Del Noce traccia un bilancio di sei anni alla direzione di Raiuno

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Fonte: Quotidiano Nazionale

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Televisione
  domenica, 24 febbraio 2008
 00:00

Del NoceEra un sogno, l'accoppiata Roberto Benigni-Dante Alighieri, ed è diventata una realtà di successo. Adesso Fabrizio Del Noce, direttore di Raiuno, ha un altro sogno e chissà che non riesca a realizzarlo: portare in Tv il Canto gregoriano, così lontano dalla spettacolarizzazione del video.

La Divina Commedia e il Gregoriano come elementi qualificanti di una Tv generalista che, Del Noce ne è convinto, ha ancora un futuro e, al di là delle apparenze, non è in crisi. Così difende con puntiglio i sei anni alla guida della rete di punta della Rai, i risultati in termini di audience e di qualità, gli exploit appunto di Benigni ma anche di Celentano. Insomma una televisione che produce polemiche e ascolti.

Direttore, eppure la Tv generalista sembra avere in certi momenti il fiato corto e la sua formula vicina al tramonto.
«Non è così. Chi pensa che sia in crisi sbaglia perché resta un punto di riferimento che non verrà scalfito. Nel futuro ci sono grandi eventi e grandi temi interpretati da grandi personaggi. La Tv generalista dovrà rivedere alcune cose ma continuerà».

Continuerà anche il Festival di Sanremo?
«A chi dice che il Festival fra cinque anni non esisterà più rispondo: vediamoci fra cinque anni».

Fra il Festival e il Gregoriano il salto è dir poco impegnativo.
«Il Gregoriano è una delle più belle manifestazioni del pensiero, una delle più belle espressioni che la musica abbia mai prodotto, Quanti avrebbero scommesso all'inizio sulla Divina Commedia di Benigni? Sono fiero che Benigni abbia iniziato con me. Altro che nani e ballerine, anche se ci sono».

E' fiero anche di Sanremo?
«Continua ad avere un fascino irresistibile e la formula nazional-popolare regge. Se penso che i giornalisti accreditati sono più di mille, un numero che non ho mai trovato quando, da inviato, seguivo eventi che hanno segnato la storia del mondo, sono il primo a sorprendermi. Ma è così. E' Sanremo».

L'edizione di quest'anno non ha suscitato, per ora, grandi polemiche: un segno di crisi?
«Abbiamo cominciato a lavorare con Baudo dieci mesi fa, come non era mai accaduto in precedenza, il quadro dei conduttori offre un mix molto rassicurante, le canzoni, almeno quelle che ho sentito, sono belle. Significherà pur qualcosa che non esiste una controprogrammazione e che il Grande Fratello si sposta dal lunedì al mercoledì, cioè quando Sanremo è fermo».

A proposito di Tv generalista: adesso tiene banco la politica. La scorsa campagna elettorale non brillò certo per i faccia a faccia fra i candidati premier. Stavolta potrebbero esserci confronti fra otto candidati, forse di più. un rischio grosso per la politica-spettacolo.
«Vedremo che cosa stabilirà la commissione di vigilanza ma le norme fissate nel 2006 erano molto ingessate. Da cittadino posso dire che in quello che appare ormai come un bipartitismo imperfetto la gente si aspetta un confronto Berlusconi-Veltroni, magari con una presenza stimolante come quella di Bertinotti.Non credo che gli altri candidati premier avrebbero un certo peso e inciderebbero nel confronto».

Il governo Prodi ha sempre giustificato il suo basso tasso di popolarità con una difficoltà di comunicare. Da giornalista pensa che sia andata davvero così?
«Più che problemi di comunicazione, vedo problemi di sostanza. La realtà è che il governo Prodi era nato per vincere senza il ricatto dei piccoli partiti, invece per sopravvivere ha dovuto cedere proprio a questi ricatti. E ha penalizzato, direi impoverito, quei ceti più bassi che avrebbe dovuto in qualche modo beneficiare».

Il futuro della Rai e di Mediaset sono già temi della campagna elettorale e le polemiche sono partite subito. Si dice che interessino solo gli addetti ai lavori, non i teleutenti.
«Penso sia così. La gente ha ben altri problemi in testa in questo momento. Quanto alla riforma della Rai stiamo parlando di un tema eterno che poteva essere affrontato in mille occasioni e da governi diversi. Se nessuno lo ha fatto vuol dire che il problema è grosso e nessuno ha la soluzione certa in tasca. A volte riproporlo mi sembra molto gattopardesco».

Che cosa c'è dietro l'angolo per lei?
«Può esserci tutto e anche niente. Con la scadenza dell' attuale consiglio di amministrazione mi porrò seriamente il problema, ma non penso rimarrò disoccupato. Se dovesse accadere mi occuperò di musica classica e letterature, le mie passioni».

Pierandrea Vanni
per "QN - Quotidiano Nazionale"

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