Campo Dall'Orto sulla decisione di Sarkozy: 'vinca il pluralismo'

News inserita da:

Fonte: Quotidiano Nazionale

T
Televisione
  mercoledì, 09 gennaio 2008
 00:00
Europeo è il punto di vista di Antonio Campo dall'Orto, veneziano, amministratore delegato di Telecom Italia Media, quindi La 7 e Mtv, ma anche direttore generale di Mtv South Europe. Rappresenta il terzo polo italiano, sempre meno virtuale, della tv in chiaro ma anche le nuove piattaforme tecnologiche del gruppo Telecom. E i canali tematici, in chiaro e sul satellite, della tv americana più amata dai giovani nel mondo. A lui chiediamo un commento sulle dichiarazioni di ieri del presidente francese Nicolas Sarkozy sulla possibile riforma del sistema francese.
 
Campo Dall'Orto, cosa pensa della proposta di una tv pubblica senza pubblicità, ma finanziata da «una tassa sui maggiori ricavi delle reti private, sull'accesso a Internet o la telefonia mobile»?
«Condivisibile. Perché il servizio pubblico dovrà trovarsi un ruolo diverso rispetto alle reti private. È più semplice se lo fa senza pubblicità, sostenuto solo da un canone. Il modello inglese di Bbc 1 e 2 è già senza pubblicità, Italia e Francia ci stanno arrivando».
 
Nel resto d'Europa cosa succede?
«Ho sentito e letto, mentre ero in Spagna, la proposta di Zapatero: introduzione del canone e drastica riduzione della pubblicità, la riscrittura del contratto di un servizio pubblico attento anche alle identità culturali».
 
Può essere la nuova strada?
«Il contratto di servizio pubblico deve essere chiaro: la collettività ti dà le risorse ma tu ne rispondi alla collettività. E la misura della congruità o meno non deve essere legata solo ai ricavi o agli ascolti. Anche se io credo che la Rai debba mantenere la sua vocazione popolare, non diventare elitaria».
 
Come potrebbero quagliare i conti economici Rai?
«In Italia il canone ha ancora ampie sacche di evasione».
 
La tassazione sulla pubblicità delle reti commerciali?
«Rispetto alla Francia da noi c'è di fatto un duopolio di cui la Rai fa parte. Ma una Rai che libera risorse pubblicitarie non deve solo far aumentare Mediaset, deve favorire il pluralismo di editori e soggetti diversi».
 
Dove andrebbero allora gli inserzionisti?
«Non credo solo sul satellite dove Sky è già monopolista. Per il resto siamo in attesa di una legge che decida il futuro della televisione generalista».
 
Il digitale terrestre?
«Bloccato dal duopolio e dal vuoto legislativo. Non c'è chiarezza sui tempi e sui modi, così il mercato dei canali gratuiti non ha ancora avuto l'accelerazione necessaria. Il modello pay è invece, con La7 Cartapiù e Mediaset Premium, il più evoluto con il Nord Europa».
 
Cosa manca a Telecom Italia Media per diventare il terzo polo?
«Una svolta normativa. Nel 2007 abbiamo fatturato un +15 per cento, ma non basta: in tutta Europa l'unica cosa che ti permette di investire è il ritorno pubblicitario. Anche se le reti hanno ormai una linea editoriale ben definita e forte. A proposito: martedì 15 ritornano Piero Chiambretti e Markette...».
 
Marco Mangiarotti
per "Quotidiano Nazionale"

Ultimi Video

Palinsesti TV