Mastella spara a zero: 'Sono costante bersaglio di AnnoZero'

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Fonte: Adnkronos

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Televisione
  venerdì, 05 ottobre 2007
 00:00
Clemente Mastella passa al contrattacco all'indomani della trasmissione tv dedicata al caso De Magistris, sul cui trasferimento il Csm deciderà lunedì. Riunisce la stampa e spara a zero su 'Annozero'. E' solo l'esordio del suo discorso di fronte ai giornalisti in cui afferma di essere minacciato e "bersaglio costante" del programma condotto da Michele Santoro. "Io non ho visto la trasmissione", afferma il Guardasigilli riferendosi anche all'intervista apparsa oggi sul "Corriere della Sera" dove il ministro definisce Annozero "un linciaggio", aggiungendo poi che "questo non è giornalismo, non è servizio pubblico. E questi signori sono il Ku Klux Klan dell'informazione italiana".

E in fondo le parole apparse sulla stampa non contraddicono le dichiarazioni di oggi: "Chiederò al ministro degli Interni di vedere la tutela più adatta a me'', dice il leader dell'Udeur secondo il quale "ci sono delle regole da rispettare". E precisa: "Io non ho mai chiesto censure, vengo dall'ideologia cattolica, che è pluralista", ma se il cda Rai non dà delle regole di comportamento "attiveremo strumenti parlamentari per sfiduciare questo consiglio di amministrazione. Presenteremo una mozione di sfiducia al Senato contro questo Cda Rai".

Poi il ministro entra nel vivo delle dichiarazioni pronunciate dalla Forleo in tv. "Sono stato io a fare piazza pulita nell'inchiesta sulle toghe lucane, ordinando il trasferimento di vari magistrati. L'ho fatto io perché bisogna fare piazza pulita dei magistrati che non vanno". Questa la replica del Guardasigilli al gip di Milano della quale poi dice: "Lei è un magistrato, non la magistratura".

E ancora: "Alla Forleo, che dichiara che con il mio governo è avvenuta la separazione delle carriere, vorrei replicare che io non la volevo e che i penalisti che si sono battuti per averla in un convegno a Milano mi hanno 'sculacciato'".

Quanto all'intervista rilasciata da De Magistris, Mastella dice: "E' giusto a tre giorni dalla decisione della sezione disciplinare del Csm sul suo trasferimento, che De Magistris parli in tv? Mi dispiace, non è un buon metodo. Questa mi appare un'intimidazione al Csm che deve giudicarlo".

E sulla cittadinanza calabrese pro De Magistris fa osservare: "Quando io ho avuto l'avviso di garanzia nella vicenda del Calcio Napoli non ho chiamato a raccolta tutti i tifosi. E' la prova che i processi non si fanno in piazza".

Non finisce qui. Mastella coglie l'occasione anche di attaccare giornali e giornalisti, ovvero il settimanale 'L'Espresso' e il servizio che lo tira in causa sul caso Catanzaro. "Caro Rocca -dice rivolgendosi direttamente all'autore del servizio -, se ha ragione mi dimetto da deputato ma se ho ragione io lei si dimette da giornalista". Poi conclude: "Mi dispiace che 'L'Espresso' dovrà pagare qualche miliarduccio di danni perché io non c'entro con quanto scritto".

Mastella non risparmia nemmeno Marco Travaglio. ''Voglio fare outing a beneficio del giornalista Travaglio, sono iscritto ad una loggia massonica con il numero di tessera 52947. Sì sono massone e nella loggia dove sono iscritto mi hanno insegnato a rispettare gli altri e a credere nella democrazia'', dice ironico il ministro precisando subito dopo che sta scherzando. ''5 febbraio 1947 è la mia data di nascita -afferma ridendo- perché in massoneria non esistono tessere''. E conclude: "Travaglio scrive più di quanto pensi, i suoi articoli sono sparsi tra l'Unità, Anna e interventi in Rai''.

Nessuna controreplica al momento da parte di Clementina Forleo che si chiude nel silenzio e a chi la contatta si limita a rispondere: "No comment".

Chi invece interviene nel dibattito oggi è il presidente del Consiglio Romano Prodi. "Ho letto i resoconti sulla trasmissione di 'Annozero' di ieri sera - dice -. Mi sembra che non vi si possa riscontrare nulla della serietà, della professionalità e della appropriatezza che dovrebbe avere una trasmissione che riguarda la giustizia".

Poco dopo il premier precisa a quanti abbiano scambiato una semplice critica a una trasmissione televisiva per un attentato alla libertà: "Nessuno ha pensato mai a restringere la libertà o limitare una trasmissione, anzi benvengano anche le osservazioni e le critiche". Ma ribadisce: "Io credo che la trasmissione non avesse le doti di concretezza, equilibrio e serenità che deve avere una trasmissione che riguarda i problemi della giustizia".

"E' stata una trasmissione a senso unico". Così il presidente del Senato Franco Marini che non usa mezzi termini per criticare la puntata di ieri di 'Anno zero'. ''Mi riferisco all'organizzazione, alla platea, ai vari interventi. L'unica voce diversa era quella del sottosegretario Scotti, spesso interrotta'', ha sottolineato la seconda carica dello Stato che ha espresso solidarietà a Mastella. Marini denuncia quindi la mancanza di "dialettica più approfondita sui contenuti. Questo è mancato. Io sono consapevole che il vostro mestiere e il vostro ruolo - dice rivolto ai giornalisti - libera stampa e la libera comunicazione sono uno dei cardini della nostra democrazia. Pero', la completezza è fondamentale. E' un'assoluta necessità fare un confronto sui contenuti".

Dopo le dichiarazioni di Mastella, il movimento antimafia dei giovani di Locri 'E adesso ammazzateci tutti' chiede le sue dimissioni. "A questo punto - si legge in un comunicato - chiediamo ufficialmente al Ministro Mastella di rassegnare le proprie dimissioni, oppure saremo noi a trarne le estreme conseguenze consegnando direttamente nelle mani del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, assieme alle decine di migliaia di firme a sostegno del Pm Luigi De Magistris, i nostri certificati elettorali e lo storico striscione 'E adesso ammazzateci tutti'". "Ci affidiamo al suo ruolo di primo garante della Costituzione, rivolgendoci al contempo anche al Presidente emerito Ciampi: siete il nostro ultimo riferimento - conclude la nota - e la nostra speranza in una situazione ormai insopportabile per l'onore e la dignità della storia dell'Italia Repubblicana e dei suoi figli morti per servirla".

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