Nuore in parcheggio: la morte del reality

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Fonte: La Repubblica

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Televisione
  venerdì, 13 aprile 2007
 00:00
Ridotto negli ascolti a una dimensione più consona (più o meno un trentesimo della popolazione italiana), "La sposa perfetta" di Raidue, il mercoledì in prima serata, ha l'aria di aver perso abbastanza presto la spinta propulsiva che i pasdaran del reality speravano di perpetuare per sostenere runica cosa che serva davvero al genere: ovvero la centralità nel discorso televisivo, ovvero gli strattoni ai telespettatori e ai loro interpreti per richiamare attenzione, fosse pure con questo bislacco recupero di modalità antiche - le suocere, le nuore, i generi (televisivi, finalmente identificabili). Visto il successo-shock ottenuto nella prima memorabile puntata, nella seconda sono sbucati altri notevolissimi spunti in tema. Uno su tutti: le donne non sanno guidare. E quindi le concorrenti femminili venivano sottoposte alla prova parcheggio. Uno sballo.
 
Dall'altra parte, in contrapposizione, rispetto allo scadente risultato del prodotto di Raidue ha finito col fare un figurone perfino "Un due, tre... Stalla", rinvigorito o qualcosa di simile dalla cura De Filippi, seppur su numeri che in altri casi farebbero parlare di flop. Buon per chi si diverte ancora con queste cose, e soprattutto a discuterci sopra. A patto di non gabellare una situazione che si è ormai del tutto normalizzata — il trend al ribasso dei reality — come qualcosa di ancora vivo e rappresentativo di tendenze, pensieri e azioni.
 
Visto che inumeri, alla fine, decidono sempre tutto, sarebbe il caso di stabilire una volta per tutte che vale la pena trarre conclusioni forti e puntuali solo sui prodotti tv che registrano ascolti davvero rilevanti: e ormai succede solo per le grandi partite di calcio o per le fiction di richiamo. E nel ramo intrattenimento per due o tre personaggi al massimo, in grado di radunare le folle. Il resto che viene proposto sulla tv in chiaro è in larghissima parte solo cabotaggio televisivo di medio-basso spessore, riempitivo per chi non ha o non vuole di meglio da fare o guardare.
 
In teoria non ci sarebbe nulla di male, salvo chiedersi ogni tanto, giusto per non perdere l'abitudine, perché non sia tutto un po' migliore, e quanto costerebbe. E chi sono quelli che fanno di tutto per impedirlo.
 
Antonio Dipollina
per "La Repubblica"

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