchiericcio e meno autoreferenzialità. Un segnale che gli operatori dell'informazione hanno saputo cogliere, ma che i politici continuano ad ignorare.

Klaus Davi
per "La Stampa"

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