Paolo Bassetti (Endemol): La tv di domani Ŕ pi¨ snella e in 'format'

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Fonte: Famiglia Cristiana

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Televisione
  venerd├Č, 23 novembre 2007
 00:00

Paolo Bassetti (Endemol)Cos'hanno in comune programmi come II Grande Fratello, La prova del cuoco, Affari tuoi, Chi vuol essere milionario, Che tempo che fa o Le invasioni barbariche? Sono tutti ideati dal gigante internazionale Endemol, la società di produzione indipendente di programmi tv entrata recentemente nell'orbita dell'impero Mediaset, con la sua collezione di 1.400 titoli.

Paolo Bassetti, 44 anni, a capo di Endemol Italia, assicura che nella "fabbrica dei format" si andr├â┬á avanti come prima e spiega il senso dell'acquisizione: ├é┬źEndemol ├â┬Ę un'azienda di respiro internazionale e per iMediaset rappresenta sicuramente un'opportunit├â┬á interessante per tanti motivi: diversificare il business, sfruttare le sinergie per la convergenza. Inoltre Endemol ├â┬Ę anche una societ├â┬á che produce utili├é┬╗.

- Però in teoria ora Mediaset può scegliere i programmi migliori e vigilare sui concorrenti. Per voi cosa cambia?
├é┬źAl momento nulla. Come condizione dell'accordo siamo stati i primi a chiedere un'assoluta indipendenza e abbiamo avuto in merito garanzie precise. L'ipotesi che lei espone non esiste. Ovvio che chiederemo a Mediaset uno spazio di sperimentazione per i nostri programmi├é┬╗.

- Mediaset risparmierà sui format..
├é┬źBeh, noi cercheremo di farglieli pagare di pi├â┬╣...├é┬╗.

- I format sono uguali in tutto il mondo. I McDonald's della Tv, si dice...
├é┬źL'anima "globale" per funzionare deve sempre avere un'anima locale. I format di solito quando nascono in America e in Inghilterra hanno vantaggi maggiori rispetto agli altri Paesi, quando poi vengono esportati il pi├â┬╣ delle volte vengono riadattati. Negli Usa Affari tuoi ├â┬Ę un programma di valigie e majorettes molto diverso da quello nostrano. Noi l'abbiamo cambiato parecchio mettendo i pacchi al posto delle valigie, le regioni, e dietro ogni regione un personaggio├é┬╗.

- Perch├â┬ę, ci si chiede in Rai, comprare format da Endemol? In Rai idee e professionalit├â┬á non mancano di certo...
├é┬źDobbiamo distinguere tra un'idea e un format. Un'idea ├â┬Ę semplicemente un'intuizione, un format ├â┬Ę qualcosa di molto pi├â┬╣ strutturato. Prendiamo La prova del cuoco. Magari nella cineteca Rai c'├â┬Ę uno spezzone di un programma in cui si assiste a una gara tra cuochi. Ma un programma basato su un format ├â┬Ę un'altra cosa. In un'intervista a Famiglia Cristiana Giovanni Minoli racconta di aver prodotto Davvero, la docu-fiction su alcuni ragazzi di Bologna che vivono in un appartamento, con la quale, oggettivamente, aveva anticipato i tempi qualche anno prima del Grande Fratello. Ma allora perch├â┬ę Grande Fratello ├â┬Ę diventato un caso mondiale e Davvero no? Perch├â┬ę l'idea non basta: bisogna valutare la completezza del programma, il suo successo dipende da com'├â┬Ę strutturato, da come sono stati messi in sequenza gli eventi, dai meccanismi, e via dicendo. Il format ├â┬Ę uno schema originale e compiuto di un'opera audiovisiva. Lo stesso vale per La prova del cuoco, non basta dire: facciamo una gara tra due chef. Bisogna vedere anche le sequenze, il meccanismo del gioco, il contesto scenografico, il minutaggio e tante altre cose...├é┬╗.

