Massimo Ghini su Rai 2 con ''Delitti Rock'' racconta le morti irrisolte nella musica

Massimo Ghini su Rai 2 con ''Delitti Rock'' racconta le morti irrisolte nella musica

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Fonte: Digital-Sat (com.stampa)

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Televisione
  lunedì, 19 settembre 2011
 06:00

Al via da lunedì 19 settembre, in seconda serata, "Delitti Rock” serie televisiva condotta da Massimo Ghini. Con il programma Rai 2 riapre le indagini per fare luce su alcuni casi irrisolti della storia del rock.

Si parte, alle 23.25, con John Lennon per poi arrivare ai nostri giorni, con l’improvvisa morte di Amy Winehouse Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison, Elvis Presley, Michael Jackson e John Lennon sono solo alcune delle rockstar scomparse tragicamente, spesso in circostanze mai chiarite.

“Il mio ruolo”, afferma Massimo Ghini, sarà quello di narratore. Guiderò il pubblico nei ricordi e nei racconti di storie che coinvolgono nomi illustri del rock. Uno studio ipertecnologico farà da sfondo a dieci puntate accattivanti ed intriganti, ma non voglio anticipare troppo. Delitti Rock sarà un racconto-giallo che ripercorrerà la cultura e la musica di molte generazioni, partendo da John Lennon fino ad arrivare a Amy Winehouse e farà riflettere a lungo sulla fragilità d'animo  degli artisti del rock più straordinari”.

Il programma, girato nei luoghi in cui si sono svolti i fatti (Londra, Parigi, New York, San Francisco, Seattle, Los Angeles, etc.), alterna immagini di repertorio a documenti, testimonianze attuali, interviste esclusive e filmati provenienti anche dalle Teche Rai. Autore è il giornalista e critico musicale Ezio Guaitamacchi che ha firmato anche l’omonimo libro.

Spiega Guaitamacchi: “La miglior mossa di marketing per una rockstar? Morire giovani. Così sostiene qualcuno. E, in molti casi, con ragione. La morte prematura di alcune celebrità ha, infatti, avuto l’effetto di far passare questi personaggi dalla cronaca alla storia, dalla realtà al mito. Anche per questo le loro tragiche fini sono tuttora circondate da un alone di mistero o, a volte, di autentica leggenda. Noi ci siamo proposti di raccontare queste vicende in modo rispettoso e poetico, senza fantasie né forzature. Non ce n’è bisogno: la storia del rock è talmente fantasiosa, incredibile, a volte persino surreale, che neppure il miglior sceneggiatore hollywoodiano poteva inventarsi di meglio”.

La serie, grazie all’interpretazione di Massimo Ghini, farà rivivere al telespettatore alcune delle vicende più misteriose che hanno caratterizzato la storia del rock. Il tutto, ovviamente, accompagnato dalla miglior colonna sonora possibile: le musiche di questi grandi artisti che hanno segnato la vita di più generazioni e che continuano a farlo.  L

a prima puntata, dedicata a John Lennon, propone interviste esclusive (realizzate da Ezio Guaitamacchi) al Dr. Stephan Lynn, che la sera dell’8 dicembre 1980, in ospedale, aveva tentato di rianimare l’ex leader e fondatore dei Beatles colpito a morte da Mark David Chapman, e al fotografo Allan Tannenbaum, amico e collaboratore di Lennon e Yoko Ono, che quella sera avrebbe dovuto incontrare la coppia e che racconterà alcuni particolari di quella tragica giornata di dicembre.

Tra le testimonianze anche quella del cantautore Ricky Gianco, che nei primi anni 60, andò a Londra per conoscere i Beatles. Questione di pelle: Ricky Gianco e John Lennon diventarono subito amici. Ospite musicale è invece Alberto Fortis che omaggia John Lennon eseguendo alcune perle del repertorio lennoniano come “Mother”.

Questo il calendario delle 10 puntate: 1) John Lennon  2) Michael Jackson ed Elvis Presley; 3) Luigi Tenco; 4) Brian Jones; 5) Jimi Hendrix;  6) Kurt Cobain; 7) Sid & Nancy (Sex Pistols); 8) Janis Joplin; 9) Jim Morrison; 10) Amy Winehouse.

L'INTERVISTA:

MASSIMO GHINI: IN DELITTI ROCK LE SOFFERENZE DELL’ANIMA
di Marina Cocozza

Come è avvenuto il tuo incontro con Delitti Rock?
Forse per caso. Quando il programma mi fu proposto, mi meravigliai. Perché, mi chiesi, cercano proprio me che sono un attore e non uno storico, un giornalista o un conduttore? Poi ho conosciuto più da vicino il progetto e ne sono rimasto affascinato. In ogni caso, voglio chiarire il mio ruolo: non conduco, ma mi conduco, non ricevo telefonate e non telefono a nessuno, non ho ospiti. Recito la parte del conduttore in uno studio fantastico e provo a “condurre” il pubblico all’interno delle storie.  

