Comici in fuga dalla tv, il video una trappola, il teatro non tradisce

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Fonte: Il Corriere della Sera

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Televisione
  giovedì, 04 ottobre 2007
 00:00
Se fossimo da Marzullo, ci chiederemmo: «La tv aiuta il teatro o il teatro aiuta la tv?». Lasciamo il quesito insoluto, per ora. Quel che accade, di questi tempi, è invece assai chiaro: i comici fuggono, snobbano, abbandonano la televisione (ma ci tornano, di tanto in tanto), trovando rifugio e gratificazione personale nei teatri, negli spettacoli dal vivo siano essi in un'arena, in un palazzetto, in un tempio della lirica.

Una tendenza che accomuna artisti molto diversi tra loro, con storie differenti e vissuti variegati: Paolo Rossi (dopo «Scatafascio » nel '98 non ha più avuto un suo programma- tv. È presente da Fazio come ospite fisso, ma negli ultimi anni ha privilegiato i tour teatrali); Panariello, Fiorello, Albanese, Teocoli (dopo il flop di «Colpo di genio » non ha più voglia di fare tv, a parte la presenza alla «Domenica sportiva » più da tifoso e continua a mietere successi in tutte le città d'Italia con il suo show), la Cortellesi, Aldo Giovanni e Giacomo. Per fare solo alcuni esempi. Senza contare gli antesignani di questo fenomeno, veri casi a sé: Roberto Benigni e Beppe Grillo. Per anni scomparsi dal video e acclamati nelle piazze come degli idoli. C'è stato un tempo in cui dopo lunghe e faticose gavette nei cabaret, l'approdo in tv costituiva il suggello di una vita artistica. Arrivare al varietà — magari del sabato sera, magari di Raiuno — significava popolarità, ascolti oceanici, soldi.

Oggi non è più così - La televisione è diventata un passaggio, una tappa, per qualcuno addirittura — invertendo così i tempi — un trampolino di lancio per poi buttarsi in percorsi professionali diversi. Giunti al successo, la si abbandona. Poi ci si torna: solo se supplicati. Per poi risparire. Perché oggi il vero prestigio lo dà il teatro. Poter dire: «sold out» (tutto esaurito) regala un infinito spessore artistico. Non è un caso che in questi giorni, due dei più popolari artisti della televisione, seppur assai diversi tra loro, siano sul palco (e lontani dal video da tempo). Il travolgente Fiorello chiude domani all'Arena di Verona un tour di grande successo durato tre anni; ieri sera Panariello ha ripreso la tournée che lo porterà la settimana prossima al Sistina di Roma e a novembre allo Smeraldo di Milano. «Faccio del mio meglio» è il titolo dello spettacolo, un po' rinnovato rispetto alla prima edizione, che il comico toscano ha portato in giro per paesi e cittadine. Il classico «one man show»: Giorgio in scena — accompagnato da un pianista, Dino Mancino, e con un grande schermo dal quale entrano ed escono alcuni fra i suoi personaggi più popolari (Renato Zero, Naomo) —, parla di società, tv, amore, telefonini.

Il pubblico ha gradito. E Giorgio è rinato: perché l'ultima sua volta in televisione (a parte qualche ospitata) è stata il Festival di Sanremo 2006: ascolti assai deludenti, conduzione non riuscita. Crisi. La decisione di trovare linfa altrove. Chi non ha mai smesso di essere «richiamato» è Fiorello. Ponti d'oro pronti per lui a Raiuno. Suppliche. Ma lui niente. Ultimo show televisivo: «Stasera pago io...Revolution » nel 2004, poi l'«addio» al piccolo schermo. Fiorello ripete spesso, a chi gli chiede perché non torna in tv: «Perché dovrei? Mi diverto con la radio, è meno stressante. Poi ho la pubblicità, le ospitate, le mie incursioni. Chi me lo fa fare? E il tour che mi dà grande soddisfazione». E in effetti soddisfazioni ne ha avute molte da «Volevo fare il ballerino... E non solo! », lo show che domani sera chiude il tour con oltre 90 date, tutto esaurito in ogni tappa, centinaia di migliaia di spettatori: e dire che lui può raccogliere 10 milioni in una sola sera in tv.

Ma è un'altra cosa. Le code fuori ai botteghini, i biglietti introvabili, il palcoscenico vivo, con la gente che ti aspetta e ti acclama. Giampiero Solari, autore e regista di entrambi (sia in teatro sia in televisione), uomo di teatro che ha lavorato anni con Paolo Rossi, firmando le regie dei suoi spettacoli, ma pure quelle di Albanese e Cortellesi, riflette: «Il teatro ti permette di provare molto, di verificare, rinfresca il tuo rapporto con il pubblico. Portare questo metodo di lavoro in tv funziona». Perché poi «fuggono»? «Perché non hanno quella libertà e autonomia che dà il teatro. Tutto viene falsato da auditel, ansia, gradimento». Infine una considerazione che si sposa bene con i nostri tempi: «La tv tende a fare formati, a standardizzare. Il teatro non è formattizzabile. Mai». 

Maria Volpe
per "Il Corriere della Sera"

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