La tv fatta in casa conquista il web: il fenomeno del videoblogging

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Fonte: Il Messaggero

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Televisione
  sabato, 07 aprile 2007
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Un esempio di vblog«Alle cene universitarie mi piaceva preparare piatti etnici con le mie amiche, ma finiva sempre che passavamo più tempo a cercare di interpretare la ricetta che a cucinare», racconta Laura, 25 anni, studentessa universitaria di Bologna. «Così un giorno abbiamo creato un nostro blog su internet. Ogni volta che ognuna di noi scopre un piatto nuovo, io prepara davanti a una telecamera e poi lo mette sul sito».
 
«Quando ero in Erasmus usavo la connessione video per comunicare con i miei amici - ricorda Mario, 27 anni, neolaureato di Roma - Poi quando sono tornato in Italia, giusto per non perdere l'abitudine, ho creato un piccolo sito ad uso personale e circa una volta a settimana mi connetto in video per un'oretta e faccio il resoconto delle giornate passate. Un po' un diario online».
 
«Prima di arrivare in Italia ho girato quasi tutta l'Africa e una parte dell'Europa, in particolare la Francia - spiega Ibrahim, venditore ambulante originario del Senegal - Mi sono reso conto che la realtà degli immigrati è troppo isolata. Che la televisione ne parla solo in termini allarmistici e ideologici, spesso ribaltando i problemi. Così ho pensato che è meglio fare da sé».
 
Una webcam, un computer, una connessione veloce e il gioco è fatto. Tra siti, testate on line e radio che lasciano l'etere per diffondersi sul web, ecco che approdano su internet le Blog Tv. Si tratta di vere e proprie televisioni fatte in casa che, appoggiate ad un sito web o al proprio blog, trasmettono - in streaming o registrati - programmi autogestiti e video indipendenti.
 
C'è Insu^Tv con i suoi programmi: Domenicaut, con le sue interviste, i suoi documentari, le sue rubriche sulla cucina ("Il gambero losco"), i concerti live e le fiction. E poi il Tg Migranti, con le sue riflessioni, le sue notizie e i suoi appuntamenti ad uso e consumo dei migranti napoletani, in lingua francese e wolof: «Nella redazione siamo per ora 8 africani, la maggior parte senegalesi, e quattro donne russe e ucraine - racconta Ibrahim - Alcuni hanno esperienza di mediazione interculturale, nessuno di giornalismo professionistico. Contiamo presto di inserire anche srilankesi e persone delle comunità anglofone. Siamo molti, forse anche troppi, ma la nostra non è e non vuole essere una redazione "professionista". Ne abbiamo parlato con i ragazzi di Insu^tv: il nostro è un media ''comunitario" dove ognuno prende la parola a partire dalla sua realtà».
 
E ancora Comic Radio, con la sua musica e le sue trasmissioni irriverenti: «E' strano a dirsi ma ci siamo incontrati mentre facevamo un lavoro normale» assicurano Michele e Francesco, conduttori del ComicShow, programma principe della web radio. In quanto ad argomenti ce n'è davvero per tutti i gusti: si va dal gossip alle news, dai corsi di cucina alla promozione del patrimonio artistico del proprio quartiere. Anche per quanto riguarda l'organizzazione il panorama è piuttosto vasto: dalle parole in libertà di un internauta supportato solo dalla propria "attrezzatura da scrivania" (webcam, tastiera, mouse, cuffie e microfono) come la simpaticissima Buzz Tv, alla piccola testata registrata che monta servizi giornalistici intervistando i negozianti del proprio rione - come la romana Monti Tv - fino ad arrivare alla televisione professionale The Blog Tv, che organizza video prodotti da blogger italiani, permettendo loro di essere promossi e remunerati.
 
I siti di video vengono visitati ogni mese da circa 4,3 milioni di utenti. Tra i principali protagonisti YouTube (con 3,6 milioni dì utenti, + 28% su gennaio) e Alice Video (che nato solo da tre mesi ha già raggiunto circa 800 mila utenti). Sono circa 50 mila gli internauti che hanno pubblicato almeno un video negli ultimi mesi, anche se di questi solo pochi, nell'ordine di un paio di migliaia, sono veri vloggers, ovvero pubblicano video e aggiornano il proprio spazio con frequenza.
 
E pensare che solo un anno fa in Italia il fenomeno era ancora agli albori: gli unici siti di video già esistenti, Google Video e YouTube, non superavano i 300 mila accessi. «Internet rivoluzionerà la televisione entro i prossimi cinque anni», ha sentenziato Bill Gates durante il World Economie Forum di Davos. Il Presidente della Microsoft ha spiegato che la rivoluzione è già in atto: il successo della riproduzione video online e la sempre più stretta sinergia tra pc e tv sarebbero i sintomi del cambiamento. E in effetti, secondo le statistiche, servizi online come YouTube stanno lentamente erodendo l'audience televisivo. Sembra infatti che all'aumentare del tempo di fruizione dei contenuti video online, corrisponda una diminuzione del numero di ore spese davanti alla tv da parte dei giovani. Gates è convinto, come molti analisti, che il broadcasting tradizionale sia destinato ad essere sostituito da un consumo video più flessibile ed eterogeneo.
 
