Switch Off in Sardegna, Romani: ''Parte la rivoluzione della nuova tv digitale''

Switch Off in Sardegna, Romani: ''Parte la rivoluzione della nuova tv digitale''

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Fonte: Digital-Sat (original)

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Digitale Terrestre
  martedì, 14 ottobre 2008
 00:00
Mancano poche ore all'inizio ufficiale dello switch off in Italia, un momento definito "epocale" per la tecnologia televisiva che abbandona gradualmente l'analogico per il digitale. Il sottosegretario alle comunicazioni, Paolo Romani, non si risparmia l'uso del termine "rivoluzione": «Siamo di fronte a una vera e propria rivoluzione che cambierà profondamente l'offerta televisiva con un sistema tra i più avanzati in Europa, visto che l'Italia è il primo paese a digitalizzare un'intera regione».

Si tratta della Sardegna, già da tempo scelta come sede della prima fase sperimentale (compreso il cosiddetto switch-over) assieme alla Valle d'Aosta. Nella notte imminente verranno digitalizzate solo le zone Ogliastra / Sarrabus unitamente al Cagliaritano, Sulcis Iglesiente e Medio Campidano per la sola Rai Uno.
 
Tutta la popolazione sarda potrà così beneficiare dei vantaggi offerti dal DTT «che, è bene ricordare, non è solo caratterizzata dalla moltiplicazione delle offerte e dei canali (per quattro o cinque rispetto a quelli attuali) ma - ha affermato Romani - anche da nuovi contenuti (l'accesso a contenuti di pregio), da una nuova qualità di visione (l'alta definizione gratuita per tutti), da nuove modalità di fruizione (la televisione in mobilità), da nuovi servizi e opportunità (la navigazione in televisione)».
 
Per Romani questa è anche una tappa storica molto importante per l'intera tv italiana che, «dopo una sorta di guerra dei trent'anni sul livello di pluralismo e del numero dei soggetti operanti, intraprende una nuova strada che metterà, sul piano del numero delle offerte e della loro capacità di vincere dal punto di vista dell'utilizzo e del gradimento da parte degli utenti, la propria cifra distintiva. E la decisione del governo di anticipare le fasi di digitalizzazione del paese, con un programma che porterà alla fine del 2010 nelle case del 70% degli italiani la nuova tecnologia, è la conseguenza di tale scelta».
 
«Una risposta reale e fattiva - ha continuato il sottosegretario - a tutti coloro che, in buona fede o non, hanno ritenuto o ritengono il digitale terrestre un mero pretesto per la prosecuzione dell'esistente. Basta ricordare che solo attraverso tale innovazione è stato ed è possibile che tre nuovi operatori nazionali (H3G, il gruppo Tarak Ben Ammar o il gruppo l'Espresso) siano potuti diventare nuovi protagonisti a pieno titolo di tale offerta a dimostrazione che siamo di fronte ad un sistema aperto per tutti coloro che sono disponibili ad investire effettivamente e ad entrare nel mondo televisivo. Ed a questi se ne aggiungeranno molto presto altri, anche come fornitori di contenuti in base alla norma che prevede la cessione del 40% della capacità trasmissiva da parte degli operatori nazionali a soggetti terzi, per rendere più ricca e competitiva l'offerta verso i telespettatori».
 
L'operazione coinvolge, oltre le emittenti nazionali, anche quelle locali che si dicono già pronte al grande passo: «Siamo pronti a rispettare il calendario dato dal Ministero - fa sapere l'amministratore delegato di Videolina, Enrico Rais, a "L'Unità" - dal primo novembre ci saranno 150 canali in Sardegna, sarà molto più dura stare sul mercato e occorre diventare sempre più locali». «Vi sono dei passi che devono essere effettuati nel momento dello spegnimento del segnale analogico e non prima - spiega Mario Tasca, direttore di Sardegna Uno - e vi è una certa incertezza soprattutto perché potrebbero nascere dei problemi sui ripetitori del segnale con la nuova tecnologia. Ci incuriosiscono le nuove prospettive del mercato che sta per aprirsi - ha continuato - ma per la messa a regime del sistema occorrerà attendere almeno sino all'inizio del prossimo anno».
 
Secondo Maurizio Carta, direttore di rete del canale Cinquestelle Sardegna «si tratta di una trasmissione sperimentale perché nessuno, oltre la telefonia mobile, utilizza l’isofrequenza per la trasmissione tv e potrebbero esserci problemi di ricezione soprattutto nei bacini adiacenti. L'aspetto da non sottovalutare - ha detto Carta - è che, se non cambia la normativa, le tv locali andrebbero a pagare nuove tasse governative per la trasmissione del segnale sull'ordine di 500mila euro all’anno per coprire i punti principali in Sardegna».
 
E, a proposito di tasse, è di oggi l'appello del sindaco di Alghero, Marco Tedde, che si è rivolto al presidente del consiglio Berlusconi per chiedere l'esenzione per i cittadini sardi dal canone Rai per gli anni 2009 e 2010, per «una sorta di “compensazione” che sarebbe il giusto riconoscimento a chi dovrà pagare il prezzo della sperimentazione anche per il resto del paese».
 

 
Ed ecco il primo della serie di "cartelli" che quotidianamente da qui a fine mese pubblicheremo con l'elenco completo dei comuni sardi che giorno dopo giorno abbracceranno la tv digitale terrestre.
 
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