Gli spot piacciono a chi guarda poca tv

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Fonte: Il Sole 24 Ore

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Televisione
  mercoledì, 14 marzo 2007
 00:00
La pubblicità televisiva piace di più agli italiani che ne vedono di meno.

È quanto si evince della lettura dell'indagi­ne Ipsos su "Gli italiani e la pubblicità televisiva", presen­tata ieri al convegno della Mar­gherita sul rapporto comuni­cazione commerciale e quali­tà nella tv che cambia.

I giudizi più favorevoli sulla pubblicità arrivano dai cosid­detti "multimediali": giovani tra i 18 e i 30 anni, laureati o pro­fessionisti Si tratta di un grup­po che usufruisce di tutti i me­dia. È anche quello, però, che vede meno televisione.

I giudi
zi più negativi sulla pubblicità arrivano dai "tele-esclusivi": hanno più di 65 anni e bassa scolarità, sono pensionati e ca­salinghe. Soprattutto, però, so­no foltissimi consumatori di televisione.

Se, quindi, il 50% dei "multimediali" accetta la pubblicità tv perché "non dà fastidio", il 72% dei tele-esclusi­vi, invece, la trova fastidiosa.

Il volume di spot è aumenta­to nel corso degli anni: Marco Testa, dell'agenzia Armando Testa, ricorda che nell'86 la Rai ne metteva in onda 64mila e Fininvest 274mila: oggi sia­mo, rispettivamente, a quota 164mila e 613 mila.

Gina Nieri, per Mediaset, rivolge un ap
pello alle aziende perché inve­stano direttamente nella pro­duzione di contenuti.

Jacques Sèguela lancia un je accuse alla tv di oggi e propone chela mar­ca, nel futuro della pubblicità condivisa e del "teleattore", finanzi reti e programmi per evi­tare il declino.

Valerio Di Na­tale, vicepresidente vendite della Kraft Foods Europa, sot­tolinea come la tv generalista abbia perso un milione e 400 mila spettatori negli ulti­mi anni.

Secondo Luca Montrone, presidente di TeleNorba, «un mercato aperto porte­rà solo benefici al Paese». Per Giorgio Gori, di Magnolia, «la qualità richiede competizio­ne» ed è d'accordo con Fabrizio Del Noce, direttore di Rai e Agostino Sacca, direttole di RaiFiction, nel criticare le li­nee-guida sulla Rai del mini­stro delle Comunicazioni, Pao­lo Gentiloni: «Una rete finan­ziata dalla pubblicità e due prevalentemente dal canone la indeboliscono».

Marco Mele
per "Il Sole 24 ore"

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