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RaiUno: ''Nel segno del comando'', tre speciali ritratti di SuperQuark

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Fonte: Digital-Sat (com.stampa)

Televisione

Per gli SPECIALI SUPERQUARK, Raiuno presenta NEL SEGNO DEL COMANDO -l’imperatore, il re, il grande samurai. Un programma di Piero Angela,  con  la collaborazione di Alberto Angela,  per la regia di Gabriele Cipollitti. Tre puntate in prima serata  per raccontare la storia  di   Nerone, discusso imperatore dell’Antica Roma - mercoledi’ 23 dicembre,  di Attila,  re degli Unni - mercoledi’ 30 dicembre e  del grande samurai Shogun -  martedì 5 gennaio 2010.

RaiUno: ''Nel segno del comando'', tre speciali ritratti di SuperQuarkPrima della conferenza sugli Speciali Superquark Nel segno del comando – Nerone, Attila, Shogun, Cecilia Cappelli  ha incontrato Piero Angela  e  Gabriele Cipollitti, regista storico degli Speciali di Superquark.

Piero Angela  - Il carisma di Nerone, Attila e Shogun: "Cos’e’ il carisma. Una volta c’era un tale che ha chiesto la definizione della geometria. Che cosa e’ la geometria? E’ quella cosa che gli esperti in geometria ritengono tale. In altre parole il carisma non puo’ avere una definizione. E’ una cosa che c’e o che non c’e. Per quanto riguarda questi  grandi capi militari e politici,  il carisma e’ importante pero’  il potere, la presa del potere e’  importante. In queste tre puntate si vedra’ come oguno di loro e’ asceso al  potere. Una volta non c’erano le elezioni, non c’erano le tribune parlamentari, i dibattiti dai quali poi emergeva l’uomo vincente. Li’,  chi aveva piu’ forza e’  quello che   prendeva il comando e  entrava nel segno del comando."

Gabriele Cipollitti – I nostri effetti speciali: "Siamo  in onda dal 1998, abbiamo perso il conto… Credo saremo arrivati a quaranta  Speciali Superquark in prima serata.  A proposito degli effetti speciali, ogni anno facciamo qualcosa di particolare. L’anno scorso abbiamo usato la Red camera,  quest’anno,  sul Mincio, abbiamo fatto la moltiplicazione degli Unni. E’ stata una esperienza molto importante, realizzata tutta internamente, con le potenzialita’ nostre, della Rai. E’ stato bellissimo. In una scena, vedrete, avevamo si e no 15 Unni:  questi 15 sono diventati centinaia di Unni. E’ il momento in cui dovrebbero attraversare il fiume Mincio per arrivare verso Roma ma, come sappiamo, poi verrano bloccati dal Papa."

LE SINOSSI DEI TRE SPECIALI:

NERONE, cronache da un Impero – in onda mercoledì 23 dicembre

Nerone, uno degli imperatori più discussi dell’Antica Roma. Un personaggio pieno di contraddizioni: un pazzo che leggenda vuole abbia incendiato la città, ma anche un ragazzo amante dell’arte e della bellezza; un despota megalomane e crudele, ma amato dal popolo per la riforma tributaria e monetaria, entrambe di sostegno ai meno abbienti.

RaiUno: ''Nel segno del comando'', tre speciali ritratti di SuperQuarkIl programma racconta la storia di Nerone dall’infanzia fino al suicidio finale e si avvale dello sceneggiato della Lux Vide, oltre che della presenza di ospiti in studio: il prof. Andrea Giardina, consulente storico della puntata, la prof.ssa Eva Cantarella e il gruppo musicale Synaulia, che ricostruisce gli strumenti dell’antica Roma.

La parte del leone la fanno le riprese della Domus Aurea, all’interno della quale si potranno ammirare la famosa Aula Ottagonale e la Sala della Volta Dorata, ma anche l’ultima scoperta sul Palatino: forse la base della famosa sala da pranzo rotante di Nerone.

E ancora: il Tempio di Venere, i Musei Capitolini, il Museo della Civiltà Romana, la Fattoria Romana di Boscoreale e suggestive riprese aeree, con ricostruzioni in computer graphic della parte centrale della Roma di epoca neroniana.

