Flop assicurato per format ormai scaduti

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Fonte: Il Sole 24 Ore

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Televisione
  giovedì, 29 marzo 2007
 00:00

Martedì sera la performance di Canale 5 patisce un 17,7% in prima serata, a fronte di un obiettivo del 23% assegnato alla rete dalla concessionaria di pubblicità.

Al martedì sera su Canale 5 c'è "Un, due tre stalla", un reality fuori tempo massimo che ha rischiato di produrre meno ascolti di Rai3 con Francesco Rutelli e Pieferdinando Casini a discutere di Afghanistan.

A conti fatti tra uomini, donne e bambini "Ballarò" arriva a 3,9 milioni e "Un, due tre stalla" si ferma a 4, ma presi da soli gli uomini sono arrivati apreferire il dibattito politico alle belle signorine che giocano alle contadine.

Per i reality questa è la stagione no, il momento della goccia che fa traboccare il vaso. Tra la prima e la seconda puntata "Un due tre stalla" ha perso il 12% del proprio pubblico, e ha soprattutto deluso quelli che Auditel classifica come persone di alta classe, sociale ed economica.

Non che questi signori siano dei grandi consumatori di tv ma se una sera sono in casa scelgono con curiosità cosa seguire: la loro delusione è stata forte, il loro abbandono è nell'ordine del 39%. E li si comprende: questo ultimo reality non ha la capacità della doppia tripla lettura.

Si ferma lì, si mostra nudo e crudo. E non sibasa su alcun immaginario di una qualche sensatezza.

"La pupa e il secchione", cui si ispira con una certa evidenza, si basa su stereotipi certi, su una incomunicabilità reale, concreta. E un incontro tra mondi; qui le presunte stelle e i contadini sono della stessa pasta.

Gli altri reality di successo hanno alle spalle un forte valore, la vita spiata del "Grande Fratello", la difficoltà di Robinson Crusoe dell' "Isola dei famosi".

Inoltre, "La pupa e il secchione" era in programma su Italia 1, non sulla rete ammiraglia. "L'Isola dei famosi" va su Rai 2 non su Rai 1.

L'identità delle reti e dei loro pubblici sono magie costruite negli anni, non si possono forzare senza conseguenze.

Può esser vero che i reality non siano adatti alla Rai. come afferma oggi il suo presidente, Claudio Petruccioli, ma non crediamo vi sia una tipologia di programma tv adatta in assoluto, certo è più difficile trovare il reality per RaÌ3 (quello sui vecchietti ne fu un chiaro esempio) e per Rai 1 che non per la seconda rete, o quel che rimane di essa.

Oggi infatti Rai patisce Rete4, che un tempo aveva invece da battersi con la terza rete Rai in quanto a numerosità di spettatori. Quel che avverrà adesso a 'Un due tre stalla' potrebbe essere preoccupante, ma evitabile. Il listino pubblicitario approntato da Publitalia non presenta questo programma, il martedì sera erano previsti film e miniserie.

Si potrebbe far finta di niente, cancellare l'ultimo dei reality senza farlo soffrire, risparmiando al pubblico, alla conduttrice, alle aziende inserzioniste, la lenta agonia dei cambiamenti di palinsesto, del mutar del giorno alla ricerca di quello libero da concorrenza perniciosa; quel giorno non esiste.

Le strategie editoriali agiscono oggi confuse in una società che non capiscono. La stessa pubblicità, stando alle ricerche, trova sempre più difficoltà a scovare i consumi mediali dei target cui mira, dei segmenti di pubblico che intenderebbe raggiungere.

Francesco Siliato
per "Il Sole 24 ore"

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