Come vi siete divisi i compiti con Ezio Guaitamacchi, autore del programma e del libro omonimo?
Sopportandoci e supportandoci, nel senso che abbiamo aggiustato e a volte cambiato il lessico a favore della semplicità. Quando si lavora insieme bisogna fare una mediazione: io ho imparato da lui e lui ha ceduto alle mie richieste di maggiore fruibilità del prodotto. Alla fine ci siamo compensati: lui è la memoria storica e io, l’attore, lo “strumento” per comunicare.

Si è parlato tanto di questi personaggi  in un certo senso “maledetti”, quasi tutti giovanissimi, che non sono riusciti a vivere la vita. Che ne pensi?
Non serve scomodare Freud o Jung, questi artisti hanno convissuto con le sofferenze dell’anima. Gli artisti spesso lavorano con l’anima. L’anima non si vede,  non ha un peso, ma esiste: è come un foglio di carta sottile sottile, basta un alito di vento perché si rompa. Non si sente mai parlare della “violenza” del successo, eppure a volte arriva non quando  disperatamente e ostinatamente lo stai cercando, ma quando non te lo aspetti. E ti cambia la vita, all’improvviso. Violenta i tuoi ritmi, le tue abitudini, i tuoi orari, i tuoi affetti, i tuoi pensieri. Spesso, soprattutto se sei molto giovane, non riesci a gestire questa “violenza” e qualche volta non riesci nemmeno a crescere. Pensa all’infelicità di Michael Jackson per il quale il successo è arrivato forse troppo presto. E’ morto a cinquantun’anni ma è rimasto minorenne per tutta la vita, senza pace, pieno di paure: voleva diventare bianco, voleva difendersi dalle malattie e dal mondo, dormiva in una camera iperbarica. Nella mia vita di artista l’ho vista tante volte e molto da vicino la sofferenza di colleghi e amici che non hanno saputo gestire, affrontare quella bestia incredibile che è il successo. Sto pensando a Francesco Nuti…

Tornando a Delitti Rock, chi è il personaggio che ti ha appassionato di più?
Jimi Hendrix. Quando morì frequentavo il liceo e il dispiacere per la sua morte mi costò un giorno di sospensione. Prima di entrare a scuola, qualcuno mi informò e, una volta arrivato in classe, lo volli comunicare al mio migliore amico. Sotto il banco cercavo di mimargli con le braccia alcuni accordi di chitarra, mentre con il labiale gli scandivo la notizia. Purtroppo la professoressa se ne accorse e scambiò la mia mimica per un gestaccio irripetibile, propinandomi la sospensione.  Per me  Hendrix era e rimane un mito. Appartengo a quella generazione del ’68, della contestazione, in cui il rock era la passione dei giovani, la colonna sonora della nostra vita. E sono orgoglioso che tutta la musica della mia generazione sia stata la migliore in assoluto, non a caso è intramontabile visto che sta tornando di moda tra i ragazzi di oggi.  

Amy Winehouse è l’ultimo dei miti finito nell’elenco dei “maledetti”
A lei Delitti Rock dedicherà l’ultima puntata, una puntata speciale. Amy se n’è andata accompagnata dalla sua fragilità, dalla sua affannosa ricerca di affetto. Mi dispiace che spesso alcuni media tentino di liquidare le tragedie in maniera superficiale: era “strafatta”. La Winehouse non è morta di overdose di droga, aveva bevuto tanto, troppo, forse in maniera esagerata. Era tormentata, aveva un seguito planetario, ma di fatto era sola. Sola quando l’hanno trovata morta.

Dopo la serie di Delitti Rock, ti rivedremo sulle reti Rai?
Ritornerò con una cosa bellissima: Titanic. E’ un lavoro importante con un cast straordinario. Vi lascio la sorpresa, ma  anticipo che vi piacerà.

Hai quindi archiviato i cinepanettoni?
Salto quest’anno, ma torno il prossimo. E’ un arrivederci.

Tra i tuoi impegni c’è anche quello di sindacalista. Sei stato segretario generale del sindacato attori. Cosa ti sta più a cuore?
La difesa della cultura in tutte le sue espressioni, la cultura ha tante forme.  Una poesia di Proust, un gelato artigianale, un film, una partita di calcio, uno stambecco che si inerpica sulla montagna, un concerto, un bicchiere di vino, una pièce teatrale: può sembrare banale, ma tutto ciò ha un retaggio culturale. Le tradizioni sono cultura, i fenomeni che interessano migliaia di persone sono anche loro espressione di  cultura. Penso che dovremmo ridefinire, in un certo senso, il termine cultura per farlo uscire fuori dai luoghi comuni.

Anche il palio è cultura. Ma è vero che sei un romano contradaiolo?
Sì sì. E ci tengo molto. Avevo tredici anni quando ho incontrato la Pantera. Spiego meglio: una parte della mia famiglia è di origini toscane e da piccolo ho iniziato a frequentare Daniele, il mio amico di Siena. Fu lui a “battezzare” me e mio cugino Paolo per la Pantera. Un’esperienza inimmaginabile, letteralmente travolgente quando la nostra Pantera vinse il Palio. Posso assicurare che mai più mi sono perso il Palio di Siena e, se proprio non posso andarci di persona, lo vedo in tv.

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