Alberto Angela ha visitato la cittadina natale di Nerone, Anzio, a pochi chilometri da Roma, dove si trova una sua famosa villa, i cui resti sul mare fanno intuire la scenografica bellezza del passato. Per finire con una curiosità che pochi conoscono: la vera sepoltura di Nerone.

Alcune curiosità

In 500 anni di storia dell’Impero Romano, su 76 Imperatori che si sono succeduti sul trono di Roma, ben 51 sono morti di morte violenta e solo 25 nel proprio letto.

Per scrivere sulla pergamena in epoca romana si utilizzava una canna tagliata in punta che si chiamava calamus, termine da cui deriva la parola calamaio. Per inchiostro si usava un liquido composto da acqua, nerofumo e gomma. L’epilessia, malattia da cui era afflitto Britannico (in greco significa attacco), era detta “la malattia degli dei”, perché gli attacchi epilettici incutevano paura e sembravano di origine soprannaturale. Era una malattia già nota presso i babilonesi, 3000 anni fa. Di attacchi epilettici hanno sofferto numerosi personaggi famosi tra i quali: San Paolo, Giovanna D’Arco, Alessandro Magno, Giulio Cesare, Dostoevskij e Caravaggio.

La decorazione diffusa dalla fine del ‘400, detta “a grottesche”, caratterizzata da figure fantastiche di piccole dimensioni, elementi naturali e geometrici abbozzati con tratto fine, trae ispirazione dalle decorazioni pittoriche della Domus Aurea. Gli ambienti ricchi di affreschi della Domus, infatti, apparivano ai primi visitatori rinascimentali delle grotte parzialmente piene di terra.

RaiUno: ''Nel segno del comando'', tre speciali ritratti di SuperQuarkL’Anfiteatro Flavio, detto Colosseo, prende nome dalla statua detta Colosso di Nerone, che era alta ben 35 metri. Ai tempi di Nerone l’area nella quale in epoca flavia sorse il Colosseo era occupata da un lago artificiale circondato da giardini di piante rare.

San Paolo (il suo vero nome: era Saul) era un cittadino romano (con il nome latino di Paulus) Probabilmente Paolo fu vittima della persecuzione neroniana successiva all’incendio di Roma. Fu decapitato, in un anno compreso tra il 64 e il 67, lungo la Via Laurentina; la testa, secondo la leggenda, rimbalzò tre volte al suolo, facendo sgorgare tre sorgenti e in quel luogo fu eretta l’abbazia delle tre fontane.

Nerone fu cremato e le sue ceneri sepolte nel sepolcro di famiglia – quello dei Domizi Enobarbi – sito presso l’attuale piazza del Popolo a Roma e lì rimasero fin dopo l’anno Millecento. Papa Pasquale II, memore delle persecuzioni ai cristiani, fece distruggere il sepolcro e ordinò che in quel luogo fosse eretta una cappella, trasformata successivamente nella chiesa di S. Maria del Popolo. Venne fatta circolare la voce che le ceneri di Nerone erano state trasferite lungo la via Cassia (dove esiste un monumento funerario ancora visibile, soprannominato “Tomba di Nerone”), ma in realtà è probabile che le ceneri siano state gettate nel Tevere al momento della distruzione del sepolcro

ATTILA, il cavallo e la spada – in onda mercoledì 30 dicembre

Attila, re degli Unni. Dei barbari che premevano alle porte dell’ impero, senz’altro il più famoso.
A capo di un’armata composta da tribù eterogenee, sfidò l’Impero Romano, ormai prossimo al disfacimento, e diviso tra Ravenna e Costantinopoli, devastando in lungo e in largo l’Europa del tempo, giungendo anche in Italia. Con la sua morte scomparve anche il suo impero. Anche per Attila, il racconto procede grazie ad uno sceneggiato, questa volta della serie Warriors della BBC.

RaiUno: ''Nel segno del comando'', tre speciali ritratti di SuperQuarkIn studio il prof. Alessandro Barbero, consulente della puntata. Le riprese esterne, oltre ai Musei di Budapest, che conservano tracce dei crani e degli ori degli Unni, sono state effettuate a Istanbul, l’antica Costantinopoli. Sulle sue antiche mura e nelle incredibili cisterne sotterranee ricche di colonne decorate.

