Rai, tra sprechi e litigi il tg resta senza voce

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Fonte: Il Messaggero

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Televisione
  giovedì, 24 maggio 2007
 00:00

A Saxa Rubra Mauro Mazza, direttore del Tg2, ride per non piangere.

«Due anni fa venne qui una delegazione di dirìgenti da viale Mazzini. Ci chiesero di sperimentare per primi la digitalizzazione del notiziario. Accettammo con entusiasmo. Siamo sempre stati il tg più sperimentale e abbiamo macchinari ormai obsoleti.

Bene
- continua Mazza. - Da allora non si è più, visto o sentito nessuno. Fino a quando ho scoperto che il progetto è ripartito e che interessa tanto al Tg 1. Intanto i nostri macchinari sono sempre più vecchi, tanto che abbiamo avuto un black out audio di sei minuti e Maria Grazia Capulli ha dovuto provare a condurre col "gelato" (il microfono a mano - ndr)».

Se Mazza la prende bene non altrettanto fa Roberto Nepote, già vicedirettore di Raidue, recentemente nominato nel comitato tv dell'Eurovisione.

Lui riprende il tema dominante della prima puntata di questa inchiesta sulla crisi della tv pubblica: l'arretratezza della Rai sul fronte delle nuove tecnologie.

«Sento parlare - dice -della necessità di una nuova politica nel settore. Ma perché, fin qui ne abbiamo avuto una? La realtà è che col fallimento della privatizzazione e l'immobilismo dovuto alla posizione di Alfredo Meocci abbiamo perso tre anni. Ci siamo di fatto automarginalizzati. E così si spiegano i nostri dati d'ascolto drammatici su Sky e nel digitale terrestre.

Bisogna - conclude - ripartire. Anche con le nomine. ma mettendo le persone giuste, che ci sono, nei posti giusti. Non cercare di accontentare un po' tutti».

Nomine, clientele parenti assunti in Rai (come denuncia Berlusconi): torna lo spettro della politica. «L'urgenza indifferibile è liberarsi dal suo rapporto con la cultura d'impresa», dice il neo segretario dei giornalisti Rai Carlo Verna. Che al cavaliere ricorda: «Ci siamo anche riempiti di fuoriusciti Mediaset, grazie a lui».

Uno che di politica se ne intende, come il consigliere Sandro Curzi, rilancia: «Io i bravi professionisti li terrei indipendentemente dalla bandiera. Infatti vorrei si facesse qualcosa per trattenere Clemente Mimun, che sta per passare alla concorrenza. Piuttosto - aggiunge Curzi - attenti agli sprechi. Abbiamo comprato il Don Giovanni della Scala a un miliardo delle vecchie lire per trasmetterlo all'una di notte».

Sprechi, acquisti estemi. Torna in ballo il caso Endenmol.

«Io ne traggo buoni auspici -commenta col suo inguarìbile ottimismo il direttore "della notte Rai" Gabriele La Porta. «La reazione alla mossa di Mediaset - spiega - ci porterà a potenziare il servizio pubblico e a far tornare in auge personalità carismatiche ora un po' trascurate».

Chiaro che La Porta si riferisce a Giovanni Minoli, mentre anche Renzo Arbore fa sapere di essere disposto a rimettersi in gioco. Confermate le disponibilità extra Endenmol di Lucia Annunziata e magari anche Fabio Fazio (anche se la notizia non va attribuita a Gianluca Veronesi, come erroneamente scritto, ma allo Staff del dg) tornati in Rai attraverso una società esterna solo colpa della Rai

Altri grandi ritomi sta tentando si attuarli in Radio Antonio Caprarica. Ma nella Radiofonia soffia vento di tempesta, tanto che sono in diversi a ritenere la possibile societarizzazione una foglia di fico per i problemi soprattutto, ancora una volta, tecnologici. Ne riparleremo. Mentre in conclusione va segnalato che perfino l'Associazione dirigenti Rai pensionati (circa 400 soci) «stigmatizza l'attuale situazione di stallo della Rai» e chiede «provvedimenti in tempi rapidi».

Alberto Guarnieri
per "Il Messaggero"

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