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Alleanza Mediaset-Sky contro nonna Rai?

• 6 min lettura
Fonte: La Stampa | Condividi 📲

Mediaset-Sky contro nonna RaiNo, l'annunciatrice di Raiuno non dirà proprio così, ma quasi: «Signore e signori, sta per andare in onda il kolossal-metafora del mercato italiano della tv: Guerra e pace».
Tutti noi ci illudiamo che ci sia uno scontro, e ogni mattina in teoria arriva dall'Auditel il bollettino di guerra. Programmi, reti, personaggi, piattaforme, telefilm, produzioni, divi... In pratica, sotto le ceneri cova da mesi la pace.
Coincidenza vuole che sia più o meno da quando la Rai sta facendo montare al massimo l'attesa per la nuova fiction della Lux Vide di Matilde e Luca Bernabei. Un lancio clamoroso: ci si può leggere, volendo, anche una sorta di duplice richiamo dell'inconscio.
Un Tolstoi da 44 milioni
Il primo campanello che suona è: povero Tolstoi! La famiglia Bernabei sforna a raffica dei tali polpettoni sulla Bibbia, sui Santi e sui Papi, vedi l'ultima soap-opera francescana, che varrebbe la pena di essere lassù, nello spirito inquieto del nobile Lev Nicolaevic.
Sarà l'ennesimo kolossal per il pubblico della tv tradizionale, spietatamente rappresentato in una battuta di Antonio Ricci, «solo di vecchi o disperati»? Un po' di garanzie vengono dai nomi degli sceneggiatori e soprattutto dal costo colossale dell'operazione, che qualcuno ha cercato di ricostruire, e ammonterebbe alla cifra record di 44 milioni di euro.
Riuscirà almeno questo prodotto vetrina ad allargare il pubblico Rai, incidendo di più sul cosiddetto target commerciale, e in particolare sui giovani? I «bamboccioni» d'Italia di certo la sera non si sdraiano sul divano a piangere con la nonna sulle fiction Lux Vide.
La grande spartizione
Ma quel che interessa ancora di più è capire che cosa ci sia davvero dietro alla metafora Guerra e pace. La guerra sembrava essersi spostata sul mercato della produzione, ma è stato un lampo.
Persino l'acquisto da parte di Mediaset del grande produttore indipendente Endemol (ovvero del Grande fratello, dei pacchi di Affari tuoi, di Che Tempo che Fazio e delle Invasioni Bignardiche) aldilà dell'indignazione del momento non ha prodotto granchè. Alla fine ha coraggiosamente alzato i tacchi solo Lucia Annunziata, il cui In ½ ora era peraltro prodotto da una controllata Palomar.
Endemol ha perso, è vero, qualche spazio nei palinsesti. Ma in compenso il fondatore Marco Bassetti (che impiantò l'azienda con la moglie Stefania Craxi e in casa Berlusconi è entrato col suocero Bettino) è balzato alla guida dell'intero gruppo mondiale creato dall'olandese Jon de Mol: ormai se ne sta in quel di Hilversum, Olanda, e la mattina se ne va pure a fare jogging lungo i canali affianco ai mulini.
Magnolia-Rai?
In Rai si sente in giro un sempre più intenso odore di Magnolia. Del resto, Giorgio Gori riesce a fare miracoli: si è ripreso da Raiuno Simona Ventura e L'Isola dei famosi alla faccia del presidente Petruccioli, controlla persino due-tre programmi per volta. Capace e abile anche nella scelta dei collaboratori, Gori ora è anche lui un manager, su cui ha puntato la De Agostini, che potrebbe essere l'unico nuovo possibile attore sul mercato italiano.
Prossima mossa della De Agostini - e qui torniamo a Guerra e pace - è l'acquisto della Tao Due, una sorta di Lux Vide all'incontrario: tanto l'invincibile armata di Bernabei fa una tv tradizionalista per Raiuno, quanto la casa di produzione di Valsecchi è specializzata in prodotti più freschi per Canale 5 (da Distretto di polizia in giù).
La strategia della multinazionale made in Novara è prepararsi per l'eventuale privatizzazione di un canale Rai, già contando sulle varie Magnolia, Mikado, TaoDue che potrebbero rifornire una rete con programmi adatti a target giovanili. Ma nessuno vuole davvero privatizzare la tv pubblica.
Il Cucuzza espiatore
Puntualmente, ogni tanto qualcuno lancia l'allarme conti in viale Mazzini, ed ecco scattare la forbice dei tagli. I precedenti parlano chiaro: il direttore generale che ha operato il più duro taglio dopo i Professori, è stato Agostino Saccà, forte dell'investitura politica berlusconiana e di un rapporto personale di stima con il presidente Mediaset Fedele Confalonieri.
Tornando ai giorni nostri, da viale Mazzini subito dopo l'estate è partita una spasmodica rincorsa delle migliaia di collaboratori. Oltre ai senza partito e ai senza famiglia, ha pagato dazio anche qualche Vip. Si dice che Luca Giurato si sia ritirato in uno spazio più ristretto per questo. Si mormora che Michele Cucuzza ci abbia rimesso parecchio: i cattivi lo chiamano «il caprone espiatore» perché certo una Simona Ventura - di nuovo in predicato per un varietà su Raiuno nel 2008 - le uniche forbici che vede sono quelle della sartoria.
Per prendere un altro esempio, il grande evento di Raiuno del Dante Benigni Show sarà fornito da Lucio Presta, che aveva talmente berlusconizzato la sua scuderia, da Bonolis alla Perego, che fino a ieri si parlava di MediaPrest. Ora le voci danno addirittura un Amadeus di ritorno in Rai, il che sa tanto di togliere le castagne dal fuoco a Canale 5.
L'alleanza digitale

