Tarantola: ''Per la Rai rischio big brother attraverso Google, Youtube, Facebook''

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Fonte: AA.VV.

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Televisione
  lunedì, 30 marzo 2015
 19:47

Tarantola: ''Per la Rai rischio big brother attraverso Google, Youtube, Facebook'' RISCHIO BIG BROTHER - L'accesso ai programmi della Rai attraverso Google, Youtube o altre piattaforme "potrebbe portare ad una nuova situazione tipo 'big brother' orwelliano in chiave moderna". L'avvertimento arriva dalla presidente della Rai Anna Maria Tarantola, nel corso dell'audizione davanti alla commissione sui diritti Internet a Montecitorio, presieduta da Laura Boldrini.

"Oggi - rileva Tarantola - un utente radio o tv se ha un problema con la Rai (diffamazione, abuso del diritto di cronaca, mancata autorizzazione all’uso dell’immagine, ecc.) sa di poter contare sulle leggi italiane ed europee che ne proteggono i diritti e quindi si 'fida' di Rai e condivide una serie di informazioni personali, perché si sa tutelato". "Ma questa tutela su Internet rischia di non esser più garantita. Mettiamo ad esempio - spiega la presidente - il caso di un cittadino che accede a programmi Rai attraverso le piattaforme Google, YouTube o via Facebook. Pensa di trovarsi in ambiente Rai, ma in realtà il suo rapporto è con Google, YouTube o Facebook, e come tale è regolato, in base alla Direttiva europea sul commercio elettronico, dalle leggi dello stato di California. Tutti i suoi dati, anche quelli sensibili, smettono di essere di sua proprietà e diventano patrimonio dell’azienda californiana".

"I dati che possono essere rilevati attraverso il controllo del consumo televisivo - sottolinea la presidente della Rai - sono assai sensibili ed attengono alla sfera dei diritti individuali più intimi, ed il fatto che un’azienda possa sapere se un certo utente cambia canale quando appare un certo politico, o si sintonizza quando ne appare un altro, è una violazione della privacy ed apre - ribadisce Tarantola - un pericoloso processo che potrebbe portare ad una nuova situazione tipo 'big brother' orwelliano in chiave moderna". "Sarebbe un danno gravissimo per la Rai - scandisce Tarantola - se il rapporto di fiducia fra il servizio pubblico e i suoi cittadini si spezzasse e venisse messo in discussione, perché la fiducia è un bene prezioso per ogni servizio pubblico".

I NOSTRI COMPETITOR - «Apple (700 miliardi di dollari di capitalizzazione in borsa al 15 febbraio 2015 e 180 miliardi di dollari di ricavo attesi) è oggi, per certi versi, un competitor diretto di Rai e lo sarà sempre di più domani con l'evolvere della convergenza tecnologica. Ma che competizione è quella in cui uno dei competitor incassa in tre giorni una cifra pari all'intero fatturato di Rai?». L'osservazione è della presidente della Rai Anna Maria Tarantola, che, audita dalla commissione diritti Internet a Montecitorio, mette a fuoco quindi la strada da seguire nel contesto attuale. «È evidente - dice Tarantola - che solo con delle regole precise, chiare ed eque si potrà continuare ad avere un futuro anche per le industrie nazionali od europee, in cui la produzione di contenuti continui ad essere diversificata per Paesi, aree linguistiche e regioni. Altrimenti ben presto rischiamo di andare verso una nuova omogeneizzazione culturale su scala mondiale. I media di servizio pubblico non chiedono protezione, ma un campo di gioco livellato in cui poter competere». «La Rai, cosi come l'Uer - sottolinea Tarantola - è profondamente interessata a che si definisca quanto prima un 'governo mondiale della retè. Le attuali regole del gioco che si applicano solo su scala nazionale o, solo in qualche caso continentale, non sono ormai più sufficienti: né sul copyright e sul diritto d'autore; né sui diritti dei cittadini, né sui diritti delle imprese».

INTERNET NON CAMBIA ESIGENZA DI AVERE SERVIZIO PUBBLICO - «Siamo di fronte ad una sfida epocale: quella di trasformare la missione di servizio pubblico da broadcaster (che trasmette da uno a molti, senza possibilità di feedback, di interazione o personalizzazione) a media company che offre una comunicazione a due vie. È una grande rivoluzione; ma questa rivoluzione non fa venir meno la necessità delle emittenti di servizio pubblico». Lo ha rilevato la presidente della Rai, Anna Maria Tarantola, ascoltata dalla commissione sui diritti Internet a Montecitorio. E «vorrei solo ricordare - ha aggiunto Tarantola - che la Raccomandazione del Consiglio d'Europa 'on measures to promote the public service value of the Internet' indica la necessità di introdurre nel mondo Internet, oggi governato solo dal mercato, anche una forte dimensione di servizio pubblico». Anche «il Consiglio d'Europa (già nel 2007!), l'Unesco e le Nazioni Unite, come emerge dalla Raccomandazione, hanno ben chiaro che una nuova missione di servizio pubblico nell'era di Internet non solo è possibile, ma è anche necessaria ed indispensabile per far da contrappeso ad un mondo fino ad oggi regolato solo dall'evoluzione delle tecnologie e dal denaro». «Internet affidato esclusivamente alle leggi di mercato, in assenza di regole globali condivise- avverte Tarantola - rischia di essere penalizzante per l'industria europea in generale. Il mondo digitale ci obbliga quindi (e lo dico nella mia veste anche di vicepresidente dell'Unione europea di radiodiffusione, Uer) a cambiare di prospettiva ed a ripensare in profondità la missione del servizio pubblico, l'offerta, l'organizzazione e la tecnologia».

2016 EPOCALE PER CONTRATTI SERVIZIO IN EUROPA
- «Il 2016 sarà un anno epocale per il servizio pubblico radio televisivo, non solo in Italia». A ricordarlo è la presidente della Rai, Annamaria Tarantola, oggi nel corso dell'audizione alla Camera nella Commissione per i diritti e i doveri relativi a internet. «Non andrà rinnovata solo la convenzione ventennale tra lo Stato italiano e la Rai - spiega la presidente -. Ci sarà anche quella decennale fra Regno Unito e BBC, quella fra lo stato e la radio danese e ancora la convenzione quindicennale fra RTP e governo portoghese. Il governo francese ha poi annunciato una riscrittura profonda del Contratto di obiettivi e mezzi, l'equivalente del nostro contratto di servizio, per France Tèlèvisions. L'argomento principale in discussione in questi contratti - aggiunge Tarantola - è il rapporto fra radio, televisione e Internet e come si modificherà il rapporto fra cittadini e missione di servizio pubblico a causa e grazie a Internet. In tutti questi Paesi siamo di fronte ad una sfida epocale: quella di trasformare la missione di servizio pubblico da broadcaster, che trasmette da uno a molti senza possibilità di feedback, di interazione o personalizzazione, a media company che offre una comunicazione a due vie».

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