Addio alla natura, ora la vediamo solo in televisione

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Fonte: Libero

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Televisione
  mercoledì, 20 febbraio 2008
 00:00
Vivere all'aria aperta sta ormai diventando un fenomeno sempre più raro. Sempre più spesso infatti preferiamo rintanarci in casa e maneggiare telecomandi della tv o mouse del computer. Il fenomeno ha avuto inizio nel dopoguerra e oggi pare inarrestabile, In pratica le persone non vanno più in gita, a pesca, a caccia, non vanno più in montagna a camminare, a visitare parchi naturali, non coltivano più orti e giardini. La conferma? Arriva da uno studio diffuso recentemente sulle pagine dei prestigiosi PNAS.
 
I ricercatori hanno analizzato una serie di dati relativi ai passatempi preferiti da americani,  spagnoli e giapponesi giungendo a concludere che la vita all'aria aperta è ormai appannaggio  di  pochissimi. Aumentano la sedentarietà e tutto quello che ne consegue, a partire dall'obesità.
Ma vediamo alcuni aspetti interessanti emersi nello studio. Dai primi anni Novanta a oggi le attività all'aria aperta sono calate del 25 per cento. Ogni anno si stima che i passatempi all'aria aperta calino tra l'1 e l'1,3 per cento. Sono dati assai importanti che ci portano a soffermarci sul fatto che di questo passo passeremo quasi tutto il nostro tempo fra le mura domestiche, dimenticandoci dei colori e dei profumi che la natura sa regalare.
 
«Stiamo assistendo a un vero e proprio divorzio dalla natura», ha dichiarato Oliver Pergams dell'università dell'Illinois a Chicago. Il colpevole? Strano a dirsi, è la tecnologia. Gli studiosi parlano di "videofilia" per indicare la tendenza unanime e semipatologica a dipendere ossessivamente da uno schermo digitale dove scorrono immagini di film, videogame, video musicali. Soluzioni? Poche. Ormai questa attitudine a isolarsi dal mondo sembra aver irreversibilmente contagiato tutti gli abitanti dei Paesi più civilizzati. In casa si trova tutto ciò che si vuole e una sorta di pigrizia esistenziale ha avuto ormai il sopravvento su qualunque altro stimolo proveniente dall'esterno; si fa fatica persino ad andare al cinema.
 
In particolare le nuove generazioni rischiano di non sapere nemmeno cosa voglia dire vivere all'aria aperta. Per tale motivo i ricercatori spronano i genitori a non tenere i figli per più di due ore davanti a un visore, e a trascorrere almeno un'ora al giorno all'aria aperta. Il problema però non concerne solo la salute umana ma anche quella dell'ambiente. Si teme infatti che le grandi aree naturali possano degradare col tempo, a causa della mancanza di risorse economiche direttamente legate al livello di affluenza umana.
 
E nel nostro Paese qual è la situazione? Senza dubbio anche qui si trascorre sempre più tempo in casa che non all'aria aperta e quindi anche in Italia sempre meno gente visita aree naturali come i parchi nazionali. «Il fenomeno si è reso evidente soprattutto da una decina d'anni a questa parte -spiega Giulio Zanetti, responsabile turistico del Parco Nazionale del Gran Paradiso - è probabile quindi che la sedentarietà abbia avuto la medio sulla voglia di trascorrere del tempo all'aria aperta. Stime risalenti al 2000 ci dicono che in media ogni anno visitavano il parco un milione e mezzo di persone. Oggi questo dato è sceso a un milione».
 
Più o meno la stessa cosa è riscontrabile presso il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise: «Da noi abbiamo calcolato la quantità di rifiuti prodotti per stabilire il grado di affluenza nel 2006: il dato era riconducibile a 3 milioni di unità. Ma il trend è in costante diminuzione dall'inizio degli anni Duemila». Sono parole di Aldo di Benedetto, Direttore del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, il quale aggiunge che «il calo di affluenze può essere dovuto anche alla scarsità di risorse economiche».
 
Secondo il Wwf però non tutto è perduto, perché dietro a questa minore attenzione della popolazione per grandi e piccoli parchi, stanno sorgendo nuove proposte di successo per ciò che riguardala vita all'aria aperta: «È la realtà degli agriturismo dove sempre più individui amano trascorrere il loro tempo - dice il Direttore generale del Wwf Michele Candotti -. Sono strutture sorte di recente dettate dal fatto che evidentemente la gente non può fare a meno di vivere a contatto con la natura. In ogni caso in Italia la situazione è diversa da Paesi come l'America dove ci sono megametropoli totalmente isolate dalle aree naturali».

Gianluca Grossi
per "Libero"

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