Celentano e Bonolis la riscossa di Rai Uno

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Fonte: La Stampa

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Televisione
  giovedì, 01 novembre 2007
 00:00

BonolisAltro che piani editoriali e industriali. Con la sparata a mezzo stampa fatta ieri da Fabrizio Del Noce per riportare a casa nientemeno che il transfuga Paolo Bonolis si aprono gli ultimi grandi giochi sulla tv di Stato.

E mentre il direttore di Raiuno incontrava l'agente Lucio Presta con il mandato politico evidente di resistere, sull'altro fronte si celebrava un piccolo convegno, sempre a Roma, con la pur nobile causa "della bella televisione".

E subito è apparso l'autunno sul color verde vivo del nuovo partito democratico. Perlomeno alla Rai. Nonostante il partito democratico, e nonostante la chiamata alle armi da parte di un personaggio come Giovanni Minoli, alla fine non si è visto nemmeno Renzo Arbore, che pure era l'illustre firmatario dell'appello. Per dire di un altro manager Rai molto nelle grazie del nuovo partito, Giovanna Milella c'era sì al tavolo del consesso democratico-unionista, ma proprio mentre il suo Palcoscenico subiva lo smacco dell'esordio su La 7 di Marco Paolini con un evento culturale esemplare come Il sergente da Rigoni Stern.

Insomma, non c'erano i grandi del teatro civile e nemmeno i comici delle generazioni Dandini, ma soprattutto non c'era quasi nessuno di quelli che, se si facesse un sondaggio tra i 3 milioni e rotti di elettori del Pd alle primarie, risulterebbero i volti simbolo della cosiddetta "bella tv" democratica di oggi.

Fabio Fazio, per citare il capofila, non si è degnato di firmare l'appello e da Milano non si è scomodato nemmeno Loris Mazzetti, il capostruttura di Che tempo che fa. E dire che Mazzetti è uno non mancava mai nei convegni di Articolo 21, al fianco delle battaglie anticensura di Beppe Giulietti, anche per perorare la causa del suo maestro Enzo Biagi. Mazzetti in questi giorni è fresco autore di un denso volume dal titolo Il Libro Nero della Rai.

Non è solo una ricostruzione accurata degli anni bui, ma tempestivamente segna proprio il termometro della situazione dietro le quinte della tv. La verità è che malumore e delusione serpeggiano, eccome, sulla prospettiva di un'imminente lenzuolata di nomine Rai del centrosinistra e sull'approccio quantomeno soft al problema di Prodi, Veltroni and Co. alla televisione pubblica.

Ma che c'entrano Bonolis e Del Noce? Dalle parti di Fazio e dintorni viene vista molto male l'idea che finisca fuorigioco dall'operatività di una rete Paolo Ruffini, attuale direttore Raitre candidato a una vicedirezione generale. Molti puntano da mesi all'ipotesi di un trasferimento a Raiuno dello stesso Ruffini o perlomeno delle punte di diamante della sua squadra, da Fazio stesso a Giovanni Floris e Milena Gabanelli.

L'ipotesi che il centrodestra si attesti invece sull'ultima trincea di Del Noce, e soprattutto l'attivismo dello stesso direttore in questi giorni, che vanta il successo dei ritorni di Celentano e Benigni, taglia definitivamente fuori Fazio and Co., soprattutto se la trattativa per Bonolis si chiuderà rapidamente, (Mediaset però assicura di avere un’opzione sul conduttore fino al 2010 ed è intenzionata a farla valere).

Ma oltre allo scacchiere dei palinsesti, è la questione di fondo della rifondazione del servizio pubblico che infuoca gli animi e che il racconto minuzioso e militante di un protagonista come Mazzetti nel suo Libro Nero riapre coraggiosamente. Può una televisione pubblica appena sopravvissuta ad una stagione di censure, vivere di programmi commerciali o di forte amoralità sociale? Quello che è straordinario è l'idea che ci possa essere ancora tanta passione intorno alla Rai, perlomeno tra coloro che fanno parte, come Mazzetti, delle generazioni dei figli della prima grande tv, e che non si rassegnano a tacere.

Fabio Martini
per "La Stampa"

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