- Pensa che in Rai ci siano più idee che format?
├é┬źNo, assolutamente. Io penso che in Rai non debba mancare la capacit├â┬á di produrre, ma penso anche che non debba vedere i produttori esterni come degli antagonisti. In Rai ci sono delle professionalit├â┬á molto capaci. L'azienda deve appropriarsi di quella parte di produzione pi├â┬╣ legata all'approfondimento, ai programmi culturali, alle seconde serate. Mentre la parte legata all'intrattenimento e alla fiction ├â┬Ę giusto che venga prodotta e sviluppata anche da produttori esterni. Nessuna Tv pu├â┬▓ prescindere dal supporto della produzione esterna se vuol essere competitiva├é┬╗.

- Insomma, lei propone una sorta di patto: alle società di produzione indipendenti la prima serata, alla produzione Rai la seconda...
├é┬źNon ├â┬Ę cos├â┬Č. Si possono fare programmi culturali e di approfondimento anche in prima serata. Direi piuttosto che bisognerebbe riflettere sul fatto che questo genere di trasmissioni dovrebbe essere finanziato dal canone mentre i programmi pi├â┬╣ commerciali dalla pubblicit├â┬á. ├â┬ł inutile negarlo: la Rai con il solo canone non riesce a mantenersi. ├â┬ł vittima di un paradosso: se si mette a fare programmi culturali e televisione di servizio, viene accusata di lasciare campo libero a Mediaset, se invece si mette a fare Tv commerciale con quiz, pacchi e quant'altro, allora si dice che non fa televisione di servizio├é┬╗.

- Secondo lei come se ne esce?
├é┬źCome ho detto, con una distinzione per genere attraverso i canali. Un po' come ├â┬Ę successo in Inghilterra, dove la Bbc ha deciso di perdere punti di share facendo Tv di servizio ma ha anche incrementato la Tv commerciale con un canale apposito, Channel 4, che permette di raccogliere molta pubblicit├â┬á├é┬╗.

- Minoli nell'intervista citata dice che poich├â┬ę Mediaset ha acquisito Endemol e poich├â┬ę Endemol produce il 40 per cento dei programmi Rai, allora vuol dire che Mediaset controlla il 40 per cento dei palinsesti Rai...
├é┬źNon so dove Minoli abbia preso questo dato. Credo che abbia equivocato. Tempo fa dissi in un'intervista quanto produciamo noi di Endemol: il 40 per cento va alla Rai, il 40 a Mediaset e il resto ad altre emittenti. Questo non significa che noi fatturiamo il 40 per cento della produzione Rai, magari. Tra l'altro l'investimento di cui parla Minoli a conti fatti corrisponderebbe a quasi tre volte tutto quello che Endemol Italia fattura in un anno con tutti i suoi clienti. Purtroppo solo il 20 per cento della produzione Rai viene dato all'esterno ai produttori indipendenti ed ├â┬Ę uno dei mer
cati pi├â┬╣ bassi del mondo. Inoltre alla Rai ci sono produttori di format e produttori di sola fiction che fatturano molto pi├â┬╣ di noi. Non ├â┬Ę una polemica la mia, per├â┬▓ bisogna smetterla di dire che Endemol controlla i palinsesti Rai, perch├â┬ę semplicemente non ├â┬Ę vero├é┬╗.


- Siamo al tramonto dei reality?
├é┬źCredo che i reality siano destinati a vivere ancora a lungo, sono un genere. Ormai convivono nei palinsesti delle televisioni cos├â┬Č come convivono i quiz, i people show, i game e altro. Certo, in questi anni c'├â┬Ę stata una grande selezione. Un po' come per i telefilm: su 30 che vengono prodotti all'anno in America, solo 4 o 5 sfondano anche in Italia. Non sono tutti Doctor House├é┬╗.

- Cosa vedremo nei prossimi anni?
├é┬źPi├â┬╣ che vedere cose nuove avremo modelli di fiction e di intrattenimento diversi. In particolare cresceranno i programmi d'intrattenimento girati al di fuori del classico studio, e non saranno pi├â┬╣ lunghi di 60 minuti, con tempi e ritmi sempre pi├â┬╣ stretti. Le fiction poi vanno verso un modello di produzione di tipo industriale, in cui si conciliano meglio le esigenze del pubblico e i costi di produzione, come avviene gi├â┬á in altri Paesi. Ovviamente si curer├â┬á molto di pi├â┬╣ lo star system e la scrittura├é┬╗.

Francesco Anfossi
per "Famiglia Cristiana"

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