Piroso, Mimun, Riotta: il super ego dei direttori di tg

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Fonte: E-Polis

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Televisione
  lunedì, 04 febbraio 2008
 00:00
Gianni Riotta, direttore Tg1Il professor Aldo Grasso sul Corriere Magazine del 31 gennaio scorso ha "bastonato" il direttore News de La7, per via di una super esposizione in video. E in effetti Antonello Piroso non perde occasione per mostrarsi, adulare la telecamera, ricordare agli spettatori chi è e perché si trova lì. Un tempo i direttori dei Tg intervenivano solo per commentare una notizia particolarmente importante, per un'intervista esclusiva alle più alte cariche dello Stato o ai leader stranieri, per un approfondimento di spessore o un editoriale di livello. Ma la passione per l'apparire deve essere una sindrome che colpisce a casaccio, e in varie redazioni.
 
Basta imbattersi in Benjamin, domenicale approfondimento librario di Gianni Riotta in maniche di camicia. Con tutto quello che avrà da fare il responsabile del Tg1, tra crisi di Governo e immondizia napoletana, incuriosisce (ma anche un po' sconcerta) questa sua passione per l'editoria concentrata in cinque minuti e riproposta anche nell'edizione notturna del medesimo telegiornale. Tra Shoah e Mike Bongiorno, un colpo a Gomorra e uno al cerchio con l'ultimo best seller di Bruno Vespa, Riotta mescola pagine, "ciao" e autoelogi («chi destesta il turbo marketing dei libri, segua noi»), ospitando appena può i vecchi amici di via Solferino.
 
Clemente Mimun, invece della rubrica, si prende tutto il Tg5 delle 20, vecchia pratica alla Mentana interrotta durante la gestione di Carlo Rossella. Mancano forse gli anchor-men a Mediaset? Certo che no, ma come per Riotta e Piroso, quello del presenziare ed occupare spazi è uno sport molto in voga in tv. Nessuno escluso.
 
Claudio Moriconi
per "E-Polis"

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