Giampaolo Letta (Medusa): 'al nostro cinema serve la tv'

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Fonte: Il Sole 24 Ore Rapporti

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Televisione
  martedì, 28 agosto 2007
 00:00
Giampaolo LettaQuella parte di cinema chiamata televisione, si diceva una volta. Oggi è il cinema a diventare una parte della televisione, con Medusa acquistata da Mediaset. Giampaolo Letta, 41 anni, amministratore delegato e vicepresidente di Medusa Film, spiega perché l'operazione è una necessità e un'opportunità per il maggior distributore nazionale.
 
Quali sono i motivi che hanno portato all'acquisizione di Medusa da parte di Mediaset?
L'antefatto è la presa d'atto della realtà di mercato. Il business del cinema è costoso e ad alto rischio. Investirvi non sarebbe possibile senza un forte legame con la tv. La tv generalista è ancora una grande acquisitrice di cinema, seppur con acquisti più selettivi rispetto al passato. Il posizionamento più logico di Medusa, allora, non può che essere Mediaset, e non Fininvest. Mediaset, da parte sua, persegue una strategia di partecipazione nelle "factory" di contenuti, come Endemol, di contenuti premium, come Medusa, e di acquisizione diritti per tutti i canali di sfruttamento. Detto questo, siamo coscienti, noi e Mediaset, della specificità del prodotto cinema è di quello televisivo.
 
Nella stagione 2006-07, da agosto a giugno, siete leader con il 18% del mercato...
Medusa è leader di mercato nei suoi dodici anni di vita, non solo rispetto ai concorrenti italiani ma anche alle majors statunitensi. Dal '96 al 2007, secondo Cinetel, fino all'11 giugno, Medusa ha una quota del 15% sugli incassi totali (rispetto al 14% della Uip e all'11% di Warner e Buena Vista-Disney, ndr). Se prendiamo i 50 migliori incassi dello stesso periodo, quelli di Medusa sono 13 contro gli otto di Filmauro e Warner e i sette di Buena Vista-Disney.
 
Quanto valgono i film italiani in tali risultati?
In termini d'incassi? Il 504% di quanto realizzato al box office, dal 2006 al giugno 2007, ovvero oltre 399 milioni su un totale di 793. L'investimento di Medusa sui film italiani ha portato ad avere non solo campioni d'incasso. Per noi è doveroso investire su nuovi talenti, su opere prime e seconde diffìcili dal punto di vista commerciale, come il film di Saverio Costanzo nella passata stagione. A Venezia, i nostri film italiani, sono tutti opere prime o seconde, come quello in concorso di Andrea Porporati o quello di Andrea Molaioli nella settimana della critica. In ottobre proveremo a lanciare la commedia per il pubblico giovane.
 
Quanto investite ogni anno nel cinema italiano?
Il nostro investimento oscilla tra i 45 e i 55 milioni di euro a favore della produzione, a cui vanno aggiunti 15-20 mihoni per promozione, stampa delle copie e spese di lancio.
 
Le tv generaliste non penalizzano i film italiani, soprattutto in prima serata?
Le reti Mediaset e Canale 5, intanto, sono quelle che programmano più film italiani. Aspettiamo la stagione 2008-2009, quando arriveranno in tv gli attuali film nazionali di successo al botteghino, per fare valutazioni. Vi sono tipologie di film che non possono essere trasmessi in prima serata. Sono più adatti, ad altri orari o ad altre reti, dove trovano il loro pubblico. I film più difficili commercialmente trovano più spazio su Sky o sulla pay-per-view digitale terrestre. O sul Video-On-demand di Fastweb, che avrà un ruolo importante in futuro.

La riforma del cinema va fatta e come? Senza o con tassa di scopo?
L'idea di una legge di sistema è condivisibile ma strada facendo diventa complessa: il cammino parlamentare è lungo e insidioso, la situazione politica è precaria e confusa. Meglio concentrarsi su pochi temi, condivisi dal settore e dalla politica. Rutelli è stato di parola inserendo nel Dpef, e quindi, si spera, nella Finanziaria 2008, misure d'incentivazione fiscale a tutti i livelli: produzione, distribuzione e industrie tecniche. Su questo si può trovare un accordo-trasversale.
Sul progetto Colasio-Franco, non capisco perché l'audiovisivo sia compreso con il cinema. La tassa di scopo? È una proposta dell'Anica e dell'Api. Siamo d'accordo su forme di autofinanziamento che valgano per tutti ma commisurate all'importanza dei mezzi e al fatturato. Le televisioni sono già sottoposte a un obbligo d'investimento che funziona bene, anche se si possono rivedere alcuni parametri. Aggiungervi una tassa di scopo, riversata a un nuovo organismo statale, mi sembra troppo. Escludere poi RaiCinema e Medusa e anche Fox dai benefici di legge, solo perché collegati a una tv, è indice di una visione che vuole solo colpire le tv, come il Ddl Gentiloni con il tetto sul 45% della pubblicità. Mediaset sarebbe costretta a comprimere gli acquisti più costosi, come i diritti cinematografici.
 
Marco Mele
per "Il Sole 24 Ore Rapporti"

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