Cervia: che fine hanno fatto i 'Campioni'?

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Fonte: La Stampa

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Televisione
  mercoledì, 04 aprile 2007
 00:00
Il calciatore dilettante è quasi calvo, fa qualche stravizio, in campo non rantola ma ansima abbastanza, e qualche volta sputa l'anima, ha la pancia pronunciata di chi la sera frequenta chef di fama dubbia, caviglie tumefatte e ginocchia cigolanti. Ai lavoro stacca tardi e la domenica mattina si alza all'alba per andare a farsi insultare da una decina di tifosi grevi ed esasperati. Ma una volta tra i dilettanti c'era «Campioni». E i Campioni erano tutti giovani, belli, depilati, tatuati, disinvolti, avevano un grande self-control, pur di farsi inquadrare stringevano la mano all'arbitro anche quando non serviva, soprattutto erano molto telegenici.
 
Una volta c'erano troupe, registi, le telecamere di Italia 1, edizioni speciali dei Tg di ogni rete, c'era lo share, la pubblicità, lo sponsor, i picchi d'ascolto, teenager urlanti, convulsioni, lacrime, deliri e ragazzine adoranti. Il primo reality applicato al calcio ebbe un successo iniziale straordinario, applausi, claque, battimano e complimenti a tutti. Poi, improvviso il declino, traumatico, inarrestabile, senza spiegazioni.
 
Tutto cominciò a Misano durante Real Misano-Cervia. In tribuna apparve uno striscione riferito a Gullo, uno dei punti di forza della squadra di Graziani che non lasciava dubbi. Erano i primi segnali del crescente disamoramento: «Gullo, sei credibile come Emilio Fede». Da quel giorno gli ultra del calcio dilettantistico fecero gruppo schierandosi contro il market televisivo e trovando una sponda con la tribù del calcio professionistico. C'era una volta il Cervia targato Vodafone-Mediaset, ora non c'è più.
 
La leggenda dei cavi
Mercato del pesce di via Nazareno Sauro, Circolo dei Pescatori «La Pantofola» di Borgo Marina di Cervia. I pescherecci Diana Dall'Edera e Canavin risultano regolarmente attraccati. Davanti alla banchisa c'è un cartone che da solo vale un film. Il banco è di Simone e Luisa: «Acciughe fresche dell'Adriatico settentrionale, l'attività è sospesa fino all'1-5-2007 causa fermo biologico».
Un metro dopo il cartone, barba e occhi in trascinante risacca, c'è Assam, 38 anni, di Casablanca. Assam vende acciughe, puzza di pesce come un'ancora ma tra mezz'ora andrà sul lungomare a vendere rose agli innamorati; «Il fermo si fa a fine stagione». Stando alle voci, quando Italia 1 accese le luci sul primo Campioni condotto da Ilaria D'Amico (anche allora in panchina sedeva Ciccio Graziani), «La Pantofola» era uno dei covi degli ultra locali. Ma questa storia dei covi dev'essere una leggenda perché le voci non trovano sostegno: «Mai sentito parlare di covi ultra - dice As-sam - comunque prova ai Notturno, il bar del cimitero. Forse qualcuno con la Gazzetta in mano lo trovi anche al Rinascita. Qui se tifano tifano Juve o Bologna».
Juve o Bologna ma vanno capiti. Il Cervia dei dopo-Mediaset è uno spreco di tempo. Sparito Io sponsor Vodafone, il presidente Massimo Medri le vene non se l'è tagliate ma deve aver perso il libretto degli assegni. La squadra è a un passo dalla retrocessione: 22 punti in tutto nel girone D della serie D, penultima in classifica, dietro solo la Piovose. Una roba miserrima, assemblaggio vertiginoso di esperimenti tecnico-tattici e i nuovi acquisti sono una scommessa d'altri tempi.
 
Le primedonne
Luca Visani, 20 anni, difensore centrale, fa il maniscalco nella scuderia del padre a Forlì. Batte e ribatte sui ferri, sta che è una bellezza, dicono  giochi  bene, una promessa, ma per lui il calcio non dev'essere una suggestione forte. Roberto Fabbri, terzino di fascia, monta trapani, fabbrica viti, bulloni e punte per trapani. Federico Senofieni, il portiere della squadra, è un odontotecnico specializzato. Luca Filippi, centrocampista, gira la Romagna con una valigia di prodotti per parrucchiere. Matteo Balducci fa il muratore ma attualmente è disoccupato.
La scommessa televisiva di Mediaset trovò il suo epilogo con l'arrivo di Daniele Bossari, non a caso conduttore di Azzardo. Nel tentativo di rendere visibile una cosa invisibile, calcio e ultra a Cervia, il Biscione pescò uno dei flop televisivi più clamorosi di ogni epoca, uno di quelli che fanno storia, ideato raccontano da Piersilvio Berlusconi in persona.
 