Alberto Angela ha visitato Aquileia, importante città dell’impero romano investita dalla furia di Attila, in cui sono ancora visibili bellissimi mosaici. I mosaici straordinari di Galla Placidia e San Vitale, a Ravenna, vengono raccontati da Piero Angela con l’aiuto dei restauratori.

E ancora: sulle rive del Mincio, per ricostruire lo scontro degli Unni con i Romani e il leggendario incontro di Papa Leone I che a Governolo fermò Attila.

Alcune curiosita’

La grande mobilità degli Unni è stata possibile grazie ai cavalli tipici di quelle regioni: si tratta di animali di piccole dimensioni, adatti ai terreni sconnessi e in grado di sopravvivere nell’inospitale ambiente della steppa, con scarsa presenza di acqua e cibo. Gli esemplari più simili a quei cavalli sono, probabilmente, quelli ancora adesso allevati in Mongolia, dove l’abilità nel cavalcare è il frutto di una tecnica che si impara da bambini.

Gli Unni usavano la deformazione dei crani. Certamente questa usanza era dettata dalla moda del tempo, ma era una pratica dannosa per la salute. La deformazione infatti causava problemi alla vista, pressione alta e problemi di circolazione vascolare nel cervello.

Esiste uno strano parallelismo tra Attila e Gengis Khan; entrambi originari delle steppe asiatiche (in realtà Attila non era nato in Mongolia), entrambi a capo di torme di nomadi a cavallo, organizzati in grandi bande armate. Ed entrambi irresistibili nei loro attacchi e nei loro feroci saccheggi. Con alle spalle anche un delitto comune: l’omicidio del proprio fratello.

A Istanbul esiste una delle più grandi e belle cisterne d’epoca Romana: quella di Yerebatan. Misura in tutto circa 9 mila metri quadrati. La cosa più spettacolare è la selva di colonne (336), che sorreggono il soffitto e il palazzo soprastante. Questa cisterna poteva contenere quasi 100.000 metri cubi di acqua e riforniva tra l’altro Santa Sofia.

RaiUno: ''Nel segno del comando'', tre speciali ritratti di SuperQuarkNel Museo Nazionale Archeologico di Aquileia si trova forse la testimonianza più viva dell’attacco degli Unni alla città. E’ un lampadario di bronzo di 70 cm di diametro, che doveva essere appeso davanti alla Basilica sul soffitto di un quadriportico.

Gli archeologi lo hanno ritrovato sul pavimento sommerso dai carboni di un grande incendio – certamente quello di Attila – che aveva provocato il crollo della Basilica. Il fatto curioso è che questo lampadario di bronzo era già sopravvissuto ad un altro saccheggio, quello dei Goti di Alarico, che poi saccheggiarono Roma.

La figura di Attila non è ricordata sempre in modo negativo. Ad esempio, nella Canzone dei Nibelunghi, si favoleggia della corte regale di Attila e di un suo mitico castello che sarebbe sorto nel quartiere Òbuda alla periferia di Budapest. In Ungheria Attila è considerato un re importante e molte persone portano il suo nome; ci sono strade a lui intitolate; uno dei più amati poeti ungheresi del 900 è Attila Iòsef; anche il principe magiaro Arpàd si considerava erede diretto di Attila. C’è una curiosità che riguarda anche l’Italia: Attila ha ispirato persino Giuseppe Verdi che gli ha dedicato un’opera di carattere risorgimentale, rappresentata trionfalmente nel 1846.

La tomba di Attila rimane ancora un mistero. Attila volle essere sepolto in un luogo segreto, affinché la sua tomba non fosse profanata. Secondo la leggenda il suo corpo si troverebbe all’interno di una bara d’oro, a sua volta contenuta in una bara d’argento, racchiusa infine in una di bronzo. La leggenda dice anche che solo pochi fedelissimi furono presenti all’inumazione, e che il terreno venne calpestato lungamente dai cavalli, in modo da nascondere le tracce della sepoltura. Secondo altri, fu addirittura deviato il corso di un torrente per scavare la tomba in modo che il corso d’acqua la ricoprisse poi per sempre.

