Tv, la sfida delle emittenti All News

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Fonte: Off

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Televisione
  domenica, 01 aprile 2007
 00:00

E' partita ieri la prima edizione permanente di Fine (Fenice International News Conference), incontro promosso da Copeam (associazione che riunisce le principali televisioni euro-mediterranee) e da Rai News 24.

I lavori si propongono di aprire una nuova realtà di confronto e di collaborazione tra le testate all-news.

Hanno preso parte i rappresentanti delle' testate giornalistiche di dieci Paesi; Al Jazeera, Al Arabya, Bbc, Euronews, Ntv Turkey, France24, Russia Today, Nile News, Canal 24 Horas, RaiNews 24, Copeam ed Ebu.

Quello, che segue è lo stralcio, in esclusiva per Off, di un lungo articolo di Roberto Morrione sul tema, già direttore di RaiNews24, che comparirà nel numero 2 di aideM, la rivista di critica della comunicazione diretta da Giulietto Chiesa e Adalberto Mìnucci.

In libreria a partire dal prossimo 6 aprile con un ampio dossier dal tìtolo "Giornalismo, radiografia di un mestiere in crisi "

Nelle dinamiche geo-politiche che attraversano il mondo globalizzato, nel complesso confronto intemazionale in corso fra l'Occidente e le diverse aree del pianeta, con la preminente posizione degli Stati Uniti e dell'Europa, sul controllo delle risorse, nello sviluppo commerciale, per l'egemonia culturale, tecnologica e militare, si sta aprendo una nuova sfida, quella dell'informazione multimediale.

In una realtà "multipolare", dove emergono prepotentemente nuovi protagonisti a livello globale, come la Cina e l'India e dove sono in corso rimescolamenti di centri e periferie fra Nord e Sud del mondo, in America Latina, ma anche negli assetti in trasformazione dell'Europa centrale e dell'Est, l'informazione digitale televisiva e in rete attraversa trasversalmente confini, porta con sé e insieme scavalca interessi nazionali, diffonde una diversa visione del mondo rispetto al "pensiero unico" d'interpretazione del reale diffuso negli anni dai network anglo-americani, quali la CNN, la BBC, FOX, SKY.

Sono stati i conflitti armati, in Afghanistan e in Iraq, ma anche la polveriera del Medio Oriente dilaniato dallo scontro fra Israele e il nascente Stato palestinese, nel quadro cupo del terrorismo islamico e del simmetrico integralismo espansionista dei neo-con a Washington, a fare emergere il nuovo ruolo delle reti televisive all-news come strumento di informazione globale, ciò che ha voluto dire anche campagne di massa per una preparazione psicologica alla guerra, per acquisire consenso, per coprire gli enormi, spesso inconfessati interessi economici, di mercato e geopolitici, ma anche di potere personale, che erano i veri motori delle scelte strategiche.

Nel corso di tutto il lungo conflitto iracheno, ora sfociato in una progressiva e inarrestabile guerra civile, l'informazione internazionale è spesso sfociata nella propaganda, alla quale non sono certo stati esenti i grandi networks occidentali, che in alcuni casi più illuminati, come da parte della CNN, della BBC e di giornali come il "New York Times" e il "Washington Post", hanno successivamente fatto autocritiche.

Al Jazeera in lingua araba non è stata evidentemente un'eccezione, ma paradossalmente ha in un certo senso riequilibrato la situazione, consentendo - come è accaduto ad esempio a Rai News 24 da me diretta - di trovare riscontri più completi e autonomi, anche problematici, nel flusso a senso unico che pervadeva i circuiti delle fonti occidentali.

Ricordo in particolare i due collegamenti in diretta che Al Jazeera ha dedicato nella sua rubrica di massimo ascolto, nel dicembre 2005, all'inchiesta di Rai News 24 sul fosforo bianco usato dall'esercito americano nella battaglia di Fallujiah: dibattiti esemplari, per contenuti, chiarezza, scelta degli ospiti, professionalità e autonomia del conduttore. Avrei voluto farli vedere a rinomati conduttori di talk show della Rai o di Mediaset, che potrebbero davvero imparare molto!

Lo scambio di notizie e materiali alla pari, stabilito con la CNN e tuttora in corso nonostante l'aperta ostilità del governo Bush, è del resto illuminante sul sostanziale rispetto intemazionale conquistato sul campo dall'emittente del Qatar.

La sfida che attende Al Jazeera International è dunque davvero difficile e ambiziosa e potrà essere vinta se il canale saprà mantenere il suo equilibrio e la sua credibilità attraverso i modelli e i valori professionali acquisiti, senza farsi travolgere dalle ovvie spinte delle piazze arabe in funzione pregiudizialmente antiamericana o integralista, ma allo stesso tempo non rinunciando a rappresentare la grande parte del pianeta emarginata o ignorata nel gran banchetto della comunicazione.

Roberto Morrione
per "Off"

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