Michele Santoro: ''Vorrei fare il direttore generale della Rai''

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Fonte: repubblica.it

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Televisione
  martedì, 14 giugno 2011
 14:16

«I tempi dell’editto bulgaro, in cui bastava chiuderci in una stanza e buttare via la chiave, sono finiti. Per sempre. Ora l’emergenza è un'altra: è il futuro della Rai, della sua qualità strategica, della sopravvivenza di una delle ultime grandi aziende di questo Paese». A dirlo è Michele Santoro, fresco dell’accordo con cui ha separato i propri destini da Viale Mazzini, che nonostante le sirene di La7 continua a guardare con estrema attenzione al servizio pubblico. Al punto da lanciare una provocazione: «Potrei candidarmi al ruolo di direttore generale».

In piazza a Bologna. L’occasione della sortita è la conferenza stampa di presentazione di “Tutti in piedi, entra il lavoro”, la serata a tema in programma Venerdì 17 a Bologna, nel parco di Villa Angeletti, a margine dei festeggiamenti per il 110° anniversario della nascita della Fiom. Una serata che immediatamente riporta alla memoria il precedente di “Rai per una notte”, l’happening organizzato dallo stesso Santoro - sempre a Bologna, al Paladozza - il 25 marzo del 2010.

Il format della serata “metalmeccanica” di venerdì
- presentata stamattina assieme al segretario generale della Fiom Maurizio Landini - è ancora in fase di definizione. Il dato certo è il “parterre de roi” dei partecipanti: l’intera squadra di Annozero, con Santoro, Marco Travaglio, Vauro e il pm Ingroia («così vedrete tutta la Spectre al lavoro insieme»); Serena Dandini, che dovrebbe condurre la serata; Dario Fo e Franca Rame, che presenteranno una loro pièce originale; Maurizio Crozza, che interpreterà l’Ad di Fiat-Chrysler Sergio Marchionne; Max Paiella, e musicisti come i Subsonica, Daniele Silvestri e Teresa De Sio. Il tutto seguendo un filo conduttore: “La dignità del lavoro come condizione di libertà”.

Il futuro della Rai.
Conclusa le presentazione della kermesse, Santoro ha voluto però intervenire sul dibattito in corso sul futuro della Rai. Cogliendo al volo le parole di Pierluigi Bersani, che ha auspicato l’apertura di una nuova fase nella selezione dei dirigenti e degli amministratori del servizio pubblico, il conduttore ha detto che quelle parole non bastano: «Non basta dire che i partiti devono uscire dalla gestione della Rai, bisogna anche cambiare il modo di fare televisione. Per esempio, devono tornare davvero a contare gli autori, con la loro esperienza e la loro capacità di produrre programmi». Quanto ai vertici, ci vuole una maggiore trasparenza nei criteri nomina: «Chi aspira a una carica deve presentare il proprio curriculum ed essere esposto a una valutazione pubblica. In quest’ottica, se dovesse passare questo principio, sarei pronto a candidarmi io stesso, non foss’altro che per costringere tutti gli altri candidati a fare altrettanto, presentando a loro volta le loro credenziali».

E come sarebbe una Rai targata Santoro?
, gli è stato chiesto. «Innanzitutto, partirei da chi c’è, e sa fare tv: andrei da Adriano (Celentano), da Sabina e Corrado (Guzzanti), dalla Gabanelli, e direi ‘allora, cosa vogliamo fare? Cosa serve per fare Report tutto l’anno?’. Andrei anche da Grillo: ‘Hai smesso col Movimento 5 stelle? Ti va di rifare una serata?’. E poi mi occuperei dei direttori di rete, che in una Rai del genere sarebbero gente come Guglialmi, Freccero, Gori».

Stoccata a Masi. Santoro - che nel corso della conferenza stampa non ha lesintato stoccate a molti ex colleghi, come Bruno Vespa, e soprattutto all’ex direttore generale Mauro Masi «che non sapeva distinguere un televisore da un aspirapolvere, e in 20 o 30 volte che l’ho incontrato non ha saputo mettere quattro parole in fila»- si è anche espresso a favore di un coinvolgimento diretto da parte di chi paga il canone: «Quando va a pagare il canone, l’abbonato potrebbe anche essere chiamato a eleggere il Consiglio d’Amministrazione della Rai».

Una Rai che - avverte - se vuole continuare ad essere una grande azienda non può ridursi soltanto al ruolo di servizio pubblico, perché altrimente sarebbe condannata a rimpicciolirsi. L’azienda, «che vive sì di canone ma anche di pubblicità, non può smettere di fare ‘L’isola dei Famosi’. Altrimenti diventerebbe come l’americana Pbs. E questo sì che piacerebbe a Berlusconi».

La trattativa con La7
. Dalle fantasie sulla Rai dei sogni ai progetti più concreti sull’immediato futuro, Santoro non si è sbottonato. A proposito dei contatti con La7, ha riconosciuto che i contatti ci sono «stiamo discutendo», e ha ammesso che la maggior parte dei suoi collaboratori vorrebbe approdare al terzo polo. «Ma io - ha concluso - sono più tentato dall’idea delle imprese impossibili». Quali, ancora non è chiaro. A meno che non prenda davvero corpo l’assalto al cielo dei vertici Rai.

Articolo tratto da
"Repubblica.it"

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