Dichiarazione del Ministro Gentiloni sulla sentenza UE per Europa7

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Fonte: Digital-Sat (com.stampa)

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Televisione
  giovedì, 31 gennaio 2008
 00:00
In riferimento alla notizia di oggi della Condanna da parte della Corte Europea all'Italia per la vicenda del canale Europa 7, interviene tramite un comunicato per la stampa, il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni:

«La Corte di Giustizia europea ha ragione: il regime italiano di assegnazione delle frequenze televisive è contrario al diritto comunitario. A questa consapevolezza si è sempre ispirata l’azione del governo, nelle proposte legislative e negli atti politici e amministrativi.

La sentenza riconosce il diritto di Europa 7 di vedersi assegnate frequenze trasmissive sulla base di criteri obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati. Proprio riconoscendo la fondatezza di tale diritto, il Ministero delle comunicazioni aveva segnalato il 15 novembre 2006 alla Presidenza del Consiglio la necessità di modificare la posizione sostenuta in giudizio dall’Avvocatura dello Stato. E al riconoscimento di tale diritto si ispira il mio Disegno di Legge che assegna a chi è titolare di concessione la priorità per le frequenze liberate dal trasferimento di due reti in digitale.

Più in generale, la Corte conclude che l’assegnazione in esclusiva e senza limiti di tempo delle frequenze a un numero limitato di operatori esistenti è contraria alle normative comunitarie.
Aprire ai titolari di concessioni e a nuovi soggetti il mercato delle frequenze è uno dei principi ispiratori, oltre che del disegno di riforma TV, del bando di gara per l’assegnazione di frequenze disponibili – il primo mai fatto in Italia - e dell’accordo sulla Sardegna che per la prima volta prevede la restituzione di frequenze allo Stato e la loro messa a gara.
In questi venti mesi si sono finalmente mossi i primi passi per ripristinare le regole del diritto e della concorrenza nel sistema delle frequenze televisive. Ora, nonostante l’interruzione anticipata del Governo Prodi, la soluzione di questi problemi non può essere rimessa soltanto alla Magistratura. La legge vigente dovrà comunque essere modificata in Parlamento, anche per far fronte alle incombenti procedure di infrazione comunitaria».

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