Delude Funari, La Corrida lo doppia

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Fonte: La Stampa

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Televisione
  lunedì, 30 aprile 2007
 00:00

«Scegliendo di sfidare La Corrida con Apocalypse Now, Raiuno ha provato a smarcare completamente l’ascolto, e certo un effetto-rottura c’è stato».

Non perde il fair play Gerry Scotti nel commentare i numeri del sabato sera:

«Semplicemente, la gente ai tromboni ha preferito le trombette». mentre il direttore di Raiuno Del Noce smussa: E’ un programma innovativo in cui continuiamo a credere, l’adesione del pubblico va costruita».

Certo, a prescindere dai dati, La Corrida è ormai un fenomeno televisivo. Il programma va in onda dal 5 luglio 1986. Corrado conduceva con cinismo e allegria quello che fu uno dei capostipiti dei reality show, dove i partecipanti accettavano di essere messi alla berlina, pur di godere del loro quarto d’ora di celebrità. Da sei anni Scotti ha raccolto con roccioso professionismo l’eredità di Corrado. Ma in questa edizione è capitato qualcosa che ha consolidato ancora di più il fenomeno-Corrida.

Non è soltanto questione di numeri, oltre sei milioni di persone, una media del 31 % di share con punte del 40. E’ questione di peso specifico. Stanco dei reality, il pubblico è tornato a essere affascinato dal capostipite: vedono la Corrida gli insospettabili, il programma piace al colto e all’inclita, si sa per certo che lo segue persino la comunità cinese. Una video-conciliazione.

Il dottor Scotti, in attesa di accompagnare il figlio quindicenne a una partita di pallavolo, prova a spiegare che cosa è successo.

«Abbiamo reinventato il pubblico della Corrida, siamo riusciti ad attirare gli spettatori che non sapevano neanche che cosa fosse, che non l’avevano mai vista in tv né ascoltata alla radio. Non di soli anziani vive il programma. Lo seguono molti giovani, molti ragazzini che mi hanno visto a Paperissima, questo ha aiutato».

In effetti, è difficile non notare Scotti, 51 anni in agosto, indiscusso stacanovista di non piccola taglia. Oltre al sabato sera, ha il preserale Chi vuol essere milionario, settima edizione.
«E’ nato quasi insieme con la Corrida. Quando l’Eredità con Carlo Conti è partita così forte, con quel finale nuovo, la ghigliottina, e ci ha battuto, non avremmo mai pensato di colmare il gap. Invece, piano piano, ci siamo avvicinati, cosa che ha tranquillizzato sia la raccolta di pubblicità, sia il Tg5. Ma sempre piano piano, senza clamori».

D’altronde, Scotti e Conti sono tra i passisti più solidi della tv italiana, uno per la Rai, uno per Mediaset. Non fanno le star, ma fanno ascolti, grondanti concretezza.
«I miei programmi vanno bene anche perché io sto bene, ringraziando il Signore passo un momento positivo».

Buon per lei: che le riserva il futuro?
«Un film tv con Maria Amelia Monti, ispirato alla sit-com Finalmente soli, che ci siamo inventati alla soglia dei 40 anni e adesso diventa un racconto lungo».

Mette il becco nel cast, fondamentale per la Corrida?
«Assolutamente no. Vedo i concorrenti solo alle prove. A volte nemmeno. Ma sono sicuro che scelgono le persone giuste, tutti lavoriamo per tutelare il nostro prodotto docg, a denominazione d’origine controllata e garantita».

Sarà vero?
Marina Donato, autrice della prima ora (cominciò con Corrado nell’86) conferma: Scotti non interferisce e, sì, fanno molta attenzione.  «Chi spera di essere notato, di farsi conoscere, viene scartato».

Perché vuole gareggiare anche chi sa benissimo di essere sbeffeggiato?
«Hanno un sogno, anzi più d’uno: cantare con una grande orchestra; vincere una scommessa con se stessi o altri; vincere la timidezza; stare in mezzo a qualcosa, per una volta protagonisti».
Forse la Corrida piace anche perché è rimasto uno dei pochi varietà.
«In effetti, siamo uno spettacolo d’arte varia, i cantanti, i musicisti, i fantastisti. Ma siamo anche uno specchio di quello che succede nel paese».

Alessandra Comazzi
per "La Stampa"

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