Emilio Carelli: ''Dal 10 maggio SKY Tg24 sugli iPhone, poi arrivano 16/9 e HD''

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Fonte: Il Messaggero

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Sky Italia
  lunedì, 26 aprile 2010
 00:00
Un po’ per riserbo, un po’ forse perché ci ha fatto l’abitudine, Emilio Carelli preferisce glissare sulla collezione di premi raccolta dal suo Sky Tg24 nei sette anni di vita (il compleanno è per il 31 agosto). L’ultimo è di questi giorni, il Premio di Ischia, ma la raccolta è ampia: «Non ho tenuto il conto» scivola via.
 
Ma questo non vuol dire che non provi orgoglio per i risultati raggiunti dal suo giornale: a cominciare dai due milioni e mezzo di contatti quotidiani e da quel 28 per cento di ascolto in più rispetto all’anno scorso. «La nostra forza sta nella diversità, nel fatto che il pubblico ci vede come indipendenti dalla politica, nell’essere il giornale di riferimento della classe dirigente», assicura, aggiungendo che il dato d’ascolto sconta anche una tara Auditel, perché quei rilevamenti «in genere sottostimano i dati piccoli».
 
C’è chi vi accusa, però, di essere il tg dell’opposizione.
«Se è per questo c’è chi è arrivato a darci anche dei “sovversivi”. Ma noi diamo spazio a tutti, siamo equilibrati e sull’indipendenza continueremo a puntare. Chi se la prende, lo fa perché non siamo omologati alla maggioranza di turno, quando tutti invece lo sono. E poi abbiamo la fortuna di avere un editore che non è italiano».
 
Che fa concorrenza a Mediaset.
«Certo, c’è una sfida a tutto campo tra Sky Italia e loro. E, questa sfida, è una delle prove che dovremo affrontare prossimamente con il varo del canale all news targato Mediaset. Sarà sicuramente un prodotto fatto bene, che andrà a puntare sul nostro stesso target di pubblico, ovvero una fascia medio alta e giovane di età che va dai 18 ai 54 anni. Per questo dobbiamo migliorare».
 
In effetti Sky Tg24 è stato una forte novità nel linguaggio del’informazione televisiva italiana, qualcuno vi ha anche copiato un po’, eppure voi siete rimasti saldamente fedeli alla formula iniziale.
«Si, c’è chi ha preso a modello il nostro studio, i nostri colori caldi che puntano sui gialli e sui rossi. I tg generalisti sono tornati a fare servizi in diretta sul posto come facciamo noi da sempre, mentre prima, un po’ per motivi di budget un po’ per pigrizia, puntavano più che altro sui servizi confezionati».
 
Adesso, forse, è il caso di cambiare qualcosa?
«Puntiamo molto sulla tecnologia. Le finestre active, una delle nostre caratteristiche, aumenteranno da sei a otto. Entro l’anno affronteremo la sfida del 16:9 ed entro il prossimo ci sarà il passaggio all’alta definizione».
 
Ci sono grandi investimenti da parte di tutti i network su internet. E voi?
«Il nostro streaming sul web va benissimo ed è un punto di riferimento per gli italiani in tutto il mondo. Ma l’investimento che ci attende a breve è quello sulla telefonia mobile. Dal 10 maggio saremo su tutti gli iPhone che, faccio presente, in Italia sono due milioni e duecentomila. È già tutto sperimentato. Ci sarà la possibilità anche di accedere alle finestre active. Poi quando uscirà l’iPad saremo pure lì».
 
E il digitale terrestre? Dall’Europa potrebbero permettervi di sbarcare in forze sul dtt in tempi abbastanza ristretti.
«Intanto ci siamo già con il canale Cielo, che è partito in sordina anche per problemi di copertura».
 
In quel caso il tg sarebbe obbligato a cambiare, forse a puntare su conduttori non solo belli ma dal volto popolare?
«Questo assolutamente no. Questa scelta l’ho scartata subito quando siamo partiti e ho avuto ragione. Si è dimostrata vincente e i nostri ragazzi non hanno nulla da invidiare ai volti più noti del tg maggiori e, oltretutto ci hanno evitato di cadere nei difetti e nelle pigrizie generaliste: noi abbiamo conduttori che stanno in onda anche sei, sette ore. È vero: ci dicono spesso che sono belli».
 
Sicuramente più belli di quelli dei tg Rai e Mediaset.
«E’ vero. Ma una bella faccia aiuta. Quando li ho scelti, ho potuto farlo senza alcuna pressione e prima di tutto ho badato alla preparazione professionale. E i risultati, mi pare, che ci siano».
 
Marco Molendini
per "Il Messaggero"
(25/04/10)

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