Cesare Lanza: ''Addio trash ma il cinema mi censura''

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Fonte: La Stampa

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Televisione
  domenica, 24 febbraio 2008
 00:00

Cesare Lanza, lei si è ribellato all’etichetta di giornalista trash o di esperto di gioco d’azzardo. Ha girato un film e creato una rivista letteraria. Perché?
«E’ la mia ribellione psicologica come autore televisivo di programmi nazional-popolari. Ho lavorato a sette edizioni di “Domenica in” e ora sono a “Buona Domenica”. Come giornalista non sono ribelle, ho diretto da giovane il Secolo XIX, Il Corriere d’Informazione, Il Lavoro, La Notte».

Che cosa le ha dato fastidio?
«Trovo ingiusto etichettare qualcuno. La televisione in realtà non è trash, è uno specchio solo lievemente deformante e comunque ha un volto mansueto e timido. Il trash è nell’immondizia di Napoli».

E allora che cosa ha fatto?
«Pensavo da tempo di creare una rivista estranea ai partiti. Un luogo di incontro tra persone di mente libera che dicono la loro fuori da appartenenza. Tra i collaboratori ci sono Corrado Calabrò, Tullio Gregory e Zucovich».

E il film che ha appena girato?
«”La perfezionista” è una storia d’amore disperata nella cornice della società volgare e violenta di oggi. Volevo realizzare una cosa senza cedere a compromessi, senza vallette, imposizioni. Ho cercato di fare tutto da me. Ho scritto la storia, la sceneggiatura con un amico, Giuliano Lo Preti, ho curato la regia e con Lucio Presta ho fatto un investimento produttivo, utilizzando attori debuttanti quasi tutti presi dal teatro».

Quando uscirà il film?
«Andrà in televisione. Nelle sale ho incontrato forti difficoltà per un motivo che mi turba molto. Il film è estremamente difficile, propone due situazioni aspre: la prima relativa alle coppie di fatto, la seconda riguarda l’eutanasia, girata con un estremo verismo e soprattutto riguarda la scelta di due giovani».

Sospetta una censura?
«A questo punto temo di sì».

Anche nel mondo del cinema esiste «la casta»?
«Io sono appena arrivato, per quel che mi riguarda non mi aspettavo una chiusura così rigida».

Vuol continuare a fare il regista?
«Se il film riuscirà ad ottenere un po’ di spazio credo che sia la chiave per la mia vecchiaia, dopo aver fatto giornalismo e televisione».

Del giornalismo della tv non c’è nulla da salvare?
«Tantissimo, a partire dalle star con cui lavoro: Bonolis, Paola Perego. Stimo molto anche Benigni e Fiorello».

E il giornalismo?
«Ci tornerei volentieri se qualcuno mi offrisse una direzione, lasciandomi libero di dire ciò che pensa la gente fino in fondo delle varie caste».

E il gioco d’azzardo?.
«Sono un giocatore, un campione a "Chemin de Fer" e questo è indiscutibile. Ma non è trash e non mi nascondo».

Perché dice di essere un campione?
«Perché ho vinto campionati nazionali a Saint Vincent».

Gioca ancora?
«Di rado, perché per fortuna lavoro molto e consiglio a tutti di lavorare e studiare, perché il gioco è gioco».

Ma è un vizio?
«No, assolutamente, è educativo. Insegna a saper vincere e a saper perdere».

La sua vita è stata molto avventurosa?
«Sì, perché sono molto curioso e ho sempre la valigia pronta. Ho avuto sconfitte e successi».

Considera sempre Genova la sua città?
«Sono calabrese e considero Cosenza la mamma, Genova è una sorella perché lì ho studiato e ho diretto giornali, Roma è l’amante che non ti stanca mai. Ti offre la possibilità di essere ironico perché non prende sul serio niente e nessuno. A cominciare da se stessi. Proprio come piace a me».

E l’Italia di oggi?
«Meschina, sterile e senza speranza. Solo uno tsunami o una guerra potrebbe rimetterci con i piedi per terra e voltare pagina. Invece lasceremo un’eredità sempre peggiore ai nostri figli».

La pensa davvero così?
«Sì, io sono pessimista e penso che andrà sempre peggio. Non vedo una svolta; però nemmeno mi posso augurare un qualunque cataclisma, un degrado senza fine. Penso che diventeremo la cenerentola d’Europa, dove verranno a scorrazzare i paesi ricchi e civili e soprattutto ben governati».

Lei però tutto sommato in Italia ci sta bene?
«Noi ci arrangiamo secondo la nostra tradizione».

Anche per far distribuire i suoi film?
«Sì, e non credo che sia solo il mio caso. Ci sono molti giovani che fanno bellissimi film e non riescono a farli distribuire».

La sua non è un po’ un’utopia?
«Sì, io sono un sognatore ed è l’unica difesa che ho, perché come scrive Camus "Il vero problema nella vita di un uomo è il suicidio"».

E le donne? Nella sua vita però ci sono sempre?.
«Sì, perché sono una ragione di sogno e per fortuna qualche volta anche di vita».

Alain Elkann
per "La Stampa"

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