Ma, nel languore della tv generalista italiana, condannata a una delle più insulse stagioni che si ricordino, bisogna fare molta attenzione alla scena del digitale, terrestre e non. E qui la prima notizia viene da un curioso silenzio: sembra terminata la battaglia sugli ascolti di Sky. E' vero che si è chiuso ormai il capitolo delle grande illusioni di una vera comparazione.
Un successo satellitare, come l'esordio su Fox della nuova serie di Lost, vale 500mila spettatori, contro i 5 milioni di un Dr House su Italia 1. Tanto i numeri che contano, aldilà dei nanoshare, sono quelli dei 6 milioni di abbonati paganti e della pubblicità, che non insidia troppo Mediaset ma è comunque pingue e sempre bene avviata.

Il pacchetto giallo

Si sa che con un blitz a sorpresa, alla vigilia delle vacanze, Mediaset ha sfilato dal mercato americano un consistente pacchetto di programmi, con alcune nuove serie di grande impatto: il poliziesco Life , che qualcuno si spinge a considerare l'anti-DrHouse, e il nuovo Sex and The City versione «Manhattan bloggers», intitolato Gossip girl. Parliamo dunque dei prodotti di punta che majors come Universal e Warner forniscono alle tv americane per mantenere insediamento sul target commerciale e per riprendersi un po' di pubblico giovanile. Mediaset ha comprato tutti i diritti per il mercato italiano, tutti, lasciando di sasso quelli di Sky. Si pensava a un vero e proprio primo atto di un'ipotetica terza guerra mediale italiana, che avrebbe visto lo scontro diretto tra Mediaset Premium e Sky. E invece, in gran segreto, fervono le trattative.
Lo spettro del «Simulcast»
Mediaset girerà semplicemente il pacchetto di programmi a Sky, o nasceranno addirittura i primi nuovi canali misti che si potranno acquistare da entrambi i colossi? Con prime visioni di programmi forti e mirati a certi target, questi veri e propri nuovi «canali MediaSky» potrebbero andare in simul-cast, come si dice in gergo, cioè contemporaneamente sul digitale terrestre di Mediaset e nel pacchetto satellitare di Sky.
E la domanda inevitabile è: ma che fine farà la cara vecchia Rai? e Raisat oraè affidata al maquillage di un artista situazionista del palinsesto come Carlo Freccero: ma non contando su grandi risorse, come può competere per davvero? Sul digitale terrestre i canali Rai raccolgono percentuali da farina: 0,00 spettatori. Ecco, se poi si guarda al pubblico generalista, mamma Rai è pure già «nonna Rai». Così questo Guerra e pace, e quello che matura dietro le quinte della tv, rischia di essere l'ultima gloriosa sconfitta.

Paolo Martini
per "La Stampa"

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