Rai: dg, al vaglio nuovo piano autoregolamentazione. Campo Dall'orto e Maggioni in Vigilanza.

Rai: dg, al vaglio nuovo piano autoregolamentazione. Campo Dall'orto e Maggioni in Vigilanza.

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Fonte: Ansa

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Televisione
  mercoledì, 27 luglio 2016
 23:27

Rai: dg, al vaglio nuovo piano autoregolamentazione. Campo Dall'orto e Maggioni in Vigilanza.«Un nuovo piano di autoregolamentazione degli stipendi» che identifichi «delle fasce per i diversi ruoli dirigenziali, evitando disparità tra posizione, responsabilità e compensi». A due giorni dall'avvio del Piano trasparenza della Rai e nel pieno delle polemiche per gli stipendi d'oro e cariche retribuite senza effettivo ruolo, ad annunciare la novità è il dg di Viale Mazzini, Antonio Campo Dall'Orto, convocato in Commissione di Vigilanza Rai insieme alla presidente Monica Maggioni (con loro anche il capo del personale Paolo Galletti), in una seduta che continuerà ancora domani alle 14.30. Un nuovo piano, cui Dall'Orto dice «stiamo lavorando da tempo» e dove la parola chiave è «efficienza». «Mi sono impegnato a trovare un percorso con la collaborazione del Cda» che in poche settimane porti a mettere in campo azioni in tema di autoregolamentazione. Che prevedano ad esempio «indennità di funzione riassorbibili al termine dell'incarico e migliori indicatori di performance per i manager».

«Questo è un momento importante, di confronto, per la Rai e il paese», dice il presidente Maggioni, portando il suo caso personale caso, dal concorso alla presidenza, per raccontare il «valore all'interno dell'azienda. Ma non si è scoperto oggi - dice - che in Rai siamo a qualche significativo passo di distanza dalla perfezione». L'azienda, invece, deve diventare «un luogo dove si connette quello che uno percepisce con quanto vale e quanto è in grado di esprimere». Rispedite al mittente le polemiche sugli stipendi sopra i 240 mila euro. «Ho sentito da più parti l'idea che in Rai si aggiri il tetto grazie a un Bond costruito ad hoc - dice - La realtà è che i vertici precedenti hanno deciso di adottarlo perché ha permesso un significativo ed enorme risparmio, riportando nelle casse della Rai centinaia di milioni di euro. E se oggi abbiamo deciso di strapparci le vesti, nel 2012 saremmo rimasti tutti nudi», sottolinea. Lo stesso Campo Dall'Orto racconta di non aver trattato il suo compenso, ma di aver accettato «quello che prendeva chi c'era prima di me». Per avere professionisti di valore e qualità, però, bisogna stare sul mercato, ribadiscono entrambi. «Il piano trasparenza è un'occasione di crescita», aggiunge il dg, anche per scardinare «immobilità del passato. Siamo andati ben oltre gli obblighi di legge mettendo, ad esempio, online gli stipendi 2016 con quelli del 2015 e il Qualitel da gennaio».

Già «risolti - poi - 25 casi in cui non c'era corrispondenza tra posizione, ruolo effettivo e compensi. Un'altra decina di storture, entro la fine dell'anno». Ma le polemiche non si placano. «I tetti vanno rispettati, i dirigenti non utilizzati vanno impiegati e l'assunzione massiccia di esterni mortifica l'azienda - dice Maurizio Gasparri (Fi) - Speriamo non ci siano blitz di Renzi per lottizzarla ancora di più». «La Rai opera nel campo della cultura e dell'informazione non della finanza», aggiunge Renato Brunetta (Fi) invocando come Pino Pisicchio (Misto) la trasparenza totale «anche per artisti e loro agenti». «Tetti? Qui c'è chi non ha nemmeno un pavimento, come i precari», incalza Nicola Fratoianni (Sel). «Io non vedo novità nella Rai, nelle fiction, nei palinsesti», denuncia Maurizio Lupi (Ap) puntando l'indice «sull'utilizzo delle risorse» dal caso Merlo a Ballarò.

«Il dg Rai è un capo azienda e la sua retribuzione è in linea con il passato - dice invece Raffaele Ranucci (Pd) - Diverso il discorso di chi è inattivo». «Perché il direttore di Rai3 prende una volta e mezzo quello di Rai1?», chiede Salvatore Margiotta (Pd) mentre Vinicio Peluffo (Pd) invoca «tempi e strumenti» del piano di autoregolamentazione, perché «bisogna agire in fretta». Domani quindi nuovo capitolo con le domande rimaste senza risposta, come quella avanzata oggi dall'Usigrai e rilanciata da Margiotta in commissione: «Se fosse confermata l'assunzione di Mario Sconcerti saremmo al teatro dell'assurdo. Ancora una volta la grande innovazione sarebbe assumere un esterno. La contemporaneità - sosteneva l'Usigrai - sarebbe assumere un pensionato. La svolta riformatrice sarebbe pagarlo 200mila euro. Tutto questo mentre la Rai è sotto attacco proprio per stipendi, esterni e trasparenza. Così come in Vigilanza, il vertice Rai smentisca di aver assicurato al consulente Francesco Merlo l'inedito della rescissione unilaterale del contratto e nessun tetto sulle spese di trasferta»

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