E Ben Ammar studia lo sbarco a La7

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Fonte: La Stampa

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Televisione
  mercoledì, 04 aprile 2007
 00:00
C'è un altro dossier caldissimo, nella galassia Telecom: quello La7 e le altre attività tv e d'informazione di Telecom Italia Media. Ricorre con insistenza il nome del finanziere tunisino Tarak Ben Ammar, che ha appena completato l'acquisto della piccola rete satellitare Sportitalia, come leader di una cordata d'investitori pronti a rilevare il potenziale terzo polo della tv italiana.
 
Potenziale, perché in cinque anni di gestione Telecom la televisione non è mai davvero decollata, anzi. Stando all'ultimo bilancio ufficiale disponibile, il risultato operativo s'attesta sui 45 milioni di euro di perdite nei primi 9 mesi del 2006 (più 5,3 per cento), a fronte di ricavi per 59 milioni di euro. Anche la piccola e ricca Mtv, con i suoi 60 e rotti milioni di euro di ricavi, non gode di un eccellente stato di salute, con un margine positivo del 3,6 per cento.
 
Ancor più sconfortanti le analisi di merito che circolano tra i potenziali acquirenti de La7. Il grande paradosso è il rapporto tra risultati effettivi e attenzioni mediatiche. Il nuovo talk-show kolossal affidato alla starlette di Sky Ilaria D'Amico fa già notizia da mesi, eppure non è andato in onda. Ci sono trasmissioni che raggiungono anche la sostanza degli ascolti, come il salotto-chic Le Invasioni Barbariche di Daria Bignardi. L'altro successo forte della rete, II processo di Biscardi, è traslocato a 7 Gold.
 
Nel dato medio giornaliero qualche guizzo al mattino da Omnibus, soprattutto in periodi elettorali. In tarda serata oltre il 4 per cento arriva solo Markette che, però, in rapporto all'investimento, non raggiunge i risultati dei vari telefilm, da Sex and The City in giù, molto meno costosi, che l'hanno preceduto. Dati alla mano, comunque, più che La7 dovrebbe chiamarsi La2 (per cento): in 5 anni d'investimenti produttivi continui, l'ascolto medio nella prima serata 2006 è fermo a quota 2,23 per cento, poi 2,19 a inizio 2007, ovvero molto sotto la soglia minima di concorrenzialità sul mercato pubblicitario. Anzi, nei dossier vengono persino rilevate perdite sulla cosiddetta audience commerciale: tra il pubblico adulto 20-54 anni.
 
Pesano anche la qualità e la diffusione del segnale. A Milano è capitato ancora di recente di vedere interi programmi con l'audio fuori sincrono. Perfino gli ingredienti prestigiosi del menù de La7, da Giuliano Ferrara a Gad Lerner, funzionerebbero meglio in collocazioni orarie diverse. Quel che conta, e rende La 7 appetibile nonostante i dati, è il raffronto con lo scenario europeo, dove non mancano i casi di successo delle nuove televisioni: dal canale Talpa olandese, che dopo due anni viaggia su una media sopra il 6 per cento, alla neonata Cuatro spagnola, cui invece giovano un risultato del 7 per cento i vari reality Supermodelo, Supernanny, e così via.
 
La domanda resta la stessa: Tarak Ben Anmmar, se perfezionerà l'acquisto, potrà essere davvero l'editore del rilancio sul mercato?
 
Paolo Martini
per "La Stampa"

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