Cappon: Rai in rosso, mai cos da 13 anni

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Fonte: Il Corriere della Sera

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Televisione
  venerdì, 25 maggio 2007
 00:00
Claudio CapponDirettore generale Claudio Cappon, la accusano di aver tergiversato sul filmato con critiche a Ratzinger che Santoro vorrebbe trasmettere.
«Il comportamento è stato lineare. Non ci sono temi tabù per il servizio pubblico. Né possono esserci censure preventive nell'acquisto di un filmato. Credo di poter individuare nella posizione di monsignor Betori un approccio condivisibile. Perchè tutto dipende dal modo in cui i temi si trattano. La qualità, in questo caso, dev'essere un elemento distintivo anche per l'autorità morale dei soggetti coinvolti. Santoro è impegnato con me nell'approfondimento e nelle valutazioni anche sulle debolezze del documentario. Ed è d'accordo sulla necessità che vengano autorevolmente rappresentati tutti i punti di vista».
 
Dunque la trasmissione ci sarà.
«Si deciderà dopo gli approfondimenti. Devono esserci, in presenza di dubbi così forti, tutte le garanzie rispetto alla sensibilità degli utenti in un Paese cattolico come l'Italia».
 
Martedì in Consiglio parlerete di bilancio. Come siete messi?
«Il progetto di bilancio 2006 prevede una perdita di 69 milioni di Rai spa e più di 80 per il gruppo Rai. Sono le perdite più rilevanti da tredici anni a questa parte. Abbiamo consistenti partite negative straordinarie. Ma la gestione ordinaria è migliorata rispetto alle previsioni».
 
Caso Mediaset-Endemol? La Rai deve chiudere i contratti?
«Mi auguro anzi che il rapporto Rai-Endemol prosegua. Un cambio di proprietà non costituisce un problema per noi. Né penso a Endemol come a un fattore di aggressione indiretta o di "privatizzazione strisciante". La presenza di grandi produttori esterni non è un dato patologico ma fisiologico del sistema. Il problema è della Rai che deve ritornare ad avere capacità di programmazione e a guidare le proprie scelte editoriali. Così come avviene per la fiction».
 
Il consigliere Marco Staderini le contesta l'assenza dalla corsa all'acquisto di Endemol, negli scenari Telecom...
«Su questo tema c'è stato un dibattito un po' dilettantesco e superficiale. Qui parliamo di grandi operatori industriali che investono per massimizzare il profitto. La Rai trae invece la sua legittimazione dal servizio pubblico. Questa legittimazione è appannata. La nostra missione è investire sul piano della proposta editoriale. Sarebbe strano e perfino illegittimo se la Rai entrasse con mezzi ampiamente inadeguati in settori paralleli ma estranei alla concessione».
 
Consiglio e direzione generale continuano a contrapporsi. Il centrodestra minaccia di sfiduciarla per l'incertezza che lei avrebbe dimostrato sulle nomine...
«La governance dell'azienda è inadeguata a gestire il cambiamento. E anomala per qualsiasi realtà industriale. Ecco il perché di questa e altre crisi. Vedo con soddisfazione l'arrivo sul piano legislativo di regole nuove. In quanto alle obiezioni di alcuni consiglieri, per quanto mi riguarda ho regolarmente posto il problema delle nomine. La maggioranza del Cda non ha approvato le mie proposte. E non credo si possa accettare l'esistenza di "zone intoccabili" nell'area editoriale. Proprio quella sulla quale dobbiamo intervenire per recuperare la legittimazione del servizio pubblico».
 
Parla di «intoccabilità politica»? Per esempio Raidue?
«Parlo dell'insieme dell'area editoriale. Non a caso l'ordine del giorno presentato dal presidente Petruccioli, che affrontava il problema, non è stato votato».
 
Come si esce da questa contrapposizione? Deve muoversi l'azionista, cioè il ministero del Tesoro? O la Vigilanza?
«Non devo indicare io la via. Ma la Rai, come qualsiasi azienda, non può vivere di controversie che non si sbloccano».
 
La Rai riuscirà a uscire dalla crisi?
«Quando esco dal settimo piano di viale Mazzini, mi affaccio in uno studio, mi accorgo dei cuori e delle intelligenze presenti in azienda penso di sì. Quando mi ritrovo in questa sorta di "arresti domiciliari", mi rendo conto che il problema della governance dev'essere risolto per consentire a quelle risorse di sviluppare le proprie capacità».
Paolo Conti
per "Il Corriere della Sera"

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