Caso Saccà, Cappon: ''Non mi arrendo, anzi insisto''

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Fonte: La Repubblica

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Televisione
  giovedì, 17 luglio 2008
 00:00
Dottor Cappon, il consiglio Rai respinge la sua proposta di licenziare Sacca. Ha mai pensato di dimettersi? Lo farà?
«La mia proposta era giusta. E rivendico anche la correttezza dell'intera procedura che ho adottato sul caso, per quanto lunga e complessa. Sono amareggiato, certo, ma questa non è una vicenda personale. Qui viene inflitto un colpo letale alla Rai. Più che dimettermi, dunque, io insisterò, nell'interesse dell'azienda».
 
Insistere?
«Le violazioni disciplinari di Sacca sono accertate. Quindi comminerò la sanzione massima che è nei miei poteri: 10 giorni di sospensione dallo stipendio. Poi, la prossima settimana, chiederò ai consiglieri di trasferire Sacca ad altro incarico. Non può restare alla guida di Rai Fiction. C'è ormai una incompatibilità ambientale. Questa storia ha creato disagio in molti dirigenti. Manca la serenità perché i diversi settori aziendali possano collaborare».
 
I dirigenti a disagio sono il direttore di Rai Uno, Del Noce, che pure trasmette decine di fiction l'anno, e il responsabile delle Relazioni esterne, Paglia. Ma lei ha portato in consiglio anche la lettere di protesta di Marano, direttore di Rai Due.
«Non posso smentirlo».
 
La sua proposta di licenziare Sacca, direttore, non ha trovato neanche il voto di Sandro Curzi, consigliere di area progressista...
«Una sorpresa. Curzi ha indirizzato a Sacca, in consiglio, giudizi di segno diverso. Immagino che avrà buoni argomenti per motivare il suo voto».
 
Curzi contesta la sua gestione del caso. Lei ha sospeso Sacca a dicembre senza poi proporre alcuna soluzione fino a ieri. Anche il giudice del lavoro ha accusato la Rai di "non voler decidere".
«Noi abbiamo aperto un procedimento disciplinare mentre era già in corso un procedimento penale ai danni del dottor Saccà, a Napoli. Il binario disciplinare e quello penale sono distinti. Ma la nostra indagine disciplinare si alimentava dei documenti che la Procura di Napoli ci inviava, di volta in volta».
 
Le intercettazioni...
«Non solo quelle. Abbiamo ricevuto anche le deposizioni che molti manager aziendali hanno fatto davanti ai magistrati. I documenti più consistenti sono arrivati solo a maggio. Prima di allora, non sarebbe stato corretto decidere perché gli ultimi faldoni potevano contenere prove a carico oppure anche a discolpa di Saccà».
 
Lei parla di "colpo letale" alla Rai. Perché?
«Premetto che trovo le intercettazioni sgradevoli e invasive. Ma via via che queste arrivavano, dipingevano un quadro di assoluta gravità. Attenzione: nessun consigliere della Rai nega che questi fatti siano accaduti, e neanche Sacca li nega. A cambiare è il giudizio che si dà a questi eventi. E' la loro qualificazione...».
 
Come giudicano questi fatti i consiglieri che salvano Sacca?
«Ha presente l'opera di Mozart "Così fan tutte"? La difesa di Sacca si basa sul principio che la Rai sia un'azienda diversa dove certe azioni sono normali, comuni a tanti. Io nonsono d'accordo. Penso che anche un'azienda anomala debba avere le sue regole. Se accettiamo questa logica, allora dovremmo accettarla in futuro per ogni altro dirigente».
 
Avete proposto a Sacca una buonuscita perché andasse via?
«I suoi legali hanno mantenuto un filo di dialogo. Poi hanno chiuso a questa eventualità, di colpo».
 
E' successo ad aprile, dopo la vittoria di Berlusconi alle elezioni?
«Lei vede un nesso? E' un'interpretazione».
 
Lei pensa che il consigliere Urbani, Forza Italia, avrebbe dovuto astenersi dal votare? Le intercettazioni lo vedono protagonista...
«I fatti sono sotto gli occhi di tutti».
 
Aldo Fontanarossa
per "La Repubblica"

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