Pippo Baudo: 'La tv di oggi si ripete troppo, la Rai in crisi ma regge'

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Fonte: Il Messaggero

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Televisione
  venerdì, 21 dicembre 2007
 00:00
Pippo Baudo ha appena ritrovato la voce, dopo un brutto raffreddamento alle corde vocali. Naturalmente è al lavoro, diviso fra la sua Domenica in e il Festivalone che batte ormai alle porte. Alla squadra mancano i nomi dei big (la scelta avverrà a gennaio), ma le auto-candidature sono già tante.
 
Ha cominciato la Oxa, una vecchia abituée dell'Ariston.
«Ma la sua canzone non è mai arrivata».
 
Si è messa in fila Manuela Villa che vuole seguire anche le orme festivaliere del papà.
«Sì, la sua canzone c'è. Ma Manuela va considerata per quello che è, tolta dall'ombra perenne del padre, soprattutto ora che, con la vittoria all'Isola, ha trovato una sua autonomia».
 
A proposito di figli, fra i giovani ce ne sono un paio dai nomi ingombranti.
«Sono tutti e due molto bravi, sia Francesco Rapetti, il figlio di Mogol, che Daniele, il figlio di Dodi Battaglia dei Pooh. E hanno delle ottime canzoni, non banali. Assolutamente in linea con il resto. Mi pare che sia stata recepita la lezione di Fabrizio Moro e della sua Pensa. E soprattutto, i giovani sono stavolta veramente gio vani anche d'età, a differenza di altri anni».
 
Tornato alla mora e alla bionda con Bianca Guaccero e Andrea Osvart, confortato dalla presenza di un partner pimpante come Chiambretti, che ne sarà degli ospiti? Davvero farà a meno dei comici come promesso l'anno scorso?
«Abbiamo già Piero che non è un comico, ma che assicura la giusta dose di ironia. Se ci saranno comici, saranno solo personaggi ultracollaudati».
 
Fiorello, per esempio?
«È sempre il benvenuto, vive giustamente di un consenso generale, ma lui fa quello che vuole».
 
A proposito di ospiti, ci ha pensato a provarci con Carla Bruni, che già venne un paio di anni fa?
«Sarebbe bello averla come presidentesssa in pectore. E' una donna interessante, piena di fascino. Un fascino che può far perdere la testa anche a un presidente».
 
Si prepari, nei giorni del Festival si ripeterà l'inevrtabile tormentone: anche l'anno prosimo per Baudo ci sarà l'accoppiata Sanremo-Domenica in?
«Una bella rimischiata farebbe bene. Il rischio di ripetersi vale anche per me».
 
Potrebbe pescare uno dei tanti format che i produttori privati continuano a sfornare per la Rai.
«Se il format fosse bellissimo non avrei problemi. Ma finora non è capitato e, per quanto mi riguarda, prima di consumare i cibi degli altri vado a vedere cosa c'è nella mia cucina».
 
La tv corrente, quanto a ripetitività, in effetti non scherza.
«C'è come una sorta di paura delle novità. Al massimo si arriva a spacciare per nuovi dei pezzi antichi. È un altro segno di una vera e profonda crisi».
 
Che la tv pubblica subisce più di quella commerciale.
«La Rai ha una vita procellosa, ogni giorno una burrasca. Non vorrei essere al posto di chi ha un ruolo di comando. Eppure, nonostante la situazione interna, il pubblico continua a vederci e gli ascolti reggono, il periodo di garanzia è stato vinto dalla concorrenza per pochissimi centesimi di share».
 
Mediaset dice che la Rai vive su un ascolto "anziano", pubblicitariamente non appetibile.

«Ho letto quello che ha detto il direttore generale del gruppo Salem al Messaggero, ma non capisco perchè il pubblico over 60 non debba essere considerato. A me risulta che a quell'età si abbiano addirittura più soldi».
 
C'è, comunque, un invechciamento generale. Per esempio di programmi e personaggi.
«Non è facile trovarli, si fa tanta tv. Eppoi non c'è una struttura per la ricerca di talenti nè alla Rai, né a Mediaset. Quanto ai programmi, i palinsesti vivono di vecchi schematismi. Sarebbe ora che la tv venisse rivissuta e rinnovata. Anche nei programmi della domenica pomeriggio. L'idea di un contenitore lungo sei ore è lontano dai ritmi di vita di oggi».
 
Una delle accuse ricorrenti riguarda il gusto, lo sconfinamento trash.
«Il problema più che noi, che siamo molto attenti al riguardo, francamente riguarda altri che sfruttano il gossip a tutti i costi o ricorrono a un uso del corpo femminile che è diventato un abuso tra cosce all'aria e inquadrature dal basso».
 
Marco Molendini
per "Il Messaggero"

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