Ecco perchè Google vuole andare in tv

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Fonte: Il Sole 24 Ore Nòva

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Televisione
  giovedì, 12 aprile 2007
 00:00

«Crediamo che molti dei principi di Intemet possano essere applicati al mercato televisivo».

Così Keval Desai — direttore del "product management TV ads" di Google — riassume la nuova scommessa di bigG: entrare da protagonista nel ghiotto mercato dell'advertising TV.

Le ambizioni offline del colosso di Mountain View sono frutto di un recente accordo commerciale con EchoStar Communication: grazie a quest'intesa, Google sperimenterà a breve un sistema di creazione, compravendita e misurazione dell'efficacia degli spot televisivi che saranno trasmessi su 125 canali dell'emittente satellitare americana.

L'intento di Google è chiaro: trasferire sul network televisivo il suo enorme know-how nell'advertising on line. In particolare, la sua ben nota abilità nel confezionate annunci pubblicitari su misura, in perfetta sintonia, cioè, con le ricerche degli utenti.

Offriremo «spot più mirati ai telespettatori, report migliori agli inserzionisti e una maggiore raccolta pubblicitaria alle emittenti ed agli operatori televisivi», ha spiegato Google per bocca del suo Ceo Eric Schmidt.

Agli inserzionisti TV si schiuderà così un mondo di informazioni statistiche finora in gran parte precluso ai media tradizionali: per ogni spot sarà possibile conoscere non solo il numero esatto degli spettatori che lo hanno visto, ma anche per quanto tempo, quante volte e secondo quale distribuzione sociale e geografica dell'utenza. Ciò grazie ad una nuova generazione di set-top box messi a disposizione da Echostar e Astound, altro partner importante di questo esperimento.

«Con Google TV Ads l'intero processo sarà automatizzato», fa sapere Google in una mail pubblicata sul noto blog tecnologico Battellemedia: «dalla pianificazione della campagna pubblicitaria, all'invio e alia trasmissione degli spot in TV, fino al report sulla loro efficacia». Gli spot saranno acquistabili online — con un modello d'asta simile a quello utilizzato in Ad-Words — attraverso un'interfaccia già familiare ad agenzie ed inserzionisti. Questi ultimi pagheranno solo gli spot TV effettivamente visti dagli utenti.

In un momento di grandi attenzioni e migrazioni verso la raccolta pubblicitaria online, dunque, Google procede «contromano» sulla strada dell'advertising offrine. Percorso del quale, nel recente passato, ha già sondato il terreno degli spot via radio, telefonini e videogiochi.

Un po' dappertutto ci si interroga sulle possibilità di successo di questa iniziativa, secondo molti analisti strettamente legata a come Google riuscirà a gestirne la possibile conflittualità con le sue tradizionali attività online.

Come potrà allearsi in futuro — si chiedono in tanti — con gli stessi attori dell'"OldTube" (si pensi a Murdoch&Co.) che hanno già promesso guerra aperta a YouTube?

Eh già, un bel rebus... Ma i 70 miliardi di dollari generati ogni anno in Usa dall'advertising TV—soprattutto se confrontati ai "soli" dell'online — sono un boccone prelibato. Fin troppo perché Google possa rinunciare a farlo suo. O quantomeno a sedersi a tavola per provarci.

Massimo Mattone
per "Il Sole 24 Ore Nòva"

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