F. Fazio: 'Il format mio, non sono un dipendente di Berlusconi'

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Fonte: La Repubblica

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Televisione
  domenica, 20 maggio 2007
 00:00

Se lo chiedono tutti: che effetto fa dipendere da Berlusconi lavorando in Rai? Fazio ride di gusto. «Ho letto persino articoli per cui sarei diventato un dipendente di Berlusconi. Il format di "Che tempo che fa" è mio, in concessione a Endemol, previo accordo con la Rai per ancora un anno. Io ho un contratto con Rai».

Ma la polemica impazza: Massimo Butti (An) chiede chiarimenti sui contratti di Fazio e Lucia Annunziata.

Allora Fazio, il format è suo. Può spiegare cosa vuol dire?
«Che è stato pensato da me, registrato e depositato. Una volta depositato si può dare in concessione, in questo caso a Endemol. Io ho lavorato benissimo in questi anni, ho avuto la massima libertà. Se potrò continuare così, e ne sono certo, sarò strafelice. Altrimenti si vedrà. La collaborazione con i Bassetti (con loro sono tornato in Rai nel 2003), e il direttore di Rai Tre Paolo Ruffini, è perfetta».

Non è preoccupato, non la imbarazza?
«L'unica condizione, per me, è la libertà autoriale. A queste condizioni continuerei per i prossimi dieci anni».

Per lei, quindi, non c'è nessun conflitto d'interessi.
«Mi dispiace deludere chi grida allo scandalo, ma non sono un dipendente di Berlusconi».

Però, ammetterà, l'acquisizione di Endemol da parte di Mediaset, porta di fatto alla realizzazione di Raiset. Una curiosa parentela.
«Paese strano. Due settimane fa Berlusconi era il salvatore della patria con Telecom, ora torna a essere il demonio. Il problema è delle regole: è consentito farlo? Se si può, hanno fatto benissimo. Operazione giusta dal punto di vista editoriale, Mediaset entra per una quota nel colosso che produce format tv. I problemi, invece, da noi, si affrontano dalla fine: lei è favorevole o contrario? Il nodo da sciogliere, semmai, è: a chi dà Endemol un programma conteso? Basterebbe aumentare i competitor».

La Rai, di fatto, dipenderà dalla concorrenza.
«La Rai dovrà acquistare trasmissioni da un'azienda di Mediaset. Potrebbe essere l'occasione per lo scatto d'orgoglio, ritrovare linee editoriali. Io penso che il problema sia sempre il mercato bloccato».

Che vuol dire?
«Non ci sarebbe nulla di male a vendere una rete Rai e dare il via al libero mercato, ma sono discorsi più grandi di me. La tv pubblica, essendo luogo di rappresentanza della società civile, a quel punto dovrebbe raccontare e controllare la politica anziché il contrario».

Per l'ex direttore generale Agnes manca orgoglio aziendale.
«Finché la Rai non si svincola dalla politica e le intelligenze sono chiuse negli armadi, come Freccero, è difficile pensare a una nuova stagione. Sono le persone che fanno i programmi. Se si ragiona in termini di appartenenza politica anziché competenza non si va da nessuna parte».

Che si augura per la Rai?
«Che tomi a essere una bandiera. La Rai è pubblica perché è di tutti, non è pubblica perché non sia di nessuno».

Parliamo della polemica con "Striscia la notizia".
«Forse avrei dovuto cavarmela con una battuta. Non amo la tv aggressiva, l'unica riflessione è se sia obbligatorio andare in onda senza liberatoria in un varietà concorrente. Acqua passata».

Si fece raccomandare da Craxi per non fare il servizio militare?
«No, lo chiesi a Reagan e Gorbaciov, poi cadde il Muro e finì lì...».

Silvia Fumarola
per "La Repubblica"

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