Stop agli spot 'leggi e fuggi': nuove norme per i farmaci in tv

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Fonte: Il Sole 24 Ore

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Televisione
  mercoledì, 08 agosto 2007
 00:00
Livia Turco, ministro della SaluteL'invito a «leggere attentamente le avvertenze» previsto per legge negli spot radiotelevisivi dei medicinali dovrà essere letto alla stessa velocità delle altre frasi che reclamizzano il prodotto.
 
Lo stabilisce il decreto del 18 luglio 2007 del ministero della Salute, pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» lo scorso 3 Agosto, che sarà in vigore dal 18 di questo mese. Qualche giorno ancora, quindi, e non sarà più possibile lasciare solo pochi secondi della pubblicità all'invito «esplicito e chiaro» a leggere con attenzione quanto riportato sulla confezione del farmaco. Spesso accelerate artificialmente, le parole pronunciate dallo speaker potevano risultare quasi incomprensibili. Il provvedimento del ministro Turco assegna ai carabinieri del Nas (Comando per la tutela della salute) il compito di verificare il rispetto delle nuove disposizioni; in caso di infrazione arriveranno sanzioni pecuniarie da 2.582 a 15.493 euro.
 
Commenti sul decreto del ministro Livia Turco sono stati espressi ieri da più parti. D'accordo con il suo contenuto il Movimento consumatori («dà agli utenti un'informazione più chiara e trasparente prima dell'acquisto di un farmaco») e il Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva. Ma soddisfazione è stata anche espressa dalla Federazione degli Ordini dei Farmacisti e dall'Associazione nazionale dell'industria farmaceutica dell'auto-medicazione. «Le informazioni sulle caratteristiche dei medicinali - ha detto il segretario della Fofi, Maurizio Pace - vanno divulgate in modo chiaro, puntuale e preciso. Messaggi importanti che non possono essere diffusi con un'inaccettabile compressione fonica».
 
Molto critico, invece, il direttore generale dell'Istituto Bruno Leoni, Alberto Mingardi, che ha definito il decreto «un provvedimento populista che dimostra una visione antiquata e conflittuale del mercato dei prodotti sanitari». La pubblicità, ha aggiunto Mingardi, già di per sé è riservata a pochi farmaci da banco: «Assurdo sostenere l'esigenza di ulteriori restrizioni, mentre sarebbe auspicabile aumentare la comunicazione al paziente sull'esistenza di nuove possibilità di terapia».
 
Articolo tratto da
"Il Sole 24 Ore" (08/08/07)

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