Camiglieri ad Avvenire: 'Sul satellite puntiamo sulla tv di qualità'

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Fonte: Avvenire

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Sky Italia
  domenica, 22 aprile 2007
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Tullio Camiglieri«Quando mandiamo in onda la Messa per la celebrazione degli 80 anni di Benedetto XVI in alta definizione, come abbiamo fatto domenica 15 aprile sul canale Next:hd, non abbiamo la pretesa di raccogliere davanti allo schermo milioni di spettatori. Non lo facciamo, certo, per fare ascolti, ma solo per soddisfare una fetta del nostro pubblico». Parte dalla Messa della scorsa domenica Tullio Camiglieri, direttore comunicazione e relazioni esterne di Sky, per fare il punto sulla televisione satellitare, a venti giorni dall'ingresso nell'Auditel. Un evento che ha suscitato i commenti più diversi ma che, comunque, ha messo in evidenza la crescita che Sky ha avuto dal suo arrivo in Italia, avvenuto nel 2003. «Il principio che ho enunciato sopra - aggiunge Camiglieri - vale anche quando i canali della piattaforma scelgono di programmare un documentario su Margaret Thatcher: non ci aspettiamo grandi numeri, ma un pubblico di appassionati dì storia più che soddisfatto. La stessa cosa che speriamo per quando trasmetteremo, ad esempio, l'addio alle scene della ballerina Alessandra Ferri o celebreremo il centenario della nascita di Arturo Toscanini».
 
Dunque è la varietà dell'offerta la chiave del successo della tv satellitare?
«Assolutamente si. II successo di Sky nasce dalle potenzialità della televisione multicanale. Con centinaia di canali il telespettatore può finalmente scegliere ciò che davvero preferisce e c'è spazio per mandare in onda programmi che il pubblico italiano non avrebbe altrimenti modo di vedere».
 
Negli ultimi anni la parola d'ordine in televisione è "qualità". Tutti ne parlano, pochi la praticano.
«Ed è un peccato perché, come ha detto il critico televisivo Aldo Grasso proprio ad Avvenire qualche giorno fa, la televisione non è mai stata ricca di spunti come oggi. Il concerto di qualità è alla base della programmazione Sky: se ragionassimo in maniera differente non avremmo scelto, ad esempio, di dedicare ben quattro canali all'alta definizione, che hanno, almeno per ora, un target ristretto di appassionati dell'audio-video».
 
Torniamo all'Auditel.
«Sky si è fortemente battuta per consentire la rilevazione e la pubblicazione dei dati d'ascolto satellitari in modo da garantire la più totale trasparenza, nei confronti del mercato pubblicitario».
 
Ad una prima lettura i numeri non sono altissimi.

«Ma non ci sorprendono. La frammentazione dell'audience è la logica conseguenza di un'offerta televisiva ricca e molto diversificata E, poi, è inappropriato confrontare i numeri della tv generalista con quelli della tv satellitare, visto che la prima ha una platea potenziale di oltre 50 milioni di spettatori mentre Sky può essere seguita solo da un pubblico di quattro milioni ai abbonati».

Perciò?
«Perciò è assolutamente normale che alcuni numeri della pay-tv siano piccoli, visto che il palinsesto e studiato apposta per accontentare tanto la grande platea quanto le sempre più numerose e frammentate nicchie di pubblico. Sarebbe come paragonare l'audience di un film in tv con gli spettatori che vanno al cinema. Faccio un esempio: qualche settimana fa Raiuno ha trasmesso un film di grande successo, Million Dollar Baby, che ha avuto un'audience di ben 5 milioni e 100 mila spettatori Lo stesso film è stato programmato in centinaia di cinema italiani per un periodo piuttosto lungo ed è stato visto, in totale, da 1 milione e 320 mila persone. Avrebbe senso interpretare questi dati come un successo di Raiuno e un insuccesso del cinema?».
 
Tiziana Lupi
per "Avvenire"

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