Il Bambino della Domenica, fiction in due puntate con Beppe Fiorello su RAIUNO

Il Bambino della Domenica, fiction in due puntate con Beppe Fiorello su RAIUNO

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Fonte: Digital-Sat (com.stampa)

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Televisione
  domenica, 18 maggio 2008
 00:00

La storia di un pugile e di un bambino in una Sicilia “ruvida” e “rovente”. Due vite che, casualmente, si incontrano, convergono e si fondono, salvando il primo dall’inferno del pugilato clandestino, dalle scommesse, da una esistenza ormai allo sbando e il secondo da una solitudine imposta dall’abbandono da parte degli adulti. Giuseppe Fiorello e Riccardo Nicolosi sono i protagonisti della miniserie in due puntate diretta da Maurizio Zaccaro in onda domenica 18 e lunedì 19 maggio in prima serata su Raiuno.

LA STORIA:

Prodotta da Rai Fiction e realizzata da Casanova Entertainment, la fiction ha come autori Andrea Purgatori, Alessandro Pondi, Paolo Logli e lo stesso Fiorello.

La regia è firmata da Maurizio Zaccaro, che ha scelto il filone espressivo di grande suggestione ereditato dal neorealismo cinematografico dei maestri Rossellini, Rosi, De Sica e Germi.

Le due puntate raccontano una graffiante, drammatica, avvincente storia che si sviluppa lungo molti anni in una Sicilia infuocata dal sole e dalla violenza.

All’inizio Marcello, interpretato da Giuseppe Fiorello, e Saro (David Coco) sono due ragazzi, amici per la pelle ma divisi dalle opposte ambizioni: il primo vuole diventare un grande pugile e sposare l’amata Anna (Anita Caprioli), l’altro, invece, mira a guadagnare in fretta e senza scrupoli, tanto che entra nel giro della mafia. Dietro di loro, nell’ombra, il Maestro, il losco “capobastone” cittadino. Una notte, la svolta.

Per ordine del boss Saro deve andare sulla spiaggia a prendere in consegna un gruppo di emigranti clandestini in arrivo e riesce a farsi accompagnare da Marcello. All’improvviso, durante un parapiglia, Saro uccide un emigrante e viene catturato e condannato a una lunga pena. E’ la fine di una bella amicizia. Quando, molto tempo dopo, Saro viene rimesso in libertà tra lui e Marcello non c’è che rancore, odio, voglia di vendetta. Saro è un picciotto di serie B, Marcello ha coronato il suo sogno diventando un campione e sposando Anna, ma il vecchio amico riesce a farlo passare per un drogato e lo rovina.

A questo punto Marcello, abbandonato anche dalla moglie, precipita sempre più in basso, tra match truccati e la dipendenza dall’alcol, quando l’incontro con Carmine (Riccardo Nicolosi), di sette anni, cresciuto in un orfanotrofio da cui esce la domenica, un ragazzino appartato e misterioso, che ha scelto di non parlare mai con nessuno, gli cambia la vita. I due simpatizzano, Carmine con Marcello rompe il silenzio. Il piccolo crede d’aver trovato un padre e il pugile in crisi scopre di affezionarsi sempre più a quel bambino e di volere prendersi cura di lui.

Marcello cerca un lavoro onesto e sicuro, ma anche questo non basta a far accogliere la sua richiesta di affidamento. Sono momenti di grande difficoltà, in cui rimane invischiato nel giro mafioso.

A un tratto, con il sostegno di Carmine, decide di cambiare e cerca il riscatto dagli errori del passato tornando a combattere sul ring in un incontro di grande prestigio, ma il Maestro è sempre in agguato per incastrarlo. Il destino suo e di Carmine dipende dalla sua capacità di sfuggire alle manovre turpi e ricattatorie del boss mafioso

Le riprese de “Il bambino della domenica
” sono iniziate a Catania l’8 ottobre 2007 e sono terminate a Casablanca il 5 dicembre per 49 giorni di lavorazione. Sono state utilizzate 41 location tra Italia e Marocco e impiegate 3.475 figurazioni.

