È quanto si evince della lettura dell'indagine Ipsos su "Gli italiani e la pubblicità televisiva", presentata ieri al convegno della Margherita sul rapporto comunicazione commerciale e qualità nella tv che cambia.
I giudizi più negativi sulla pubblicità arrivano dai "tele-esclusivi": hanno più di 65 anni e bassa scolarità, sono pensionati e casalinghe. Soprattutto, però, sono foltissimi consumatori di televisione.
Se, quindi, il 50% dei "multimediali" accetta la pubblicità tv perché "non dà fastidio", il 72% dei tele-esclusivi, invece, la trova fastidiosa.
Gina Nieri, per Mediaset, rivolge un appello alle aziende perché investano direttamente nella produzione di contenuti.
Jacques Sèguela lancia un je accuse alla tv di oggi e propone chela marca, nel futuro della pubblicità condivisa e del "teleattore", finanzi reti e programmi per evitare il declino.
Valerio Di Natale, vicepresidente vendite della Kraft Foods Europa, sottolinea come la tv generalista abbia perso un milione e 400 mila spettatori negli ultimi anni.
Secondo Luca Montrone, presidente di TeleNorba, «un mercato aperto porterà solo benefici al Paese». Per Giorgio Gori, di Magnolia, «la qualità richiede competizione» ed è d'accordo con Fabrizio Del Noce, direttore di Rai e Agostino Sacca, direttole di RaiFiction, nel criticare le linee-guida sulla Rai del ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni: «Una rete finanziata dalla pubblicità e due prevalentemente dal canone la indeboliscono».
per "Il Sole 24 ore"