Panariello: 'Lo confesso: la televisione mi d fastidio'

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Fonte: La Stampa

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Televisione
  domenica, 24 giugno 2007
 00:00

Giorgio Panariello e la televisione: una relazione difficile? E’ da un po’ di tempo che non la si vede sullo schermo...
«Sto cercando di riossigenarmi. Ogni sabato sera per almeno cinque anni ho combattuto in prima serata contro la De Filippi o il Bagaglino. Non ho mai scelto di evitare una concorrenza difficile».

Quindi il problema per lei qual è stato, Sanremo?
«Sì, lì mi sono sentito lasciato solo. Venivo dopo i record di Bonolis e il mio doveva essere un Festival per forza diverso. Ho chiamato Dante Ferretti per la scenografia, volevo le musiche di Morricone, puntavo a un “Festival dell’italianità”, una vetrina nazionale aperta sul mondo. In parte questo si è realizzato, in parte no, purtroppo. Mancavano gli ospiti, ospiti italiani e questo mi ha sorpreso moltissimo. Poi ho capito che a Sanremo ci sono 1.500 giornalisti che cercano di distruggere i personaggi».

Ci vuole pelo sullo stomaco, allora.
«Il pelo giusto. E anche il talento di saper mettere insieme le persone. Il Festival di Pippo Baudo, per esempio, è sempre stato un successo».

E nel suo caso?
«Sapevo che il Festival sarebbe stata la giusta conclusione di un periodo. Ora ho bisogno di cercare stimoli e personaggi nuovi. Fare comicità è sempre più difficile. I comici sono ovunque e quando penso a una battuta per il sabato, in settimana l’hanno già detta molte volte gli altri».

La tivù, oggi: buona o cattiva?
«Non so se è cattiva, so che non è buona. Sono stato accusato di volgarità o addirittura di flop per un 26 per cento di share il sabato sera: oggi si arriva a stento al 15 per cento e siamo pieni di format comprati all’estero. Non ci sono più autori che hanno idee. La Rai affida agli showman speciali di quattro o cinque puntate (e penso a Celentano, per esempio), il resto sono reality in calo. Mi ha spaventato questa attenzione eccessiva agli ascolti e la scarsa considerazione per il lavoro vero e proprio».

Senza le apparizioni televisive la sua popolarità è diminuita?
«Ho accumulato un bonus, un credito importante. Certo una puntata televisiva dà più popolarità che cinquanta repliche in teatro, però sul palco io mi sento molto a mio agio. Anche il cinema mi dà ossigeno. Oggi questo ossigeno la televisione non potrebbe darmelo».

Nemmeno una televisione minore, più piccola?
«Invidio Fabio Fazio e Chiambretti che possono fare quella che considero la tivù senza ansie. Non credo che avrei difficoltà a rientrare in televisione, ma in questo momento il pensiero di andare mi dà fastidio. Confessarlo: sono rimasto un po’ scottato».

E la politica?
«Ho sempre detto che sono di sinistra, ma non ne ho mai fatto una bandiera. Non me ne occupo molto, anche se la politica supera di gran lunga la comicità prodotta da noi comici, questo lo devo dire».

Sta preparando una maschera su qualche personaggio politico?
«No, non l’ho mai fatto: non sono preparato fare ironia sulla politica: la seguo da semplice cittadino, non come comico».

E allora su che cosa sta lavorando?
«Su “Faccio il mio meglio”, il mio spettacolo, che porterò nei migliori teatri italiani a partire da ottobre e lì ci sarà satira sociale sui nostri soliti tic. La mia ricerca comica è più vicina a quella di Alberto Sordi che a quella di Corrado Guzzanti. Sono più affascinato da un soggetto come Briatore che da Prodi. Quello di Briatore è un mondo che affascina la gente comune e se si “sdrammatizza” il mondo dei ricchi allora la gente ride».

Ora sta girando un film con Vincenzo Salemme: di che cosa si tratta?
«Il titolo è “SMS” e io interpreto la parte di un avvocato, collega del personaggio interpretato da Salemme: lui un avvocato molto regolare e formale io sono trasgressivo, lui sposato,io con un divorzio alle spalle. Si ride molto: tutto nasce da alcuni messaggini che arrivano dove non dovrebbero arrivare...».

E i personaggi del suo spettacolo teatrale chi sono?
«Quelli storici. E ci sarà anche l’Uomo Vogue, il narciso che si cura molto e si veste alla Cavalli. Mi dedico al tema della comunicazione: oggi non si fa che comunicare con ogni mezzo possibile però è difficile parlare al vicino di casa. E poi si usa l’inglese per qualsiasi cosa, a sproposito: il parrucchire è diventato l’“hair stylist”, l’esame del sangue è diventato lo “screening ematologico” e così via».

La sua vita privata è sempre più privata, c’è una donna che le sta al fianco da tempo...
«Non stiamo più insieme, ma siamo più legati di prima».

Dove vive?
«A Prato.Con due cani, un pastore tedesco e una meticcia. Nel tempo libero mi occupo di difendere i diritti degli animali. Adesso esce un mio spot per la lega nazionale del cane per combattere la piaga dell’abbandono e del randagismo».

Un progetto segreto?
«Vorrei fare un film mio».

Alain Elkann
per "La Stampa"

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