«Sono stupito dal fatto che le persone non se ne rendano ancora conto, ma vedrete che fra non più di cinque anni rideranno sulle cose che abbiamo oggi». E nel frattempo, come ad avvalorare questa tesi, New Global Vision (archivio di video indipendenti online) si è aggiudicato insieme a Telestreet (circuito delle Tv di strada che trasmettono nei coni d'ombra delle Tv legalmente riconosciute) l'Award of Distinction della XIX edizione del Prix Ars Electronica di Linz, il più prestigioso concorso internazionale dedicato all'arte digitale e dei nuovi media. Tra le motivazioni: accesso pubblico alla televisione, produzione e distribuzione video indipendente, lotta al monopolio televisivo.
 
«Personalmente lavoro con una telestreet bolognese e sono partecipe del movimento fin dall'inizio - racconta Vjctor, di New Global Vision - Posso dire che l'iniziativa delle telestreet (di poco successiva a quella di ngvision) certamente nasce anche come reazione al monopolio nazionale e alla pochezza di contenuti che vengono proposti dai canali ufficiali. Certo poi le motivazioni sono anche altre e si può dire spesso con caratteristiche specificità locali. Basti pensare che si hanno telestreet che nascono all'interno dì centri sociali autogestiti, altre da gruppi di amici in un quartiere o in un paese, una in una parrocchia, altre sotto l'ala di consigli comunali, un'altra in una fabbrica occupata meridionale...e così via».
 
In tutti i casi una sigla iniziale, e poi via libera alle buone, idee. Una coppia di Bari un giorno ha telefonato a Telestreet: «Vogliamo farci una televisione di famiglia - ha chiesto - come si fa?».
Insomma, contro i peggiori pronostici degli ultimi armi che inducevano a temere una fruizione sempre più passiva dei mezzi di comunicazione tra reality show e "sonniferi per cervelli", oggi la Tv si fa in casa. E gli ingredienti li decidiamo noi.
 
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Bruno Pellegrini insegna Sociologia della Comunicazione all'Università di Roma. Nelle prossime settimane uscirà il suo primo libro, dedicato al videoblogging e allo user generated content.
 
Come nasce l'idea di TheBlogTv?
«TheBlogTv nasce a Marzo 2005, quando il videoblogging in Italia era ancora un fenomeno sommerso praticato da qualche decina di pionieri. E nasce con l'obiettivo di distribuire su tutti i media il contenuto user generated (creato dagli utenti, ndr) realizzato dagli iscritti e di restituire a questi parte del valore generato sotto forma di compenso economico. Ma non avevo un solo dubbio che quello che stava per venire sarebbe stato rivoluzionario e avrebbe definitivamente spalancato le porte della comunicazione consentendo a tutti di diventare finalmente media».
 
Come funziona il vostro sito?
«In realtà il nostro sito è principalmente un laboratorio di produzione dove i vloggers iscritti, ad oggi circa 800, si ritrovano per confrontarsi tra loro e con la redazione. Si tratta di programmi televisivi, come Tifosi 2.0 che va in onda su La3 e prossimamente sul circuito nazionale 7Gold, ma anche di docu-fìlm, come il progetto IlMioPaese 2.0 che portiamo avanti assieme alla VivoFilm con la supervisione del regista Daniele Vicari, o anche spot "user generated" come quello realizzato recentemente per il lancio della Fiat Bravo. Ai vloggers che si iscrivono non viene tolta la titolarità delle loro opere né gli viene richiesto di abbandonare il loro videoblog per trasferirsi da noi. TheBlogTv infatti lavora con vloggers di tutte le piattaforme, da Alice a YouTube a Libero Video, nel pieno spirito "open" di internet. Tutti possono partecipare e continuare a fare videoblog esattamente come prima, se gli autori dei programmi utilizzano uno dei loro video allora vengono pagati per ora fino a 50 o 100 euro».
 
A cosa si deve secondo lei la crescente diffusione del fenomeno delle blog tv in Italia?
«Il fenomeno delle blog tv o dei videoblogging si deve, come nel resto del mondo, alla progressiva riduzione, direi disintegrazione, delle barriere all'accesso che da sempre hanno separato l'individuo dal "fare comunicazione". Oggi la maggior parte di noi dispone di uno strumento di ripresa, che sia una webcam o una handycam, e nel prossimo futuro le videocamere del cellulare saranno nelle tasche di tutti che diventeranno, almeno in potenza, citizen journalist. La stessa cosa dicasi per i sistemi di editing e montaggio, che sono oggi offerti gratuitamente nel pacchetto base di Windows e Mac (Movie Maker e Imovie) e si trovano addirittura on line (JumnCut). Infine, con servizi quali YouTube e DailyMotion, è scomparso per il singolo viogger anche il costo di banda necessario per distribuire i propri filmati in rete. L'unica barriera rimasta è quella culturale, della media literacy: al di là dei giovani per i quali fare un video e metterlo in rete è tanto naturale quanto inviare un sms, i più anziani impiegheranno un po' di tempo per abituarsi e nel breve periodo crescerà la frattura generazionale e la divisione tra chi fa comunicazione e chi la subisce».
 
Inchiesta condotta da
Carola Tangari
per "Il Messaggero"

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