FIORELLO : “HO MESSO ALLA PROVA IL MIO CORPO”

Inizio questa grandisima avventura, anche per il piacere di dare al mio mestiere la possibilità di mettere alla prova il mio corpo, che per la prima volta – nella mia carriera – si trasforma totalmente, muscolo dopo muscolo. Ho vissuto con grande passione l’idea della trasformazione per regalare al pubblico qualcosa di diverso.

La fatica è stata immensa per arrivare a questo risultato. Quasi un anno e mezzo di lavoro con l’obbiettivo di diventare un pugile credibile. I primi sei mesi di training sono stati condotti dal personal trainer Ennio Cibello, che mi ha portato ad avere una condizione fisica in grado da poter sopportare quello che poi è stato l’allenamento successivo. Sono partito per gli Stati Uniti e a Los Angeles ho avuto l’immenso onore di frequentare per due mesi – 4 ore di allenamento quotidiano – la Wild Card Boxe di Freddy Roches – storico allenatore di Mike Tyson, Oscar de la Hoya.

Lì ho appreso soprattutto la filosofia di questo sport e l’etica di combattimento, e ho capito quanto il pugilato può essere una bella metafora della vita: rispettare sempre l’avversario e mai screditarlo. Rientrato in Italia ho seguito altri allenamenti specifici con Renato Mura – già preparatore atletico delle fiamme oro – e con lui, invece, ho imparato la tecnica.

Ma il film non è solo questo, è anche una grande storia d’amore, una grande storia d’amicizia, e un tenero e commuovente incontro con il piccolo Carmine, il bambino della domenica.

L’idea nasce una sera, in macchina, sul Lungotevere a Roma, con l’amico e sceneggiatore Alessandro Pondi. Io gli confidavo il mio sogno di calcare il ring, e lui mi raccontava la voglia di parlare di quei bambini che vivono in orfanotrofio in attesa di un affido temporaneo.

Ci è sembrato da subito molto affascinante intrecciare questi due mondi apparentemente lontani, ma umanamente molto vicini. E così, assieme a Paolo Logli e Andrea Purgatori, abbiamo dato il via alla sceneggiatura.

Maurizio Zaccaro mi ha diretto in modo insolito, ma efficace. Il film è quasi interamente girato con la macchina da presa a spalla – dove lui stesso era l’operatore - rendendo tutto molto realistico,   naturale e incisivo. Grazie anche all’affascinante fotografia di Fabio Olmi. Spesso, sul set, respiravo la stessa aria e atmosfera che ritrovo in quel vecchio e indimenticabile cinema italiano che si chiama neorealismo.

 E’ stata una bellissima squadra di lavoro, ho avuto il piacere di condividere questo film con attori che stimo moltissimo. Anita Caprioli, David Coco, Maurizio Marchetti, Vittoria Piancastelli e il piccolo Riccardo Nicolosi, per la prima volta sullo schermo.

Tra questi ho anche il piacere di avere tra gli interpreti un attore non professionista, ma un vero pugile – il prossimo sfidante per il nuovo titolo Europeo dei medi massimi – Mouhamed Alì, che prende il nome di Cassius Clay perché tenuto a battesimo da quest’ultimo. Livido è il ricordo di lui quando abbiamo girato la scena del combattimento. Mi disse che avrei potuto colpirlo con tutte le mie forze perché avrebbe saputo ricevere i colpi. Io, dal canto mio, ho chiesto l’esatto contrario, ma vi assicuro che l’incontro è stato reale (o quasi). Da qui il procuratore di Mouhamed mi propose di pensare seriamente di affrontare un vero incontro. E vi confesso che per un attimo c’ho pensato, ma immediatamente dopo ho capito che è il pugilato è uno sport troppo serio per poterlo affrontare così improvvisamente. Ma la sua proposta mi ha fatto capire che molto probabilmente avevo centrato quel sogno nato quella notte sul lungotevere.

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