Il treno dei desideri, tv del buon cuore? Roba da infarto!

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Fonte: Libero

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Televisione
  mercoledì, 26 dicembre 2007
 00:00
Fermateli. Fermate questa crudeltà. Chiamate il telefono di non so quale colore, avvertite il garante di turno. Non è più possibile assistere a torture del genere, perdipiù in televisione e al sabato sera e in prima serata e pure sulla Rai. No, non si sta parlando dei vestiti di Antonella Clerici, lì ormai è boccia persa. Ma è proprio il programma da lei condotto, "Il treno dei desideri", che dà lo spunto per questo provocatorio appello. Un perfetto esempio di come la tivù del buon cuore possa diventare pericolosa. Nel senso che sì, il cuore te lo fa scoppiare. Ma per un infarto, prima che di gioia.
 
Prendiamo la puntata di sabato scorso. Non so se conoscete il meccanismo: il "beneficiario" della buona azione, ignaro, viene invitato con una scusa a far parte del pubblico della trasmissione. Poi, a un certo punto, voilà, riflettori su di lui/lei e parte lo show. Stavolta la protagonista è una signora di una certa età, viso espressivo di donna che con la vita ha dovuto spesso litigare. Di quelle che, anche se sono in uno studio televisivo, hanno sempre freddo e si siedono tenendo su il vecchio e comodo cappotto con il collo di pelliccia, come fa mia madre. D'improvviso, a tradimento, la Clerici le si avvicina, «venga signora, venga». Lei sgrana gli occhi sconcertata, due inservienti la sostengono per le braccia e la portano di peso al centro della scena, la fanno sedere su un divano. Intanto la Clerici, con l'aiuto della figlia della signora - è lei, snaturata, la complice dell'agguato -, racconta la storia. Storia vera di vita vera: e la famiglia numerosa, e il marito che a un certo punto non c'era più, e lei che tira su la prole, e sette tra fratelli e sorelle che non incontra da troppo tempo perché sono in Australia e non ha i soldi per andarci, e ne è rimasto uno solo, di fratello, «è proprio a Natale che ne sente la mancanza, sono 52 anni che non lo vede». Cinquantadue anni. Lei, la signora, è sempre sul divano, ancora col cappotto addosso, si tocca il viso con le mani, vorrebbe piangere perché ha visto che si fa così, ma non le riesce. Poi la Clerici passa alla seconda fase: il colpo di grazia. Tira fuori una busta, dentro c'è un biglietto aereo: «...ma cos'è questo... e chissà di chi è... ma guarda un po' che è già usato...». Mentre il ragno tesse la sua tela, la signora è lì, muta, la bocca aperta, ancora non capisce del tutto. Ed ecco la botta finale: «Ma sì, è tuo fratello, è qui, fatelo entrare». E il fratello entra.
 
Ora, di certo è un momento che, preparato come si deve, regala gioia immensa. Ma provate a mettervi nei panni della signora: cioè, ti portano a una trasmissione, poi ti scaraventano davanti alle telecamere, ti schiaffano davanti il fratello che non vedi da 52-anni-52, e magari tu hai una certa età e qualche acciacco. C'è da rimanerci secchi, altro che storie.
 
E infatti, la signora accusa. Diventa bianca come un cencio, non riesce ad alzarsi dal divano, il fratello la abbraccia ma lei non dà segno. I telespettatori restano col fiato sospeso, «va giù, adesso va giù». La Clerici si accorge, «portate un bicchier d'acqua, per favore, che la signora non si sente bene», e poi continua la telecronaca in perfetto stile Enrico Ameri, «ecco, vedete, naturale che sia emozionata., dopo 52 anni... ecco il fratello...», e la signora è ancora pallida, «...un altro bicchier d'acqua, portatene un altro...». Fino a quando, finalmente, la malcapitata si lascia andare, le lacrime di commozione arrivano davvero. Tutto è bene quel che finisce bene.
Due inservienti la tirano su dal divano e, ancora di peso, la accompagnano. Dove la portano? chiedo io a voce alta. Mio figlio, cinque anni, mi guarda. E serissimo fa: «All'ospedale, no?».
 
Andrea Scaglia
per "Libero"
(24/12/07)

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