Pubblica e privata, la tv va fuori orario

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Fonte: Il Messaggero

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Televisione
  mercoledì, 12 dicembre 2007
 00:00

E dire che la stagione era cominciata con le migliori intenzioni. Vale a dire con l’idea di anticipare la partenza dei programmi di prima serata con gran sollievo del pubblico e dei frequentatori della seconda serata (compresi i conduttori, da Vespa e Mentana, costretti ad allungarsi sempre più nella notte). Ma, si sa, le strade sono lastricate di buone intenzioni, specie quelle televisive. Così è successo proprio il contrario. Mai come in questa stagione i programmi di access primetime hanno sforato, cioè non hanno rispettato l’orario di chiusura previsto.

Lo sforo televisivo gode di una corposa letteratura (celebri i litigi fra Vespa e Pippo Baudo), ma il fenomeno non era mai stato così istituzionale come in questa stagione.
Ha cominciato la Rai, non poteva non rispondere Mediaset, piuttosto irritata (secondo un calcolo fatto a Cologno monzese su 22 serate di weekend, cioè di sabato e domenica, del periodo di garanzia Raiuno sarebbe partita dopo le 21,30 ben 19 volte).

La cosa curiosa è che il fenomeno non accenna a diminuire neppure ora che la fase calda di programmazione (quella della garanzia pubblicitaria) si è spenta. Affari tuoi continua a tirarla a oltranza almeno un paio di volte a settimana (sabato scorso Il treno dei desideri è partito ben oltre le 21,30). Canale 5 si è adeguato. L’avvio di Zelig, venerdì, ha dovuto attendere non solo al conclusione di Striscia ma anche quella di Paperissima sprint, aggiunta a mo’ di ulteriore cuscinetto. E, sabato, Ciao Darwin, è partito un buon quarto d’ora oltre l’inizio previsto. Perfino i telegiornali (anche lì c’è grande concorrenza) perdono puntualità.

Il Tg2 ha mandato in rete un comunicato in cui protesta contro il Tg1: si ritiene danneggiato perché «quasi ogni sera non rispetta l'orario di chiusura, fissato dal palinsensto Rai alle 20,30 (orario d'inizio dell'edizione serale del Tg2)».

Non c’è dubbio, il problema esiste, ma non si intravedono soluzioni. Altroché ventilare un cambio di atteggiamento come poteva far pensare l’esperimento Benigni a ruota del telegiornale: in quel caso si è trattato di un unicum per ora irripetibile. Il fatto è semplice: i programmi di access primetime sono più forti degli altri e, siccome l’Auditel misura la cosidetta prima serata dalle 20,30 alle 22,30, il loro prolungamento assicura alle reti (si parla sopratutto di ammiraglie) share più alti.

I pacchi di Affari tuoi hanno una media di ascolto che è più alta di quasi tutti i programmi di prima serata, leeccezioni sono pochissime e straordinarie (la stessa cosa di può dire di Striscia). Lo sforamento, dunque, è una sorta di assicurazione che permette di mascherare deficit più gravi di ascolto.

Tanto è vero che la stagione autunnale si è chiusa con piccole variazione rispetto all’anno precedente (Raiuno perde lo 0,6 e Canale 5 lo 0,3). Il fatto poi che continui la politica dell’allungamento dell’access anche fuori garanzia è determinato dalla presenza di un altro traguardo Auditel, la corsa per la leadership d’ascolto nell’anno solare che si chiude attorno a Natale.

Le cose, comunque, non sono destinate a cambiare neppure a gennaio. Raiuno ha già annunciato che intende varare dal 9 gennaio un nuovo esperimento che va a collocarsi a cuscinetto proprio fra il Tg1 e il game show dell’access e quindi destinato a far dilatare ulteriormente la presenza di quella fascia.

Si tratta del microshow affidato a Fiorello, titolo Viva Radio 2 minuti (ma sarà proprio di due minuti?) destinato a fare da apripista al ritorno dello showman in radio che per ora si annuncia per sole nove repliche, ma che potrebbe anche continuare. A questo punto, visto che i dati d’ascolto governano la tv in modo così totalizzante, sarebbe il caso di chiedersi a che serva continuare a misurare il primetime come entità che va dalle 20,30 alle 22,30.

Marco Moledini
per "Il Messaggero"

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