Munari: ''Sistema Tv sempre piý aperto. Ma col freno tirato sul digitale''

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Fonte: Finanza e Mercati

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Digitale Terrestre
  marted√¨, 25 marzo 2008
 00:00

Solo pochi anni fa, l'Italia si presentava come un vero e proprio Far West delle frequenze.

Ritenute sostanzialmente res nullius, chi primo arrivava se ne appropriava, dando vita a un proliferare di televisioni locali e nazionali.

√ɬą andata bene fino a quando ci sono stati spazi da occupare. Ma a un certo punto si √ɬ® resa necessaria una regolamentazione e, a seguito della legge Maccanico, nel 1999 √ɬ® stata istituita la Commissione per la valutazione delle domande per l'ottenimento delle con cessioni televisive (ed. Commissione Munari).

A spiegarlo, appunto, √ɬ® l'avvocato Alessandro Munari, all'epoca alla guida dei traghettatori che si proponevano di mettere ordine nell'etere. √ā¬ęUn lavoro immenso, mai tentato prima al mondo, che √ɬ® stato poi superato dagli eventi e dall'evoluzione tecnologica. Gran parte dello scenario √ɬ® rimasto immutato. Una volta arrivati alla definizione delle concessioni nel 2001, infatti, √ɬ® stata varata una sorta di sanatoria che stabilizzava lo status quo fino al passaggio al digitale, previsto all'epoca per il 2006√ā¬Ľ. Munari, ritenuto uno dei maggiori esperti in materia (nella quale √ɬ® affiancato dall'avvocato Giuliana Tonini), spiega la propria vision sull'evoluzione di quello che una volta era il Far West.

Cosa pensa della vicenda Europa 7?
La commissione da me presieduta rilasciò a Europa 7 la concessione, cosa che peraltro all'epoca sollevò parecchie critiche. L'individuazione specifica delle frequenze e l'assegnazione concreta delle stesse spettava poi al Ministero delle comunicazioni.

Facendo un balzo al digitale, ritiene verosimile lo spegnimento del segnale analogico nel 2012 come previsto dalla legge?
Siamo gi√ɬ† al terzo rinvio, la digitalizzazione del Paese sta procedendo√ā¬†lentamente. Forse troppo. √ɬą difficile che per il 2012 sia completata.

Dopo la legge Maccanico il mondo radiotelevisivo è stato disciplinato dalla Gasparri nel 2004. Nei due anni di governo Prodi si è parlato di un'ulteriore riforma, la Gentiloni. Cosa ne pensa? I due schieramenti in vista delle elezioni di aprile stanno muovendo i primi passi verso una nuova regolamentazione?
Per ora nessuno dei due schieramenti si √ɬ® espresso in merito. La Gasparri, come noto, presenta un grande problema interpretativo: la difficolt√ɬ† di definizione del Sic (sistema integrato delle comunicazioni) che dovrebbe servire da limite alla raccolta delle risorse economiche. Il tetto antitrust sui ricavi √ɬ® fissato al 20% del Sic. Ma il Sic ha confini vastissimi. Comprende quotidiani, periodici, prodotti editoriali su Internet, radio, televisione, cinema e pubblicit√ɬ†. D'altro canto, il disegno di legge Gentiloni presentava tetti forse eccessivamente rigidi, criticati da pi√ɬĻ parti, per esempio da Franco Debenedetti.

Ultimamente sono tornate a circolare ipotesi di integrazione tra Mediaset e Telecom. Cosa ne pensa?
L'operazione potrebbe anche avere una logica industriale. Dal punto di vista normativo, per√ɬ≤, una fusione, o comunque un'operazione di integrazione, dovrebbe fare i conti con due paletti: il tetto antitrust (ricavi non superiori al 10% del Sic) fissato per le imprese che, anche tramite controllate o collegate, superano una determinata soglia di ricavi nel settore delle comunicazioni elettroniche, il settore di Telecom, per intenderci; e il tetto relativo all'irradiazione di programmi televisivi. Un unico gruppo non pu√ɬ≤ trasmettere pi√ɬĻ del 20% dei programmi diffusi su scala nazionale su frequenze terrestri. Nel caso in cui si presentasse la necessit√ɬ†, quindi, potrebbe per esempio essere presa in considerazione anche un'eventuale cessione di Telecom Italia Media, cui sono riconducibili La7 ed Mtv.

Parlando in via ipotetica sarebbe possibile per Mediaset oppure per la holding di famiglia, Fininvest, mettere un piede in Telecom Italia senza scontrarsi con questi due ostacoli?Mediaset o Fininvest, è sostanzialmente equivalente per l'attuale normativa, potrebbero entrare in Telecom Italia con quote che non siano di controllo. Il che vale anche qualora i soci attuali di Telco, che detengono la maggioranza relativa in Telecom Italia, dovessero fare spazio a società della famiglia Berlusconi all'interno del patto.

Un'altra coesistenza difficile è quella tra televisioni e quotidiani...
L'attuale normativa vieta che chi ha pi√ɬĻ di una rete televisiva nazionale acquisisca partecipazioni in imprese editrici di quotidiani o partecipi alla costituzione di nuove imprese. Ma il divieto vale solo fino al 31 dicembre 2010. Considerata, per√ɬ≤, l'esistenza di Internet e di altre tecnologie di comunicazione che tendono ad affiancarsi alla stampa tradizionale, nonch√ɬ© lo sviluppo della free press, il legislatore potrebbe anche essere pi√ɬĻ aperto e possibilista.

Anni fa si era parlato di Rupert Murdoch interessato a rilevare il gruppo Mediaset. Ci sono limiti all'acquisto di reti nazionali da parte di editori stranieri?
Per imprese straniere al di fuori dello Spazio Economico Europeo vale la regola della reciprocità. Occorre quindi valutare caso per caso il rispetto di tale regola, e l'esistenza dei requisiti societari richiesti dalla legge. Comunque devono essere rispettate le regole antitrust a tutela del pluralismo nell'informazione.

Quali sono i Paesi in cui per una società italiana non sarebbe possibile acquisire quote di controllo?
Salvo accordi internazionali, tra i primi che mi vengono in mente Usa, Cina e Russia.

Sarà sempre così?
Non penso. Anche grazie alle nuove tecnologie è possibile che si vada verso una sempre maggiore apertura dei mercati, un po' come è già avvenuto in passato in campi differenti.

Cinzia Meoni
per "Finanza e Mercati"

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