SHOGUN, il Grande Samurai – in onda martedì 5 gennaio

Shogun è la storia del Grande Samurai che nel 1600 riunificò il Giappone, diviso allora in una miriade di clan, diventando di fatto il capo incontrastato del paese, dopo la sanguinosa battaglia di Sekigahara. Si chiamava Ieyasu Tokugawa, e i suoi discendenti erediteranno questo potere assoluto fino agli ultimi decenni dell’800, quando il Giappone uscì dal suo lungo isolamento aprendosi al mondo moderno.

Ieyasu TokugawaLe troupe degli Speciali SuperQuark si sono recate in varie città antiche del Giappone per raccontare questa storia, aiutandosi con la fiction realizzata dalla BBC sulla vita del famoso Samurai.

Alberto Angela ha seguito la costruzione di una katana, la famosa spada dei samurai, realizzata da uno dei pochissimi artigiani in grado di replicare gli antichi procedimenti.

In studio il Prof. Franco Mazzei parlerà dell’influenza di quello che è stato definito il “Medioevo giapponese” sulle tradizioni e i valori del Giappone di oggi. Piero Angela ha intervistato in Giappone il discendente diretto di Ieyasu Tokugawa, una geisha, un maestro di kendo e un attore di teatro kabuki.

Alcune curiosità

Il sistema di potere in Giappone sin dal secolo XII° era di tipo feudale. A parte la corte imperiale, il potere effettivo era sotto lo Shogun, comandante supremo, poi esisteva la casta formata dai signori feudali. Questi ultimi erano divisi in famiglie e clan e spesso in guerra fra loro. Per difendere se stessi e le proprie terre, si servivano di guerrieri, i Samurai, il cui nome significa attendenti, che nei secoli diventano una classe potente ed ereditaria. Durante lo shogunato dei Tokugawa la società era strutturata in rigidi ordini sociali: i samurai, i contadini, gli artigiani e i mercanti. C’è poi il clero, che includeva anche gli uomini di cultura e che aveva un ruolo importante. I servizi segreti, come li chiameremmo oggi, erano invece affidati ai guerrieri Ninjia. Le persone che praticavano lavori legati al sangue e alla morte, come il becchino, il boia o le levatrici, come i vagabondi e le prostitute, venivano chiamati Hinin ed esclusi dalla società venendo obbligati a vivere in veri e propri ghetti.

I Samurai dovevano attenersi ad un rigido codice d’onore “il bushido” cioè “la via del guerriero”, in parte ispirato a regole del buddismo zen, come la sopportazione, la dedizione fino alla morte, la sincerità assoluta. I samurai indossavano vesti, e portavano stendardi con simboli e colori distintivi dell’appartenenza al proprio clan. Usavano almeno due spade di dimensioni differenti.

Il Kendo: nonostante i samurai siano scomparsi, tantissimi giapponesi di oggi hanno ripreso a scontrarsi in combattimenti rituali analoghi a quelli medioevali. I nuovi samurai sono impiegati, dirigenti, funzionari, che vengono qui in questa antica palestra ad affrontarsi a bastonate. È il cosiddetto Kendo.

L’Imperatore del Giappone è l’unico nel mondo ad avere ancora questo titolo, anche se il suo ruolo è limitato, dalla Costituzione del 1947, a funzioni diplomatiche e di rappresentanza, e non è più Monarca di natura divina com’era nel passato. La battaglia di Sekigahara fu una delle più imponenti della storia e dal campo di battaglia dove avvenne emergono ancora oggi frammenti metallici, punte di lancia o pallottole.

La Geisha: In un Paese dalle forti tradizioni come il Giappone, la figura della Geisha è una delle più rappresentative. Il nome Geisha significa esperta d’arte, intesa in senso ampio. Per diventare Geishe bisogna affrontare un percorso formativo difficile che inizia in adolescenza e dura alcuni anni. Le scuole più importanti sono a Kyoto e le regole educative non sono cambiate nel tempo.

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