Amici: I prof litigano e la preside De Filippi se la gode

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Fonte: La Stampa

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Televisione
  martedì, 19 febbraio 2008
 00:00

«Amici»: per modo di dire. Rivali e sodali, litigiosi e contraddittori come nella vita. Studenti televisivi condizionati più che nelle scuole vere dal principio di autorità, ma dove i professori superano in bisticci i ragazzi. Maria De Filippi guida con mano salda quest’altro fenomeno di una stagione tv che fenomenale non è, né per qualità né per quantità. Ma la sua trasmissione rappresenta sempre l’àncora cui agganciare una parte degli ascolti di Canale 5.

Chiedendole pure di fronteggiare, la domenica in prima serata, la super-fiction Caravaggio, con cui è finita in sostanziale parità (qualche ascoltatore in più Raiuno, qualche punto in share in più Canale 5). Amici fa parte del successo stakanovista, meticoloso, puntiglioso costruito dalla conduttrice, che guidi Uomini e donne o C’è posta per te. Come tutte le forti personalità, De Filippi non è trasversale: non piace a tutti, molti la trovano antipatica, fin troppo brava a titillare il lato peggiore delle persone a favore di ascolti. Ma nessuno può negare la complessità e la forza del personaggio.

Quest’anno, dunque, a Amici vanno forte le liti tra insegnanti, che tengono avvinti come l’edera davanti a Canale 5 fior di adolescenti.

Si dà meno spazio al pubblico perché vedere litigare gli insegnanti dà tanta soddisfazione ai teenager; i docenti delle varie specialità di canto, musica, recitazione, non si tirano indietro e sono pronti a contraddirsi su tutto: metodi propri e altrui, stili, qualità degli allievi. Così Alessandra Celentano, maestra di danza classica, non risparmia giudizi taglienti, su temperamenti e colli dei piedi. E Luca Jahier e Grazia De Michele, professori di canto, si rimbeccano su ispirazione e respirazione. Nell’inevitabile dubbio che sotto ci sia un canovaccio, se non proprio un copione.

«Il programma parte da un’idea corretta, interessante - dice Paolo Crepet - dare spazio e voce ai giovani, che sembrano spariti dalla vita italiana». Come gli operai, in effetti. «Ma così com’è ora, Amici rappresenta una vita prêt-à-porter: basta che ti impegni per sei mesi e diventi Carla Fracci. Non è così. Il merito non viene riconosciuto da nessuna parte, e lì sì? È un’illusione, un falso storico, lo sanno benissimo gli insegnanti, anche se litigano. Io cambierò parere sulla trasmissione se ogni mese sarà pubblicata la tabella con i risultati, cioè i posti di lavoro effettivamente ottenuti: è una scuola, no?». Ma anche le altre scuole non danno nessuna sicurezza di lavoro. «Se uno studia da perito agrario non lo fa davanti a milioni di spettatori, non ha pretese di visibilità. E avrà minori aspettative negate».

«Amici piace tanto - dice Federico Bianchi di Castelbianco, psicologo dell’età evolutiva - perché si rivolge ai giovani con gli argomenti che ai giovani interessano; però lo fa indicando una strada di partecipazione alla società, che è per pochi, come fosse per tutti». Insomma, un’illusione. «E poi tende a descrivere i ragazzi più superficiali e meno stabili di quanto non siano. Litigano perché il modello degli adulti propone liti; non rispettano la reciproca intimità, ma anche lì, di nuovo, replicano il comportamento adulto. Qui il principio di autorità pare forte perché si tratta di un programma, mica di una scuola vera. Non si deve arrivare alla preparazione, ma all’esposizione». Però si impara a seguire le regole. «Astrattamente. Le regole si devono mantenere sempre, non per sei mesi. Questo non è un corso di formazione, ma di adattamento». Mica male, tutto sommato: nella vita spesso vince chi si adatta.

Alessandra Comazzi
per "La Stampa"

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