Il bullismo lo fanno i telegiornali...

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Fonte: Il Manifesto

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Televisione
  sabato, 07 aprile 2007
 00:00
Nella seconda serata di Raiuno, Bruno Vespa aveva in studio gli attori della fiction Medicina generale e il ministro della salute per parlare del funzionamento degli ospedali. A Raidue, Michele Santoro ospitava il ministro Pecoraro Scanio per parlare di camorra e rifiuti in Campania.
 
Nessun salottino televisivo ha sentito l'urgenza di smontare la scaletta per occuparsi della tragica fine dello studente morto suicida a Torino. Con l'eccezione Primopiano, la rubrica di approfondimento quotidiano del Tg3, curata da Onofrio Dispensa, l'unica ad aver scelto di prestare attenzione al ragazzo volato giù dalla finestra del quarto piano perché perseguitato dai compagni che lo chiamavano Jonathan, come il vezzoso concorrente del Grande Fratello. A tarda ora, come sempre, ma meglio di niente.
 
Lo sapevano tutti che Matteo era colpito dalla violenza dei compagni, la madre del ragazzo aveva chiesto l'intervento della preside dell'istituto Sommeiller, Caterina Cogno, i bulli erano stati sgridati, la psicologa aveva collaborato. Poi più nulla, il ragazzo continuava a soffrire, ma per la scuola «la situazione era sotto controllo», come dice la preside al conduttore di Primopiano. Non ne sembrava altrettanto convinta la psicologa dell'età evolutiva, Jole Baldaro Verde, che insisteva: «in classe bisogna parlare della diversità».
 
Difficile credere che tutto fosse tornato a posto, i fatti smentiscono la tesi tranquillizzante della preside. Ma non è solo nella scuola che bisogna cercare la responsabilità della disperazione di Matteo.
 
Sul banco degli accusati c'è l'informazione e la televisione, con i telegiornali in prima fila, per il modo in cui trattano gli episodi di violenza e omofobia nella scuola. Indugiando sui filmati dei telefonini come fossero scene di un reality. Zoommate sullo studente che infila le mani nelle mutande della professoressa, rallenty sul disabile malmenato dai compagni, bufale (rivelate da Striscia la notizia) di filmati girati in un bar trasmesse (da Studio Aperto) come fossero violenze avvenute nel bagno delia scuola. Perché ormai chi non ha lo straccio di un video con botte o molestie non è nessuno e il massimo della soddisfazione è vederseli replicati in tv.
 
Più che la rabbia o l'indignazione, nei telegiornali prevale l'occhio del guardone, quell'ammiccare alla pornografìa e al sangue, puntando sull'assassino più che sulla vittima quando è di scena la cronaca nera, si tratti di Cogne, di vallettopoli o dei teen-agers coinvolti nelle scene di ordinaria violenza scolastica.
 
Norma Rangeri
per "Il Manifesto"

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