Tavolo fronte Hotel Cuba. Due imprenditori locali  discutono di menù tattici, quelli studiati per fregare i turisti meno danarosi, ananas limonate e scaloppine al peperone. «E calcio? Certo, il Pineta, le piste da ballo di Bobo Vieri, Pippo Inzaghi, Galante e Coco. Ma se dobbiamo parlare di sport il nostro sport è il golf.
Siamo gente di vita, da maggio a settembre techno a palla, deejay, cubiste, ragazze e nottambuli. Con Campioni magari abbiamo perso un'opportunità ma gli affari vanno come sono sempre andati, a gonfie vele. Cervia è il Lido di Savio, la nostra Bologna Mare, i blitz di modenesi e bergamaschi».
 
Le sardine del Papa
Interno Circolo dei Pescatori, muri celesti, soffitti alti. In faccia alla macchina del caffè tre gozzi antichi, quelli che armavano a fascioni paralleli, e timonieri a torso nudo. Il poster dell'allora arcivescovo di Ravenna, Ersilio Tonini: «Beveva dai bicchieri di plastica, uno di noi l'Ersilio». L'arcivescovo dondola da una sdraio, tracanna vino rosso e ingoia sardine fritte con la compostezza di un gabbiano. Alla destra di Tonini, ecco Karol Woityla che benedice il matrimonio tra la città del sale e il mare. L'11 maggio 1986, alle 18 in punto, l'elicottero papale atterrò nel campo sportivo di Pinarella. Dalla Pinarella Giovanni Paolo II venne trasferito a bordo della «Giulia». «Ero il motorista. Provai un'emozione forte, forse troppo forte perché di lì a qualche ora mi prese il colpo, il secondo in ordine temporale, avrà deciso Dio», dice Lino Pistocchi.
 
Pistocchi Lino, detto Rimorchio, 69 anni: «C'ho tre infarti sulle ginocchia, causa eventi naturali incontrollabili». Rimorchio, negli Anni Sessanta autista del Cervia Calcio, mette i puntini sulle i: «Il Cervia è esistito dagli Anni Cinquanta ai Sessanta, era la squadra di Poldo Proni detto Birbone, di Piretti detto Campanile, di Vicini detto Nipote perché era il nipote di Azeglio Vicini, di Esposito detto Di Cesenatico, di Zoffoli detto Locomotiva. Presidente Germano Modoli. Quelli del reality sono quattro stronzi, alla nostra storia calcistica non hanno aggiunto nulla».
 
I tre che giocano ancora qui sono Bertaccini, Spagnoli e Mattia Missiroli, consigliere provinciale Ds. «È buio pesto - dice Missiroli -chi voleva giocare a pallone s'è trovato con un pugno di mosche in mano. Chi sperava in un futuro da divo televisivo s'è inventato qualche blog sulla rete e forse è anche uscito di testa. Ora abbiamo questa squadra di ragazzi, qualcuno di noi lavora, gli altri studiano, difficilmente riusciremo a salvarci».
 
Il bestemmiatore
Gli altri? Christian Arrieta, difensore del Lecce, celebre per aver collezionato una denuncia dal direttore dell'Osservatorio sui diritti per i minori, Antonio Marziale, è l'unico ad aver sfondato nel calcio professionistico. «Nominato» dal pubblico televisivo, quindi escluso dalla formazione titolare, intorno alle 14,30 di un venerdì di ottobre bestemmiò in diretta il nome della Madonna.
 
Aruta, un passato in B col Pescara, gioca in Eccellenza a Comacchio. Moschino, 34 anni, al calcio aveva poco da chiedere. Sognava un posto al sole in tv ma non aveva le «physique du role» di Giorgio Alfieri, il suo compagno che almeno è diventato tronista nello smielato pomeriggio tv di Maria De Filippi.
«Un ossessivo maniacale Moschino, vedeva la luce rossa e s'incollava alla camera come una medusa, gli è andata male e mi dispiace, ora gestisce un negozio di abbigliamento a Napoli -spiega Emanuele Morelli, assicuratore a Milano Marittima e attaccante della Vis Pesaro - Il primo anno la simulazione era perfetta, cinquemila spettatori a partita, 42 mila in un'amichevole a Palermo, manco fosse la Nazionale azzurra. Cervia era un cult, venivano da fuori, dalla Sicilia, dalla Puglia, dalle Marche, legioni di ragazzine invasate, la figa che ci rincorreva per strada, eravamo finti ma sembravamo veri, eravamo catorci ma sembravamo Porsche».
 
La legge del contrappasso si materializzava in trasferta con insulti e maledizioni che te le regalano. Fuori casa la fama si traduceva in un solo grido: «A' froci». Al termine di un'amichevole, al Dall'Ara di Bologna, la squadra venne raggiunta negli spogliatoi e bersagliata a colpi di cubetti di ghiaccio per una mezz'ora buona. L'unico a conservare il sangue freddo fu Ciccio Graziani. Disse solo: «A regà, c'avete paura che ve gonfieno?, 'a popolarità se paga».
 
Elio Pirari
per "La Stampa"

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